LE OPINIONI

Addio Mimì, e grazie per la lotta a favore dei più deboli

Il commosso ricordo di Domenico Savio da parte dell’ex europarlamentare Franco Iacono: due esistenze trascorse su fronti diversi ma non opposti ma anche una grande amicizia familiare

DI FRANCO IACONO

È morto Mimì Savio. Un grande dolore. Una vita, la nostra, su fronti diversi, non necessariamente opposti. Ma una vita anche di amicizia familiare. I suoi genitori, Gabriella e Gennaro, coltivavano un terreno proprio di fronte alla nostra casa natia, a via Zappino. E fra i nostri genitori c’era una bella amicizia, temprata dal comune, duro, lavoro della terra. Noi due, poco più che bambini, ci incontravamo anche quando andavamo a vendere la frutta a Casamicciola, a Piazza Bagni – centro del turismo termale di tutta l’isola -. Lui con mamma Gabriella, io da solo ma “coccolato” e guidato dalle tante donne che andavano, a piedi, a Casamicciola con un cesto sempre sopra i 40 kg in testa, con il “tortiello” a reggerlo, partendo da Forio, percorrendo la via Borbonica, mai dopo le 4 del mattino. Poi la scuola e quindi il lavoro al Jolly. Comunista, subito, forgiato dalla “testimonianza” coraggiosa di papà Gennaro e dei suoi pochi compagni: Salvatore e’ Renzier’, Nicola D’Ambra, Peppe Matarese, Nicola Monti – “U’ Compagno” – padre di Franco Monti. Nella loro umiltà si affidarono a Maurizio Valenzi, allora senatore comunista del nostro collegio, che capeggio la lista del PCI nelle amministrative del novembre del ’64, ottenendo ben 3 consiglieri comunali. Nel tempo in consiglio comunale arrivò Mimì con la sua carica rivoluzionaria e si crearono belle occasioni di collaborazione, sempre in opposizione alla DC. Quando per “rappresaglia” fu licenziato dalla Jolly Hotels, dove lavorava alla reception, io ero al Banco di Napoli e insieme ad altri del sindacato di tutta l’isola organizzammo uno sciopero di solidarietà. Inutilmente.

Mimì, licenziato, non si perse d’animo, né abbandonò la trincea, anzi!, e cominciò una nuova vita di lavoro. Non soddisfatto da quella che riteneva una svolta “revisionista” del PCI di quegli anni, fondò un suo partito, Marxista-Leninista, di cui divenne Segretario Generale e nel tempo tornò in consiglio comunale. Fu alla testa di molte iniziative, sempre dalla parte dei più deboli e dei meno fortunati. Quando lo incontravo, anche di recente, gli dicevo amichevolmente: “Mimì, in questa vita, non ce l’abbiamo fatta per la Rivoluzione. Speriamo nell’altra!”

È già l’immagino a “battagliare” con San Pietro per l’assegnazione dei posti in Paradiso – si, in Paradiso -, secondo la versione dantesca dell’Aldilà. Ma forse nell’altro mondo il buon Dio, che avrà certamente incontrato nonostante fosse coerentemente ateo, avrà creato un universo di Giustizia, di Amore, di Eguaglianza, per cui della Rivoluzione, per assicurare diritti civili e sociali, non ci sarà bisogno.

Grazie, Mimì, per il tuo impegno e per la tua testimonianza nel segno della lotta per il riscatto della classe operaia, dei più deboli, dei più umili. Contro il capitalismo di rapina e di sopraffazione.

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Addio Mimì, la terra ti sia lieve.

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