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Scavò tra le maceria del sisma, addio a Rocky

Si è spenta l’unità cinofila dei vigili del fuoco che ha operato in svariate operazioni: lo ricordiamo per la sua presenza tra le macerie di Casamicciola dopo il terremoto del 21 agosto 2017. Proprio in quell’anno Rocky ricevette il Fiorino d’Oro come riconoscimento alla sua attività

È tra le macerie di Ischia che in molti lo ricordano per la prima volta. Le zampe affondate nella polvere, il muso teso a intercettare odori impercettibili, mentre l’isola ferita cercava risposte e speranza dopo il terremoto che colpì Casamicciola nel 2017. Rocky non era un semplice cane da soccorso: era parte integrante di una squadra, un punto di riferimento silenzioso nelle ore più drammatiche dell’emergenza. Accanto al suo conduttore, il vigile del fuoco Fabrizio Veraci, Rocky lavorò senza sosta tra i crolli, contribuendo alle operazioni di ricerca in uno dei momenti più difficili per l’isola. Giorno e notte, senza mai arretrare, seguiva l’istinto affinato da anni di addestramento, trasformando ogni segnalazione in una possibilità concreta di salvezza. Un impegno che ha lasciato un segno profondo nella memoria di chi ha vissuto quelle ore e che oggi torna con forza nel giorno del suo addio. Rocky si è spento nei giorni scorsi all’età di 14 anni e mezzo. Da alcuni mesi era affaticato, poi le condizioni si sono progressivamente aggravate fino all’ultimo saluto. Per quattordici anni ha condiviso ogni momento della sua vita operativa con Veraci, in servizio nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco dal 1993. Un rapporto che andava ben oltre il lavoro: convivenza quotidiana, fiducia assoluta, intesa fatta di sguardi e gesti minimi. «Era come un collega», racconta il suo conduttore, ricordando un legame costruito sul campo, intervento dopo intervento.

Nato nel 2011, Rocky iniziò l’addestramento poco più che cucciolo. A due anni era già operativo e da allora non si è più fermato. Le sue missioni lo hanno portato nelle ferite più profonde del Paese: dai terremoti di Amatrice e Norcia alla tragedia di Rigopiano, dove scavò tra neve e macerie alla ricerca di superstiti, fino al crollo di una palazzina a Napoli e alle ricerche di persone disperse nei boschi. Ogni intervento una corsa contro il tempo, ogni traccia un filo sottile di speranza. Nel 2017 arrivò anche il riconoscimento ufficiale per quel lavoro instancabile. A Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, Rocky ricevette il Fiorino d’Oro insieme agli uomini e alle donne dell’Usar Toscana e dell’unità cinofila intervenuti a Rigopiano. Un premio simbolico, perché Rocky non conosceva il valore delle medaglie. Conosceva però la fatica, la concentrazione, la determinazione di tornare a scavare ancora, sempre. A chi ha lavorato con lui resta l’immagine di un cane capace di trasformare l’addestramento in dedizione assoluta. A Ischia, come altrove, Rocky ha rappresentato una presenza silenziosa ma fondamentale, una di quelle che non fanno rumore ma lasciano un’impronta profonda. Oggi quell’impronta rimane nella memoria dell’isola e di tutti coloro che, in mezzo alle macerie, hanno visto in lui una speranza concreta.

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