CRONACAPRIMO PIANO

Adesso finiamola qui, la protesta si sposti a Roma

Scarsa partecipazione alla terza manifestazione di protesta dei lavoratori stagionali, appena un centinaio ieri mattina è sceso in piazza a Ischia. Clima più “tiepido” e carenza di nuovi argomenti inducono a una riflessione: non è il caso di andare a stanare il “nemico” a casa sua?

Se due indizi non possono fare una prova, tre sono decisamente sufficienti. E rendono l’idea che una battaglia sacrosanta va sicuramente continuata ma forse con modalità e tempi diversi. Inutile continuare a riunirsi sull’isola, per ripetersi sempre (più o meno) le stesse cose e forse non è più il caso di farlo adesso in cui il popolo degli stagionali pian piano comincia a trovare occupazione, anche se con una stagione più corta rispetto agli altri anni e con l’handicap che in molti potrebbero rimanere disoccupati a causa delle attività che non riapriranno i battenti nel 2020.

Ma la terza manifestazione di protesta che è andata in scena ieri mattina ad Ischia, nella cornice di Piazza Antica Reggia, sia detto con tutto il rispetto, è apparsa “stanca”. I presenti, nel momento di massimo afflusso – con la presenza dei vigili urbani e soprattutto di una folta rappresentanza degli agenti del commissariato di polizia di Ischia, con in testa il vicequestore Maria Antonietta Ferrara – non sono arrivati a 150 unità, e soprattutto dal punto di vista dei contenuti il dibattito e gli interventi dall’improvvisato ma efficace palco non hanno portato nulla di nuovo, nulla che già non fosse a conoscenza dei lavoratori e dei cronisti accorsi sul posto.

E allora la sensazione è che forse sarebbe il caso di organizzare (magari anche con gli stagionali di altre località italiane che se la passano come Ischia, e certo non sono poche) manifestazioni di protesta laddove ci sono i palazzi della politica, Roma in primis. Nel frattempo, vedremo se e quanti muoveranno alla volta di Napoli, dove il 23 giugno è in programma una nuova manifestazione di protesta all’esterno della sede della giunta regionale della Campania. Ma sotto questo aspetto le parole di Gennaro Savio non promettevano nulla di buono: «Certo siamo in pochi qui questa mattina, difficile pensare che riusciremo ad essere in tanti in terraferma». Una osservazione sulla quale, a onor del vero, c’è ben poco da obiettare.

I contenuti, dicevamo. In primis è stato fatto osservare il numero di partecipanti esiguo alla manifestazione, anche se un elemento parziale di consolazione ha voluto essere il fatto che c’è anche chi ha ripreso a lavorare. Poi la dignità dei dipendenti che più che mai in un momento del genere non deve essere calpestata: la crisi, ha osservato Savio dal palco (e non è stato l’unico) non deve autorizzare i datori di lavoro a cavalcare l’onda dello “sfruttamento” delle maestranze, costrette comunque a dover mettere il piatto a tavola e quindi più facilmente “ricattabili” in un momento del genere. Poi, sempre relativamente alla presenza non massiccia di cittadini in piazza, anche accuse a chi ha fatto pressioni perché la gente rimanesse a casa, ma qualche critica anche ai propri colleghi che si ostinano a non volerci mettere la faccia: d’altro canto, se l’isola annovera diecimila stagionali e a questi appuntamenti – a più riprese – non hanno mai partecipato in più di trecento, un motivo ci deve pur essere.

Nel mirino poi è finito inevitabilmente anche il sindaco d’Ischia Enzo Ferrandino, colpevole secondo il Comitato di Lotta degli Stagionali, di aver stanziato la somma di un milione e seicentomila euro come Comune con una serie di bonus destinate alle aziende e imprese che assumeranno lavoratori per almeno quattro mesi e non contributi diretti ai lavoratori stessi. Ma globalmente, lo ripetiamo, la sensazione è stata quella di trovarsi dinanzi a un film già visto e per giunta – stante l’assenza della politica – anche a una mancanza di contraddittorio, pluralità di voci e dunque dibattito più “frizzante”. E non a caso, a rendere il quadro della situazione ancor più esaustivo, applausi, fischi e cori sono stati decisamente in tono minore rispetto ai primi due appuntamenti di piazza.

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Ma al netto di queste considerazioni, non si può fare a meno di osservare che fino a quando dal punto di vista mediatico (anche e soprattutto lontano dall’isola) questo tipo di manifestazioni tengono accesi i riflettori sul dramma dei lavoratori stagionali, molti dei quali non hanno ancora ricevuto alcuna forma di bonus o aiuto a seguito dell’emergenza coronavirus (anche se pare che in diversi casi la situazione si sia finalmente sbloccata), allora ben vengano. Ma se il nemico, quello vero, si annida a Roma, scusateci se siamo ripetitivi ma è arrivata l’ora di andare a stanarlo a casa sua. Non vi pare?

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Foto Giovan Giuseppe Lubrano

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