CULTURA & SOCIETA'

Aenaria, sabato tocca a Colella e “Icaro Caduto”

Nuovo appuntamento al Polifunzionale con uno spettacolo di livello assoluto portato in scena dalla compagnia Armamaxa Teatro con la regia di Enrico Messina: sipario alle ore 21

Sabato 7 dicembre continua Ænaria | Festa delle arti performativecon uno spettacolo di livello assoluto: la potenza attoriale e la forza evocativa di Gaetano Colella in “Icaro caduto” con la compagnia Armamaxa Teatro. La regia è di Enrico Messina. Il sipario è come sempre alle 21.00. Uno spettacolo davvero di altissimo spessore che dà la cifra del livello raggiunto quest’anno da Ænaria e dal Teatro Polifunzionale, grazie agli sforzi dell’Associazione Amici del Teatro. La storia è leggenda: Icaro precipita in mare dopo essere fuggito con suo padre Dedalo dallabirinto, a Creta. Le ali artificiali costruite dal padre, tenute con la cera, si sfaldano non appena ilgiovane si avvicina al sole del primo mattino. Il padre disperato, dopo averlo cercato a lungo, sirifugia in Sicilia e tutti, proprio tutti, parleranno del giovane Icaro alludendo alla morale dellafavola: non ci si avvicina così spudoratamente al sole, non bisogna volare alto, non si deve sfidarela parola del padre.

Lo spettacolo racconta quello che segue la funesta caduta: Icaro, dopo lo schianto, non muore.Precipitato nel mare profondo ritorna a galla privo di sensi. Un pescatore lo raccoglie e lo porta acasa sua, da sua moglie. Insieme si prendono cura di lui, del piccolo ‘angelo’ cascato dal cielo, che sulle spalle aveva ancora delle penne, che aveva tutto il corpo fratturato, che a lungo non ha fattoaltro che dormire e restare muto. Qui cresce Icaro, in una famiglia pugliese che lo osserva, lonutre, lo accudisce. Intorno a lui pullula un villaggio di gente curiosa di vedere da vicino com’èfatto unangelo del cielo. Alcuni ci vanno per chiedere una grazia, altri per pura curiosità, altriancora fanno la fina alla sua porta per osservare da vicino la sua deformità. E quando finalmente ilgiovanotto riapre gli occhi e parla, nel giubilo generale, nessuno si accorge della rabbia che cova inpetto. Il suo corpo deforme porta i segni dello schianto, la sua memoria è ancora fresca, nonostantesiano passati alcuni anni. Che fine ha fatto sua madre, che ogni giorno si recava alle porte dellabirinto per gridare il suo nome e pregava Minosse che gli restituisse il figlio? E soprattutto dov’èadesso suo padre, il geniale Dedalo che ha sempre avuto attenzioni per tutti tranne che per lui,che da sempre ha preferito dedicarsi alle sue invenzioni invece che a suo figlio? Icaro non ha piùdubbi: non appena riuscirà a camminare raggiungerà la Sicilia e troverà suo padre.

L’autore e attore Gaetano Colella dichiara: “Icaro Caduto racconta il complesso, delicato e meraviglioso rapporto che lega un padre a un figlio, meglioancora: un figlio a un padre. Ho immaginato quindi che Icaro volontariamente abbia cercato di far fallire ilprogetto del padre, avvicinandosi al sole per compiere un doppio intento: far fallire il progetto del padre edesprimere finalmente se stesso. Come fanno i figli quando intendono con decisione far comprendere che è ilmomento di lasciarli andare. Come abbiamo fatto tutti noi quando abbiamo deciso che era il momento direcidere ogni legame col nostro padre e con la nostra madre. Uccidere quella cosa che ci unisce, che ci tienelegati a loro. Tradire. Ho preso a pretesto le due figure leggendarie di Dedalo e di Icaro perché servivanoperfettamente al racconto che volevo costruire e ho guardato le loro vite, le loro storie, i loro dolori;attraverso il racconto li ho resi tridimensionali, li ho staccati dal mito per poter raccontare una storia senzatempo, mitologica. Ho scritto il testo mescolando diversi linguaggi: da un lato la lingua pugliese, il dialettoitalianizzato che uso spesso nei miei spettacoli, e che mi da accesso ad un universo identitario delle origini; dall’altro una lingua pulita, in endecasillabi a rima alternata, che richiama il classico nella sua forma nobile.Non si tratta di un endecasillabo poetico, ma in prosa. E’ sempre comprensibile, e può essere letto anchesenza rispettare la metrica. Tuttavia è una lingua che sentivo giusta per esprimere l’universo della fiaba edel mito al quale mi accostavo: per rispettarlo, per raccontarlo senza tradirlo.”

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