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Aggressione ai poliziotti per la demolizione, arriva la prescrizione

Finisce con la prescrizione la lunga vicenda giudiziaria legata ai presunti contrasti  tra cittadini e forze dell’ordine durante le opere di demolizione di un fabbricato a via Montecito. I fatti risalgono agli inizi del 2010, precisamente al 28 gennaio, ed ebbero notevole risalto mediatico non soltanto nel contesto isolano, ma anche a livello nazionale. Si parlò di “guerriglia” e di “barricate”, di vera e propria rivolta dei cittadini, lanciati a difesa dei tanti manufatti abusivi presenti sull’isola, propagando l’ormai logoro refrain che dipinge Ischia come patria dell’abusivismo edilizio. Nel dramma di un residente che si vedeva abbattere l’abitazione dalle ruspe, confluivano tensioni e contraddizioni che vengono da lontano, e che tuttora caratterizzano un problema pluridecennali. Erano i tempi in cui Nel caso in questione, alcuni manifestanti si erano frapposti tra la zona dove sorgeva la villetta e le forze dell’ordine chiamate a sgomberare l’area dove, nel tardo pomeriggio, sarebbero arrivate le ruspe per eseguire le operazioni abbattimento. È in quella fase che, durante la “carica” della polizia, sarebbero avvenute alcune “frizioni” con i manifestanti, compreso il lancio di oggetti: il bilancio fu di alcuni agenti feriti, con prognosi di qualche giorno.

Il processo si basa proprio sulle accuse rivolte nei confronti di nove manifestanti: Domenico Cirillo, Giuseppina Di Iorio, Michele De Siano, Raffaele Di Scala, Giovanni Polucci Sabbioni, Vincenzo Telese,  Giuseppe Vespoli, Marco Vespoli e Carmine Verde.  Più precisamente, per i nove imputati erano due i capi d’accusa. Il primo era quello di resistenza  e minaccia a pubblico ufficiale perché, come recitava il decreto di rinvio a giudizio «in concorso tra loro, usavano violenza nei confronti dell’Agente Cortese Francesco  e degli agenti Peluso Luigi, Musco Pasquale, Massaro Davide, Giove Giuseppe e Quintavalle al fine di opporsi ai predetti mentre compivano un atto del proprio ufficio consistito nel dare esecuzione all’ordinanza di demolizione emessa dalla procura della Repubblica di Napoli – V Sezione – in data 29 dicembre 2009 in relazione all’immobile sito in Casamicciola Terme alla via Montecito di proprietà di Impagliazzo Michele Leonardo». Il secondo capo d’accusa era quella di lesioni personali provocate ai componenti delle forze di polizia «perché, al fine di commettere il reato di cui al capo che precede, usavano violenza nei confronti dell’agente Cortese Francesco  e degli agenti Peluso Luigi, Musco Pasquale, Massaro Davide, Giove Giuseppe e Quintavalle Francesco cagionando loro lesioni personali come da referti medici in atti».

Tuttavia, come alcuni ricorderanno, anche il processo ha avuto uno svolgimento laborioso e tormentato, in quanto tre anni fa il Tribunale annullò il primo rinvio a giudizio degli indagati, accogliendo le istanze della difesa. In sostanza, quando si conclusero le indagini preliminari, non venne garantito il diritto degli accusati a sottoporsi all’interrogatorio per spiegare e chiarire quello che avvenne in quella concitata giornata di gennaio di otto anni fa. Con l’annullamento disposto dal Tribunale, gli atti tornarono all’ufficio del pubblico ministero, che a quel punto, con già un lustro trascorso dai fatti, si trovò a dover compiere nel più breve tempo possibile le procedure necessarie per ottenere un regolare rinvio a giudizio degli accusati, rispettando anche la garanzia d’interrogatorio.

Viste le premesse, il processo iniziò in pratica a meno di due anni dal compimento del periodo necessario per la dichiarazione della prescrizione, per poi trascinarsi fino a ieri, quando il giudice ha appunto posto termine alla vicenda. Prima, però, vi è stato spazio per la discussione finale e le conclusioni degli avvocati della difesa presenti in aula: Cristiano Rossetti, Paolo Rizzotto, Michelangelo Morgera, Bruno Granito, Alberto Mattera. I penalisti hanno chiesto l’assoluzione nel merito dei propri assistiti per non aver commesso il fatto, in quanto dall’istruttoria non era emersa in alcun modo la penale responsabilità dei nove imputati. Nella ricostruzione dei fatti prospettata dalle deposizioni dei poliziotti era stata delineata una situazione di grande tensione tra forze dell’ordine e la massa quasi indistinta di manifestanti, durante la quale alcuni oggetti erano stati lanciati, ma non c’è stata mai alcuna prova che a effettuare tali lanci fossero stati proprio i nove imputati, verso i quali tra l’altro non si è mai proceduto a un riconoscimento. Uno scenario dunque lontano, lontanissimo dal provarne la penale responsabilità al di là di ogni ragionevole dubbio. Il giudice tuttavia ha preferito porre fine alla vicenda dichiarando estinto il processo per l’intervenuta prescrizione.

Francesco Ferrandino

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