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CRONACA

Al Rizzoli spunta l’infermiere “negazionista”

Il dipendente della Asl ha postato sui suoi canali social un post lamentando l’inefficacia del vaccino, prima di rimuoverlo di lì a poco

Anche il Rizzoli ha il suo infermiere negazionista. Così ieri un uomo che lavora presso l’ospedale isolano di Lacco Ameno ha pubblicato un post sui social con una tesi ‘negazionista’. In poco tempo il messaggio è scomparso dai social. Questo il testo del post: «Tempo necessario per sviluppare un vaccino stabile ed efficace: polio: 1908 – 1955 (47 anni); pertossse: 1906 – 1948 (42 anni); varicella: 1953 – 1995 (42 anni); morbillo: 1953 – 1963 (10 anni) – epatite b: 1965 – 1981 (16 anni); rotavirus: 1973 – 2006 (33 anni);hiv :1984 – tutt’ora inesistente, dopo 37 anni di “ricerche”; papillonavirus: 1984 2006 (22 anni); hcv : 1970 – tutt’ora inesistente dopo 50 anni di “ricerche” (87 ani se considerando dalla scoperta dell’hepatite virus generico); vaiolo : 1798 – 1980 ( 182 anni); c.o.v.id-19 : 2020 2020 (circa 10 mesi.)».

Ed ancora: «Quindi ricapitolando: «Meno di un anno avrebbero messo a punto un vaccino totalmente innovativo (terapia genica sperimentale) efficace e sicuro contro tutte le possibili varianti di un fantomatico coronavirus pressoché “sconosciuto”, che a tutt’oggi non è mai stato effettivamente isolato neppure nella sua variante originaria…». Il messaggio termina con i puntini sospensivi e due emoticon che ritraggono faccine perplesse. Ma la perplessità non dovrebbe esserci in chi lavora in prima linea nella lotta contro il Covid. Non è dato sapere se l’infermiere del Rizzoli ha accettato la somministrazione del vaccino o ha scelto di non farla. Intanto a Brindisi il presidente dell’ordine dei medici , ha scritto una lettera al direttore generale della Asl di Brindisi per chiedere quali decisioni intenda assumere nei confronti dei medici, ma anche degli operatori sanitari in generale, che hanno deciso di non fare il vaccino anti Covid nonostante stiano a contatto con i pazienti. Insomma il presidente dell’ordine ha chiesto, in particolar modo al personale sanitario ospedaliero, di prendere una posizione. Il medico ha chiesto «per garantire la sicurezza delle cure ai pazienti, in particolar modo a quelli ospedalieri, sarebbero necessario assumere dei provvedimenti. Un paziente prima di essere ricoverato in un reparto viene sottoposto a tampone, e non sarebbe giusto che questi venisse poi contagiato da un medico o altro operatore che hanno scelto di non fare il vaccino». In Germania, invece, in uno dei land tedeschi più colpiti dal Covid-19, Sassonia-Anhalt, ben sette infermieri di un servizio a domicilio (Pflegedienst) per anziani a Dessau sono stati licenziati perché si sono rifiutati di farsi vaccinare. In Italia ed in particolare in Campania non sono ancora stati registrati questi provvedimenti ma da parte di chi lotta in prima linea, ormai da un anno, contro il Covid, è quantomeno ‘antipatico’ registrare posizioni critiche e/o negazioniste sul vaccino. Tutti coloro che lavorano nell’ambito medico e nell’assistenza infermieristica dovrebbero avere abbastanza buon senso da sapere che la vaccinazione è importante e che deve essere fatta. Senza se e senza ma.

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