Al via la demolizione della chiesa di San Giuseppe al Fango
Oltre tre secoli di storia tra terremoti, ricostruzioni e memoria. Fondata nel 1714 dalla famiglia Verde, più volte abbattuta e ricostruita. Il sisma del 2017 ne ha segnato il destino definitivo. Interdizione al traffico nel tratto di Via Borbonica al confine tra Lacco, Casamicciola e Forio

Con l’avvio delle operazioni di demolizione della chiesa di San Giuseppe al Fango si chiude una pagina lunga oltre 310 anni della storia dell’isola d’Ischia. Un edificio modesto nelle dimensioni, ma carico di significati, che per secoli ha rappresentato un punto di riferimento religioso e identitario per una comunità abituata a convivere con la fragilità del territorio. La chiesa fu fondata nel 1714 dalla famiglia Verde di Forio, in una zona allora marginale, ma strategica, lungo l’antica Via Borbonica, oggi asse viario di confine tra Lacco Ameno, Casamicciola Terme e Forio. Nel corso del tempo l’edificio ha subito crolli, demolizioni e ricostruzioni, seguendo il destino di un’area più volte colpita da eventi sismici. Del complesso originario restano oggi poche ma preziose testimonianze: il portale in pietra lavica del Settecento, severo ed essenziale, e l’altare in marmi policromi dell’Ottocento, segni di una stratificazione storica che racconta secoli di fede, sacrifici e rinascite.
Il terremoto del 21 agosto 2017 ha rappresentato l’evento decisivo. Le gravi lesioni riportate dall’edificio hanno portato all’inserimento della chiesa nel piano di demolizione post-sisma, un programma che mira non solo alla messa in sicurezza, ma anche alla ridefinizione della viabilità e del tessuto urbano di uno dei tratti più delicati dell’isola. In questi giorni la Polizia Municipale ha disposto un’ordinanza di interdizione al traffico, che interessa il tratto stradale a cavallo tra Casamicciola e il versante verso Forio, per consentire lo svolgimento dei lavori in condizioni di sicurezza. Una misura che incide sulla quotidianità dei residenti, ma ritenuta necessaria in una fase tanto delicata. Sul futuro dell’area restano aperte tre ipotesi progettuali, attualmente al vaglio, che dovranno tenere insieme esigenze di sicurezza, mobilità e tutela della memoria storica. La demolizione della chiesa di San Giuseppe diventa così simbolo di una ricostruzione complessa, in cui il progresso si confronta con il rischio di perdere tracce importanti dell’identità locale. Mentre le ruspe avanzano, resta il valore di ciò che San Giuseppe al Fango ha rappresentato: una chiesa di confine, geografico e simbolico, sopravvissuta ai secoli e ai terremoti, oggi consegnata alla storia. Con la speranza che la ricostruzione sappia guardare avanti senza cancellare il passato.




