CULTURA & SOCIETA'

Al via ‘REMARE’, pescatori e Aree Marine Protette della Campania uniti nella lotta contro i rifiuti

Oltre 50mila ettari marini interessati, da Ischia alla Costiera e fino al Cilento. 15 porti di partenza e più di 500 imbarcazioni a pesca di immondizia. Una grande rete per fermare uno dei più grandi scempi ambientali. Obiettivo raccogliere tonnellate di rifiuti ma anche sensibilizzare pescatori e cittadini nei confronti di un'emergenza da affrontare senza più indugi  

Un’alleanza tra pescatori e Aree Marine Protette della Campania per liberare il mare dai rifiuti. Unendo gli sforzi per salvare un ecosistema in perenne pericolo. E’ stato presentato giovedì scorso, Villa Matarazzo nel Comune di Santa Maria di Castellabate, il progetto “REMARE”, finanziato dalla Regione Campania con fondi europei che vede in campo le quattro aree marine protette della Regione insieme a 5 associazioni di categoria della pesca per ripulire i nostri specchi d’acqua dai rifiuti e, al tempo stesso, sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle questioni più spinose che riguardano la salvaguardia e la tutela dell’ambiente.

L’iniziativa, patrocinata dal Ministero delle politiche agricole e forestali, prevede l’utilizzo delle imbarcazioni da pesca per raccogliere rifiuti in mare, una pratica che già da qualche tempo si sta diffondendo lungo le coste italiane, ma la sinergia con le aree marine e le associazioni di pescatori rappresenta una assoluta novità nel panorama nazionale.
Scenderanno in campo, anzi, in acqua, centinaia di pescherecci che, oltre alle quotidiane attività di pesca, recupereranno rifiuti su un’area di circa 50mila ettari marini, dal Cilento alla Penisola Sorrentina, dalla Costiera Amalfitana fino alle isole di Ischia e Procida. Una grande operazione di pulizia e una campagna di promozione e sensibilizzazione con il coinvolgimento in primis dei pescatori e poi delle comunità interessate. L’Area Marina Protetta di Punta Campanella è capofila del progetto. Le Amp Regno di Nettuno e il Parco Nazionale del Cilento, con le Amp Costa degli Infreschi e Castellabate i partner, insieme alle associazioni di categoria della pesca: Federazione regionale della pesca, Federazione nazionale delle imprese di pesca, Confcooperative Fedagripesca Campania, Agci pesca Campania, Lega regionale delle cooperative e mutue della Campania. Una sinergia che diventa rete, un’arma in più, per enti e e associazioni del territorio, impegnati ad incentivare la raccolta differenziata degli imballaggi in plastica raccolti in mare e a monitorare la quantità e la tipologia dei rifiuti provenienti dalle altre imbarcazioni. In questa ottica, dunque, le associazioni di categoria della pesca che hanno aderito al progetto si faranno carico di raccogliere e smaltire correttamente i rifiuti e le plastiche ‘recuperati’ durante l’attività quotidiana in mare. A questo scopo, le imbarcazioni saranno attrezzate con delle grandi borse per raccogliere i rifiuti trovati durante le operazioni di pesca. Sarà fornito anche un kit per lo smaltimento. Una volta nel porto, i rifiuti saranno consegnati alle società di smaltimento dei rispettivi comuni interessati. Tutte le attività saranno precedute da campagne di informazione e formazione rivolte ai pescatori.

«E’ una grande operazione che durerà tre mesi – ha spiegato Antonino Miccio, direttore dell’Amp Punta Campanella e Regno di Nettuno – svolta con il coinvolgimento di tutti i soggetti. Un progetto integrato, multilivello e profondamente innovativo per la realtà italiana: siamo riusciti infatti a creare una sinergia mai vista prima tra tutte le aree marine protette e le associazioni di categoria. In mare ci sarà una flotta di oltre 500 imbarcazioni che presidieranno le coste campane.. Ci aspettiamo un grande risultato, non solo in termini pratici di raccolta, ma anche di sensibilizzazione, sia per l’opinione pubblica che per i pescatori».

Insomma, si recupera un po’ la centralità del ruolo del pescatore nella grande battaglia contro l’inquinamento da plastica, uno dei più gravi scempi ambientali del nostro tempo («quello che galleggia nei mari del mondo è solo lo 0,5% di tutta la plastica finita in mare: la maggior parte giace tutta sui fondali, c’è moltissimo lavoro da fare per evitare che la situazione peggiori» ha ricordato Miccio). Una battaglia che richiede uno sforzo collettivo e concertato tra tutti i soggetti coinvolti. Perché i rifiuti che ‘navigano’ in superficie o sott’acqua non si fermano certo al confine di un’area marina protetta. Per questo occorre unirsi e vincere questa battaglia di civiltà. Da tempo, chi va per mare, sa di potervi trovare di tutto. Gran parte della spazzatura è monouso (bottiglie, piatti e posate), ma il campionario prevede anche vecchie reti da pesca o da allevamento di cozze e oggetti in plastica casuali assortiti, dai prodotti medici alle parti delle macchine per i fax. E ancora copertoni, elettrodomestici e varia ferraglia. Grazie al progetto ‘REMARE’ ogni rifiuto raccolto sarà schedato, poi diviso in urbano e speciale, analizzato e smistato. La speranza è che questa operazione tutta campana possa dare una significativa accelerazione all’attuazione definitiva della Legge Salva-mare, che permette a pescatori di non ributtare in mare la spazzatura raccolta, ma di poterla portare a terra per un corretto smistamento. Prima del disegno di legge presentato dal Ministro dell’Ambiente Sergio Costa, gli operatori della pesca erano costretti a ributtare rifiuti in mare per non rischiare di essere denunciati per reato di trasporto illecito di rifiuti e dover pagare una multa salata per il loro smaltimento.

«E’ una normativa che mette finalmente un punto sulla questione» ha commentato Antonino Miccio. «In attesa della definitiva attuazione, che ha visto il parere contrario di Regione e Anci soprattutto per una questione di costi che potrebbero gravare sulla comunità, il progetto ‘REMARE’ consentirà a centinaia di imbarcazioni di togliere dal mare la spazzatura, permettendo il recupero degli ecosistemi messi a dura prova dalla nostra inciviltà. Al tempo stesso, approfittando dei finanziamenti europei, non graviamo gli enti locali di spese relative allo smistamento di rifiuti raccolti.»

Il tema è chiaramente di grande attualità e giustamente molto sentito. In particolare, l’attenzione degli ultimi anni è tutta sulle microplastiche che si creano dalla disgregazione nel tempo di materiali plastici abbandonati in mare, Un problema importantissimo per la salubrità del prodotto ittico e dunque per la salute dell’uomo. Interventi di sensibilizzazione e informazione in materia di prevenzione dell’inquinamento marino e riduzione della plastica in mare sono dunque necessari per la salvaguardia dell’ambiente marino, dell’economia ittica locale, ma anche della salute pubblica.

Soddisfazione per la partenza di questa nuova iniziativa arriva anche da Caterina Iacono (Amp Regno di Nettuno), presente alla conferenza di giovedì a Castellabate. «‘Remare’ può essere visto come l’applicazione, su scala regionale, della sperimentazione fatta lo scorso autunno con il progetto “InRete” realizzato nelle acque del Regno di Nettuno ed in quelle di Punta Campanella con il finanziamento della Città Metropolitana. I pescatori delle isole di Ischia e Procida hanno aderito molto volentieri a questo progetto e auspicano che questo tipo di attività diventi una prassi, in quanto già durante la prima sperimentazione hanno notato un miglioramento delle condizioni del mare. Durante gli incontri divulgativi dedicati agli operatori della pesca, già svolti sulla nostra isola, si è riscontrata una partecipazione attiva e propositiva: gli incontri sono stati vissuti come occasione di confronto sulle problematiche trattate. La sfida è quella di rendere la nostra Regione un’eccellenza nazionale per le buone pratiche in campo ambientale, un esempio da seguire di governance multilivello e multisettore.»

Alla presentazione del progetto hanno inoltre partecipato: Tommaso Pellegrino, presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il contrammiraglio Pietro Vella, presidente dell’Amp Regno di Nettuno, Maria Passari, responsabile dell’ufficio centrale pesca e acquacoltura fondi comunitari 2014/2020, Nicola Caputo, consigliere regionale delegato all’agricoltura e alla pesca, Carmela Guidone, responsabile centro educazione ambientale Punta Campanella,  Marco Gualtieri, presidente di Seeds & chips, Franco Andaloro, ricercatore delle risorse biotiche Stazione biologica Anton Dohrn e rappresentanti delle varie associazioni e cooperative di pesca.

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