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Albergo ischitano all’asta, arriva lo stop del giudice: e il Comune rischia

ISCHIA – Un’ordinanza, quella emessa dalla magistratura, che ha una rilevanza fondamentale, importantissima, soprattutto se dovesse avere un seguito. E che, di fatto, andrebbe completamente a sconfessare le procedure seguite dal Comune d’Ischia nell’avvio di strutture alberghiere morose, procedure che se per adesso manifestano dubbi profili di legittimità, di qui a breve potrebbero rivelarsi assolutamente ed indiscutibilmente illegittime, finendo così con il mettere “k.o. tecnico” il palazzo municipale di via Iasolino. Tutto nasce a seguito del pignoramento avviato dallo stesso ente locale nei confronti di un imprenditore titolare di un noto albergo ubicato nel cuore di Ischia, nella zona centrale del paese. Il pignoramento, di natura immobiliare – e mirato dunque ad impossessarsi della struttura – ha visto successivamente intervenire nella procedura anche l’Equitalia, che avanzava ingenti crediti esattoriali. La faccenda insomma ha preso una brutta piega, con gli eventi che precipitavano ulteriormente nel momento in cui il Comune provvedeva a depositare alcuni interventi per altri crediti vantati: a quel punto veniva a crearsi una voragine debitoria globale e “bilaterale” per un importo complesso di svariati milioni di euro che di fatto rappresentavano un vero e proprio de profundis per l’imprenditore ed il suo albergo, inesorabilmente destinato alla vendita all’asta.

UNA PROCEDURA ILLEGITTIMA ALLA BASE DEL RICORSO

Nel frattempo, però, la parte interessata non è rimasta agguardare ed ha proposto opposizione avverso il predetto pignoramento per il tramite dell’avv. Vito Mazzella, noto tributarista. La strategia seguita era quella di dimostrare come la procedura esecutiva posta in essere dal Comune di Ischia fosse quantomeno di dubbia legittimità. La linea difensiva, che ovviamente in questa fase ci limitiamo a semplificare, si basava su un concetto di fondo abbastanza chiaro: l’ente pubblico avrebbe dovuto procedere all’esecuzione forzata nei confronti dell’albergo tramite l’affidamento all’agente delegato alla riscossione e cioè all’Equitalia. Invece nel caso di specie il Comune aveva agito esecutivamente portando avanti una procedura che può essere definita “sui generis” a tutti gli effetti, dal momento che aveva conferito incarico ai propri legali. Un modus operandi contrario alle prassi abituali e certamente consolidati e che proprio per questo lasciava molti dubbi sulla sua legittimità. Dubbi che peraltro hanno lasciato il “tarlo” anche ai giudici che non a caso hanno riflettuto a lungo sulla strada da percorrere prima che si giungesse ad un primo chiaro orientamento (perché allo stato dell’arte è di questo che parliamo, non di una decisione definitiva) al punto da aggiornare la trattazione al prossimo 21 aprile ma di esprimere un parere chiaro e preciso: “Letti gli atti, sciogliendo la riserva che precede; rilevato che emergono profili di rilevata discutibilità circa il mezzo espropriativo effettivamente utilizzabile da parte dell’ente creditore: ritenuta l’evidente opportunità, prima di ogni eventuale provvedimenti, di verificare la possibilità di comporre bonariamente la vicenda in questione”. Insomma, il giudice non lascia trasparire le proprie perplessità e lo fa quando parla di “profili di rilevata discutibilità”.

Nell’attesa di sapere come andrà a finire questa vicenda, non possiamo ignorare l’importanza vitale di una sentenza del genere, che per ovvi motivi costituirebbe una sorta di “precedente” cui ad Ischia potrebbero appellarsi ed appigliarsi in tanti. Lo stesso avv. Vito Mazzella, ha confermato a Il Golfo che “se confermato il provvedimento cagionerebbe un effetto domino su tutte le procedure esecutive avviate dal 2010 in poi, mettendo così cittadini ed imprenditori nelle condizioni di opporsi a dette procedure per cercare di liberarsi dalle pretese comunali, con conseguente caducazione delle procedure esecutive in corso”. Per la loro gioia, ovviamente, e per la disperazione dell’ente pubblico, cui verrebbe un “coccolone” decisamente nocivo alla salute (e alle finanze…).

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