CRONACA

Aliscafo sì, ma con il permesso di mamma e papà: l’ultima frontiera della burocrazia isolana

Un ragazzo di 17 anni può prendere un treno da Napoli a Milano, può attraversare l’Italia da solo, può frequentare il liceo, sostenere esami, lavorare come apprendista, conseguire la patente AM e guidare un ciclomotore nel traffico cittadino. Ma per salire su un aliscafo diretto da Ischia a Napoli potrebbe aver bisogno di una preventiva autorizzazione scritta dei genitori.

Sembra una battuta. Invece è tutto vero.

Una compagnia di navigazione operante nel Golfo di Napoli richiede infatti ai minori di età compresa tra i 12 ed i 18 anni non accompagnati la compilazione di uno specifico modulo autorizzativo sottoscritto dai genitori. La domanda sorge spontanea: si tratta di un obbligo di legge? No.

Nessuna norma impone ad un diciassettenne di esibire un’autorizzazione genitoriale per effettuare un viaggio marittimo nazionale di poche decine di minuti.

Si tratta di una scelta aziendale inserita nelle condizioni generali di trasporto. Scelta certamente ammissibile sotto il profilo contrattuale, ma che lascia aperti interrogativi tutt’altro che marginali. Perché un ragazzo può viaggiare liberamente su autobus, treni, metropolitane e aerei nazionali senza dover esibire un simile documento, mentre per un collegamento marittimo tra Ischia e Napoli dovrebbe sottoporsi ad un regime più rigoroso?

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E soprattutto: perché la richiesta viene estesa indistintamente fino ai diciotto anni?

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È davvero ragionevole trattare allo stesso modo un dodicenne e un diciassettenne?

La sensazione è che, ancora una volta, si stia assistendo al trionfo della logica difensiva e burocratica. Non si tutela il minore perché la legge lo richiede. Si richiede il modulo perché il modulo tutela chi lo pretende. È la cultura della deresponsabilizzazione preventiva: carta contro ogni rischio, firma contro ogni contestazione, dichiarazione contro ogni possibile problema futuro. Il risultato è una montagna di adempimenti che finiscono per gravare sui cittadini senza che vi sia un reale beneficio collettivo.

E c’è di più. Nel modulo compare addirittura uno spazio dedicato ad entrambi i genitori, quasi che un ordinario spostamento da Ischia a Napoli dovesse essere assimilato ad una decisione familiare di particolare rilevanza. Una previsione che appare difficilmente conciliabile con la vita quotidiana di migliaia di famiglie, specie in un territorio come quello isolano dove studenti e giovani pendolari si spostano ogni giorno verso la terraferma.

La verità è che il Golfo di Napoli rischia di diventare l’unico luogo d’Italia nel quale un ragazzo può prendere da solo un Frecciarossa per Torino ma non un aliscafo per Napoli senza una preventiva “licenza familiare”. Forse sarebbe il caso di fermarsi un momento e chiedersi se il principio di precauzione non stia progressivamente degenerando in un eccesso di burocratizzazione. Perché la sicurezza è sacrosanta. Ma quando la tutela si trasforma in un ostacolo alla normalità, il rischio è che si perda il senso della misura. E, con esso, anche quello del buon senso.

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