CRONACAPRIMO PIANO

Alla ricerca di Ischia (forse) perduta

I negozi che chiudono i battenti dopo la stagione turistica, le attività che si fittano e si cedono, la crisi di Corso Vittoria Colonna che è sempre più vuoto, il paragone impietoso con la realtà vivace e frizzante di Forio. Viaggio dentro l’isola d’inverno tra paradossi, interrogativi e soprattutto le considerazioni di chi a lungo l’ha resa “viva”

Ci risiamo. Ancora una volta, passata la sbornia (se tale la vogliamo definire) della stagione turistica – che tra l’altro quest’anno è arrivata anche a novembre, complici anche condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli e propizie – ad Ischia si riaccende il dibattito sull’isola che presenta strade vuote, negozi altrettanto vuoti e l’annesso codazzo di riflessioni, dibattito e commenti. Che, ad onor del vero, negli ultimi anni si accompagnano spesso alla contrapposizione tra Ischia e Forio. Quello che fu il Comune capofila dell’isola che anche nelle strade principali per gran parte della giornata sembra un paese fantasma, mentre all’ombra del Torrione la vitalità, il passeggio e tutti gli altri “accessori” costituirebbero la regola piuttosto che l’eccezione. E così i pareri, le opinioni, in alcuni casi anche le sentenze si sprecano e noi abbiamo voluto estrapolare dal dibattito un paio di posizioni che ci sono sembrate quanto mai interessanti per una serie di motivi. In primis, provengono da addetti ai lavori, ossia da persone che la movida la conoscono come le proprie mura domestiche. E poi perché si tratta di posizioni convergenti tra loro eppure distanti sotto altri punti di vista. Le responsabilità sono chiare e nette in un caso, nell’altro ci si trova davanti ad una situazione che ha molto di fisiologico.

L’ACCUSA: COSI’ HANNO “DISTRUTTO” CORSO VITTORIA COLONNA

Ma partiamo da Ischia e dal suo declino, che emerge in tutta la sua drammaticità osservando spesso via Roma e Corso Vittoria Colonna vuoti, diversi negozi chiusi ed altri con affisso il cartello “Fittasi” se non addirittura “Vendesi”. Ciro Pilato, avvocato penalista ma per anni p.r. di locali notturne ed autore di iniziative legate al divertimento, non ha dubbi sulle cause del declino del fu salotto buono di Ischia e va dritto al punto: “Per anni ogni volta che un locale provava ad accendere un po’ di musica (niente rave, semplice intrattenimento) nel giro di mezz’ora si ritrovava le forze dell’ordine fuori dalla porta. Questo perché arrivavano esposti a raffica e telefonate continue, sempre dalle stesse persone. È inutile far finta di niente: il clima creato ha finito per mortificare l’iniziativa degli imprenditori, che alla lunga hanno smesso di investire. Corso Vittoria colonna per me rimane il corso per eccellenza, ma  un tempo era vivo, pieno di bar e locali che facevano musica e portavano gente. Poi, puntualmente, c’era qualcuno che si opponeva a qualsiasi cosa”. Poi Pilato scende ancor più nel dettaglio lasciando intendere come ad Ischia sia andato in scena una sorta di suicidio perfetto: “Questi sono i risultati di anni di battaglie contro la musica: un centro svuotato, attività che non ce la fanno più e un’intera zona che perde attrattiva. Creammo belle cose in un locale di intrattenimento e appena dopo la seconda serata ci imposero di chiudere, provammo a fare le cene spettacolo in un ristorante e tempestavano di telefonate le forze dell’ordine anche prima della mezzanotte. Vi lamentate, ma di cosa avete da lamentarvi? Non siete in grado neppure di ribellarvi a chi si è permesso di fondare un comitato anti musica. Ma vi rendete conto? Ma le gente perché dovrebbe venire nel cimitero? Siete morti che camminano e non vi rendete conto. Svegliatevi, delegate chi è capace di fare le cose  e  invece di fare paragoni con Forio  piuttosto prendete spunto,  dove  c è vita, c’è intrattenimento”.

TUTTO CHIUSO? CI STA, NON SIAMO UNA METROPOLI. ANCHE SE…”

Insomma, una condanna inappellabile e visto che parliamo di un avvocato la definizione è niente affatto casuale. E sul tema interviene, con una posizione meno “estremista” anche una vera e propria icona del by night isolano, ossia Pietro Pierre Di Meglio, per tutti “il francesino”, un mito della consolle made in Ischia. Il quale ha giudizi più cauti e spiega: “Negli ultimi giorni gira ovunque l’idea ripetuta fino alla nausea, che una parte dell’isola sia al fallimento e che la colpa sia tutta delle amministrazioni. Tante le foto ed i video che mostrano le strade deserte. Anche io ne ho pubblicato uno , per testimoniare che non è solo il centro di Ischia a risultate a tratti deserto. A supporto del video e spiegarne il senso,  c’erano poche righe , in cui sottolineavo che continuare a prendersela con la politica è alquanto riduttivo  perché certi fenomeni sono figli di un mondo cambiato dopo il covid. I negozi chiudono ?  I negozi chiudono perché i fitti sono proibitivi, perché gli acquisti on line hanno sopraffatto i negozi fisici , perché con le carte di credito è facile acquistare in rete anche alle due di notte. Le strade a tratti son deserte? Non siamo in una metropoli. I piccoli centri turistici, soprattutto le isole soffrono di periodi morti. E’ sempre stato così. E’ vero c’ è aria di coprifuoco la sera ma basta un giorno di festa, un raggio di sole e sotto al Castello trovi quel mondo di anime solitamente perse nei loro cellulari. Lamentarci ha senso solo se non avremo turismo dopo il 26 dicembre . Lamentarci possiamo se non avremo turismo ad Aprile , maggio , giugno. ottobre ma non certo a novembre”.

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RESTARE APERTI PIU’ A LUNGO, IL GUADAGNO NON SIA L’UNICO SPRONE

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Poi Di Meglio prosegue la sua disamina facendo una serie di osservazioni condivisibili, figlie del fatto che alle volte si deve anche accettare di uscire “zero a zero” non pensando dodici mesi l’anno al guadagno a tutti i costi: “Possiamo sicuramente lamentarci – spiega – se in alcuni mesi non trovi un bar aperto per chilometri, se molte attività ricettive o altro  chiudono le serrande  perché non c’è la cultura di lavorare anche per le sole spese. Più ci stringiamo e più faremo danni all’economia locale di domani. Se vogliamo cambiare la rotta occorre restare aperti più a lungo (anche a scapito di qualche euro nelle settimane tristemente lente). Ci sono strutture alberghiere che si sono rimboccate le maniche ed anche nei mesi invernali, anche grazie alle cure termali, sono sold-out. Certo bisogna lavorare d’estate con una giusta programmazione per invitare i turisti a tornare anche d’inverno. Naturalmente se poi in giro tutto è chiuso, non lamentiamoci se non torneranno più.  Investire dando incentivi per chi tiene le serrande alzate potrebbe fare la differenza”.

FORIO-ISCHIA? E’ UNA RIVALITA’ STERILE, ECCO PERCHE’

Inevitabile poi un passaggio sul paragone tra Ischia e Forio che sta diventando negli ultimi tempi un vero e proprio “tormentone”, quasi simile alle hit estive che girano a raffica nelle principali radio. Anche su questo Di Meglio ha la sua idea: “La rivalità Forio-Ischia è poi quanto mai sterile: al turista non importa il confine amministrativo, per lui conta trovare vita e allegria sull’isola. Certo Forio sta vivendo un bel momento, ma è anche vero che la conformazione del territorio è diversa, e forse più facile creare atmosfera nel centro. Vero anche che sono partiti per primi verso un cambiamento e per primi si sono avvantaggiati di un passaparola social che ne ha decretato la nuova leadership trainante turistica. Bisogna dire anche  che alcuni imprenditori si sono spostati a Forio perché i fitti sono più alla portata a differenza del porto dove molti pensano che siamo ancora agli anni 80 /90. Bisognerebbe poi sempre chiedere ai commercianti sotto al Torrione, se a parte la movida, il bere ed il mangiare, la gente spende nei negozi”. Poi, un po’ a sorpresa, visto il consueto (e anche facile) gioco al massacro, una sorta di semi assoluzione per gli amministratori locali: “Non possiamo avere sempre il dito puntato sulla politica dimenticando che la politica la facciamo noi . Noi che meno di un mese fa non siamo stati capaci di inviare un nostro rappresentante alla regione. Questo gioco dello scaricabarile è troppo facile. Smettiamola con questo sputt… mento mediatico sui social diventato una vera moda che ci rende tutti Taffazzi (quello che si prendeva a bottigliate sui ‘maroni’).  Va bene evidenziare negatività , ma sempre se si propone qualcosa . Quello che dovremmo cercare di fare , è cambiare  mentalità. Non lamentarci dei cornetti, ma festeggiare perché ad oggi alcuni bar centrali, negozi, sono aperti. Luci e vita senza le quali saremmo in ogni senso nel buio. In alternativa, possiamo sempre continuare tristemente a rimproverare i politici e a guardare  video e foto delle strade vuote. Riempiamo le strade, quelle vere, quelle dove un amico lo abbracci davvero”. E chissà che quest’ultimo non potrebbe davvero essere il primo passo per sperare in una guarigione.

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Un commento

  1. Ve lo meritate non avete ospitalità e non avete nulla vi manca tutto salvando una decina di persone su tutta l isola tutti i giovani vanno via state al conto auguri

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