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All’alba dell’inchiesta si indagò anche su Ciro Castiglione

Nell’indagine legata alla concussione ad Ischia, da alcune indiscrezioni un aspetto possiamo confermarlo con assoluta certezza: l’indagine compiuta dai carabinieri della Compagnia di Ischia, guidati dal cap. Andrea Centrella, e dall’autorità giudiziaria non solo sarebbe stata minuziosa e non avrebbe lasciato nulla al caso, ma addirittura non avrebbe escluso nessuna eventualità. Prova ne sia il fatto che, dopo che lo stesso Ciro Castiglione aveva sporto la sua denuncia che fu raccolta dallo stesso Centrella e dal maresciallo Schiano nella cornice dell’albergo Tramonto d’Oro, le indagini si concentrarono anche sull’albergatore anzi addirittura prima ancora sull’albergatore. Nella relazione preliminare con la quale l’Arma chiedeva all’autorità giudiziaria di poter ottenere l’autorizzazione per eseguire le intercettazioni telefoniche su alcune utenze, ci sono dei passaggi che manifestano in maniera chiara come non si sia affatto “giurato” sulla veridicità delle accuse a carico del Ferrandino e del D’Abundo, ma si andava davvero con i piedi di piombo. Non a caso, inizialmente in quest’atto gli investigatori si affrettavano a precisare una serie di cose, ovviamente quando l’inchiesta era ancora nella sua fase di cosiddetta genesi. Tra questa il fatto che non risultasse assolutamente provato che le utilità costituite dal pagamento delle vacanze nel giugno 2014 e 2015 fossero state fruite effettivamente dal sottufficiale della guardia costiera. Non solo, si insinuava anche il più che ragionevole dubbio che l’intermediazione del D’Abundo potesse essere finalizzata ad un proprio arricchimento patrimoniale, forte del rapporto d’amicizia proprio con lo stesso Vanni Ferrandino. Ma attenzione, il particolare più significativo è quello che vedeva gli investigatori riportare a chiare lettere il fatto che non poteva escludersi a priori che la denuncia presentata da Ciro Castiglione potesse essere un atto strumentale posto in essere dall’imprenditore al fine di denigrare il pubblico ufficiale e dunque, presumibilmente, togliersi gli “schiaffi da faccia” che lo stesso aveva eseguito presso le strutture alberghiere che poi erano state anche poste sotto sequestro, anche se non può essere omessa la circostanza che i controlli di cui sopra erano stati disposti dalla Procura della Repubblica che alla capitaneria di porto aveva conferito delega per effettuare gli stessi e riscontrare eventuali anomalie.

Insomma, come si nota il fatto che Castiglione avesse denunciato Ferrandino e D’Abundo non lo aveva assolutamente messo al riparo, anzi da una serie di indiscrezioni trapelate pare che inizialmente gli stessi militari dell’Arma indagassero anche su di lui, se non soprattutto su di lui. E questo, se vogliamo, fondamentalmente ha anche una logica, nel senso che gli inquirenti volevano anche attraverso di una serie di riscontri capire quanto l’albergatore foriano fosse realmente attendibile. Su questo torneremo tra pochissimo, ma giova ricordare che quando nell’ottobre dello scorso anno viene chiesto di intercettare tre telefoni cellulari ci sono quelli – naturalmente – di Vanni Ferrandino e di Antonello D’Abundo, ma anche quello proprio di Ciro Castiglione. Insomma, gli uomini guidati dal cap. Centrella volevano ascoltare anche le conversazioni della cosiddetta parte offesa per essere indubitabilmente certi della bontà del suo operato e del fatto che dietro la sua denuncia non si nascondessero come detto secondi fini. L’utenza mobile intercettata, tra l’altro, consentiva anche la localizzazione delle posizioni degli indagati attraverso le moderne tecnologie e questo indubbiamente tornava utile ai carabinieri. I quali, nel momento in cui Castiglione aveva vuotato il sacco, presumibilmente avranno mantenuto i contatti con lo stesso che spesso gli riferiva di fatti, circostanze, incontri, spostamenti e telefonate ricevute. Tenerlo sotto controllo serviva proprio ad avere contezza assoluta della sua attendibilità. E per farvi capire come in una fase di start up dell’indagine non ci fossero buoni e cattivi, basta sottolineare come lo stesso imprenditore – stando sempre ad alcune indiscrezioni decisamente attendibili – sarebbe stato pedinato e oggetto di alcuni appostamenti da parte di militari dell’Arma in abiti borghesi. Lo stesso denunciante sarebbe stato oggetto insomma anche dei cosiddetti OCP, ossia Osservazione Controllo Pedinamento, modalità di svolgimento delle indagini da parte della polizia giudiziaria che non interviene direttamente sulle persone oggetto di tale procedura ma ne segue i movimenti, con i risultati di tali indagini che vengono inserite di norma all’interno delle annotazioni di servizio delle forze dell’ordine operanti e dunque nel fascicolo del pubblico ministero.

 

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