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ALLARME COL CODICE ROSSO PER IL PONTE ARAGONESE

Questa volta l’allarme per l’antico Ponte Aragonese, fatto costruire nel lontano 1441 oltre sei secoli fa da Re Alfonso I D’Aragona, è maledettamente serio. Non è che in precedenza, quando più volte ho denunciato lo stato di  pericolo, stavo a scherzare.  Ne parlavo in termini allarmistici ed invitavo le autorità preposte, Genio Civile Opere marittime e Comune d’Ischia ad intervenire senza indugiare. Oggi la situazione del Ponte Aragonese, oltre che tragica, per i gravissimi danni patiti dalla furia dell’ultima tempesta del 28 ottobre scorso, è serissima, da codice rosso. Lo storico arco della cosiddetta “Corrente” per i danni subiti nel tempo fino all’ ultima recente  spaventosa  mareggiata abbattutasi sul litorale dell’intero Centro Storico di Ischia Ponte, può crollare da un momento all’altro. Le basi d’appoggio a mare a scivolo, sono pressoché, se non distrutte del tutto, poco ci manca. In  sostanza non  reggono più come dovrebbero. La curvatura nella parte terminale verso il mare, è in buona parte scalcinata e quasi depietrificata . La volta dell’arco presenta in più parti evidenti  lesioni e le piastre di ferro per l’incatenamento della struttura non sono più una garanzia per il tenimento dell’arco al limite della sua staticità. Per farla breve, al vecchio ponte  della “Corrente” mancano tutti i presupposti per lo stato di sicurezza per il quale rimanere tranquilli. Per tanto, prima che ci scappi il morto o i morti, è urgente correre ai ripari, in primis con una immediata verifica dello stato dei luoghi in generale e dell’ arco della “Corrente” in particolare. Una perizia scrupolosa può portare alla interdizione del tratto di ponte più pericoloso. Ossia quello che gravita sull’ arco della “Corrente”, dove spesso turisti ed ischitani sostano seduti sui mal tenuti parapetti di pietra consumata, al tiepido sole primaverile ed al fresco delle belle serate estive, affettuosamente e simbolicamente intestati allo scomparso e  popolare Sparaspilli che con gli amici amava servirsene. Infatti il luogo in questione è etichettato con un’apposita mattonella incastonata a muro con la significativa scritta “Seduta Sparaspilli”. Inoltre appare prioritario da affrontare il problema del continuo transito dei veicoli leggeri e pesanti (motorini, macchine e minibus) con  “licenza” o senza di passare a tutte le ore. Lo stato di pericolo impone un fermo con una soluzione alternativa: la costruzione provvisoria di  un ponte di legno al di sopra della “Corrente”  per alleggerire lo stesso di qualsiasi “corpo” pesante. Non facciamo che con lo scaricabarile delle competenze si verifichi, sia pur in piccolo, ciò che è accaduto col Ponte Morandi a Genova.

A fronte di tutto quanto, fa male al cuore vedere il secolare Ponte Aragonese ridotto a pezzo d’architettura marittima  fatiscente e pericoloso per la pubblica incolumità. A questo punto, il diavolo va preso per le corna per capire in che modo si può intervenire su di uno scempio lasciato tale da molto tempo fino all’estrema conseguenza. Due anni fa, tanto per non andare troppo all’indietro nel tempo, e lo scorso anno, il Ponte che congiunge l’antico Borgo di Celsa al monumentale Castello di Gerone, era nelle identiche condizioni di abbandono di oggi, con  buona parte del suo frontespizio che guarda a Cartaromana, privo dei suoi storici  basoli di facciata del classico piperno, con le  scaletta che porta giù agli scogli, sui due lati in piedi, alla peggio maniera e n on sicure per  l’uso pubblico, con i parapetti in tutta la loro lunghezza ricoperti dalla filiera di basoli gonfiati e disincastrati per la mutazione delle condizioni metereologiche delle stagioni, ed in fine con l’impianto  di illuminazione arrugginito  nella massima parte dei suoi elementi. Insomma, un autentico disastro di manutenzione e conservazione di un patrimonio pubblico che la storia cataloga fra le strutture più importanti che l’isola d’Ischia nei secoli vanta. Oggi 4 novembre , con l’autunno in corso  e la stagione invernale praticamente già iniata, stiamo ancor una volta a rattristarci per un’altra estate fatta passare dove si è lasciato il Ponte aragonese nelle stesse condizioni di instabilità, di pericolo e di degrado delle stagioni turistiche precedenti.

Ciò significa che lasciataci alle spalle l’ennesima estate senza nulla fare, già da oggi

ci dirigiamo in discesa verso la prossima nuova stagione turistica 2019 di fronte alla quale, sarebbe un nuovo delitto farsi ancora  trovare immobili e impotenti di fronte al grande problema che si denuncia. A questo punto, agire subito è quello che serve . Il Ponte Aragonese, per l’Amministrazione Comunale in carica, diventa per le ragioni di cui sopra, la massima priorità da seguire. L’asciare quella storica struttura anche per la prossima stagione turistica nelle medesime condizioni di abbandono, così come è stato fin’ora, è da incoscienti. Non servirà intervenire per riparare solo gli ultimi danni subiti allo scopo solo di fronteggiare l’emergenza con la inutile politica del “rattoppo” o della sistemazione solo di quelle parti del Ponte che la tempesta del 28 ottobre scorso  ha frantumato . Chi ha la responsabilità tecnica ed amministrativa  dello stato dei luoghi in questione si faccia avanti. Il Genio Civile alle Opere Marittime e l’Amministrazione Comunale di Ischia abbiano la forza, il coraggio e la volontà politica  di esercitare il proprio ruolo di esecutori dei servizi cui sono preposti, per non venir meno ai compiti con cui rispondere alla cittadinanza. Il Ponte Aragonese, per la sua storia e la sua funzione pubblica, vive il periodo più buio della sua lunghissima esistenza. Costruito oltre sei secoli fa nel 1441  con cinque archi o “correnti”, poi ridotti a tre ed in fine ad uno, ha subito negli anni il flagello del mare in tempesta e la furia dei venti riportando danni consistenti. Notevoli furono quelli del novembre del 1966,  ancora quelli 1978 ed altri negli anni successivi, sia pure di minore entità. Quello ultimo dell’ottobre del 2018 rimane uno dei forti. Mesi dopo, Comune e Genio Civile alle Opere Marittime, corsero ai ripari, ricostruendo le parti distrutte. Quindi, il problema fu risolto in tempi quasi ragionevoli. Da qualche anno a  questa parte, si va avanti con tutt’altra politica, caratterizzata dalla staticità delle idee e dal fermo delle operazioni che in termini di critica severa si chiama immobilismo.

Guai se per quel che è accaduto giorni fa si temporeggerà oltre il limite.Indubbiamente le maggiori responsabilità sono del Genio Civile alle Opere Marittime, mentre il Comune dal canto suo può giustificarsi dimostrando di aver fatto le segnalazioni del caso all’Ente preposto. Ma non basta per Enzo  Ferrandino e la  sua  Giunta tirarsi fuori da responsabilità precise, affermando che il Comune, nello specifico caso, non è l’Ente competente. In questa sconcertante situazione, seguire la comoda strada dello scaricabarile per sottrarsi ai propri doveri, è l’atteggiamento meno consigliabile. Il Ponte Aragoneser ha bisogno di lavori di ristrutturazione importanti, a cominciare dal potenziamento delle scogliere a protezione sottostanti. Si faccia presto.E’ ciò che chiedono i cittadini comprensibilmente arrabbiati. E il sottoscritto con loro.

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 antonio lubrano1941@gmail.com

 

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