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CULTURA & SOCIETA'

“Allesse” & caldarroste, storie di altri tempi

La mitica Pelessa del Borgo di Celsa Seduta su una sedia impagliata, sbucciava le castagne con abilità e disinvoltura per cuocerle  con delle foglie di lauro in una grande caldaia che le stava di fronte, adagiata su di un ceppo di fuoco sul marciapiede. Già da ottobre, all’apertura delle elementari e durante i mesi rigidi dell'inverno ischitano, i ragazzi prima di andare a scuola comperavano 5 lire di "allesse", che lei con grazia riponeva in un piccolo "cuoppo"

La regina delle castagne, quelle “allesse” si chiamava   la “PELESSA” – Una vecchietta che aveva un piccolo negozio in Via Luigi Mazzella, a Ischia Ponte, precisamente dove oggi vi è ubicata una profumeria. La Pelessa era un personaggio unico , vestiva come le donne dell’ottocento: vestito lungo fino ai piedi, uno scialle di lana per il freddo e capelli arrotolati a forma di tortano sulla testa. Seduta su una sedia impagliata, sbucciava le castagne con abilità e disinvoltura per cuocerle  con delle foglie di lauro in una grande caldaia che le stava di fronte, adagiata su di un ceppo di fuoco sul marciapiede.

PRIME CASTAGNE RACCOLTE NEL BOSCO DEI FRASSITELLI

Durante i mesi rigidi dell’inverno ischitano, i ragazzi prima di andare a scuola comperavano 5 lire di “allesse”, che lei con grazia riponeva in un piccolo “cuoppo”. Le castagne allesse erano deliziose, squisite e profumate, e a fine cottura assumevano un colore rosè e nello sesso tempo, il cuoppo che la Pelessa ci consegnava, riscaldava le mani. Questa magia delle castagne allesse, all’inizio degli anni cinquanta, scompariva con la salita in cielo del mitico personaggio. Sempre a Via Luigi Mazzella nel Centro Storico, all’inizio del Largo Convento, un altro personaggio chiamato “Giuliuzzo il Capraro” della famiglia Impagliazzao, era venditore di caldarroste e all’imbrunire vendeva le belle castagne calde ai clienti del cinema”Il Pidocchietto di Antonio e Guido Castagna”. Al cinema Pidocchietto denominato ufficialmente cinema “Unione”, andava gente di tutte le contrade del Comune d’Ischia, facendo la felicita e le “fortune economiche” del castagnaro, i cui affari andavano alla grande. All’angolo di Via San Giovan Giuseppe (Le Chiazze), vi era un altro negozio che vendeva frutta e verdure, atrrzzi per la casa, giocattoli, palloni e caldarroste, la proprietaria era Maria Luigia, che aveva imparato l’arte di cuocere le castagne dalla zia, la mitica “Pelessa”.

RARA FOTO DELLA PELESSA A ISCHIA PONTE COL SUO RUTARO PER LE CASTAGNE LESSE

Quando la vendita della castagne incominciava a scarseggiare, Marialuigia ricorreva alla vendita dei lupini che venivano serviti come le allesse ugualmente nei tradizionali cuoppi. Di fronte alla base del campanile della Chiesa Dello Spirito Santo vi era un altro negozio, quello di Biella, altro personaggio storico di Ponte, che vendeva nei sacchi le “castagne peste” dal colore giallo, dure come tante pietre, ma dal sapore delizioso. Infine altra venditrice di castagne a Ischia Ponte era Francesca ‘A Urlanda che aveva il suo “Rutar” fumante all’inizio di via Seminario dalla parte di “mezzischia” . Abitava al piano terra e la sua casa fungeva anche da negozio dove oltre alle castagne “A Urlanda vendeva anche alcuni tipi di verdura casareccia. Insomma semplicità e cose umili che erano la ricchezza di quel tempo. Le venditrici di castagne non mancavano ad Ischia Porto, dove lungo via Roma vi erano tre negozi, che durante le fredde serate invernali piazzavano ai bordi del marciapiede i caratteristi “rutar” dove le castagne venivano cotte e naturalmente vendute. Di queste, oltre al Liprone, la più nota era Milina ‘e Santillo che stazionava di fronte all’ex Cinema Aenaria nella centralissima via Roma.

michelelubrano@yahoo.it

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Rossy

E’ proprio così, storie di altri tempi.E per fortuna ci restano i ricordi e perchè no, se chiudi gli occhi riesci a sentire anche quel piacevole profumo.Ma poi, a pensarci bene perchè il ricordo non potrebbe diventare realtà? Eppure le castagne ci sono, è la persona giusta che manca. Vabbè vuol dire che ognuno di noi se le compra e se le fa a modo suo e verranno anche buone ma mai come si mangiavano in mezzo alla strada scottandoti le mani per sbucciarle.

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