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Ambiente, parla Miccio: «Ischia è avanti, ma serve più sensibilità»

Il direttore dell’Area marina Protetta regno di nettuno fa il punto su una serie di questioni “danzando” tra presente e passato e volgendo lo sguardo verso il futuro, partendo però da considerazioni tutt’altro che banali

Che anno dovrà essere il 2022 nell’ambito della sensibilizzazione e del rispetto di tutto quanto ruota attorno all’Area marina protetta Regno di Nettuno?

«Il 2022 sarà un anno importante, non solo per l’Area marina protetta, perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza passa anche attraverso le nuove fonti energetiche e le norme di tutela ambientale, e il fatto di avere un’Area marina protetta potrebbe essere una marcia in più per le due isole e non solo. Chiaramente dobbiamo riuscire a portare a casa dei risultati: il primo sarà quello di riuscire a regolamentare meglio il diportismo con i campi-ormeggio, e poi cominciare a promuovere un turismo di qualità in senso “sostenibile”, che è uno dei nostri principali obiettivi come Amp».

«Il 2022 sarà un anno importante in cui dovremo raggiungere almeno due risultati: riuscire a regolamentare meglio il diportismo con i campi-ormeggio, e poi cominciare a promuovere un turismo di qualità in senso “sostenibile”»

Adesso è ufficiale, la plastica monouso è ufficialmente bandita. Che riflessioni le provoca sapere che a Ischia questo sarebbe in vigore già dal 2018 ma che l’ordinanza in questione, al pari di quella del divieto di utilizzo di saponi non biodegradabili non è mai stata rispettata?

«La questione è un’altra. Il fatto che sia stata emessa un’ordinanza indica la volontà delle amministrazioni di essere “un passo avanti” nell’affrontare la problematica. È vero che poteva sembrare un provvedimento formale, ma è anche vero che gli enti isolani ci hanno pensato prima di altri.Chiaramente anche le ordinanze richiedono una maggiore sensibilità di tutti i cittadini, ed è su quello che bisogna lavorare. Io penso che, considerate le ultime notizie relative ai casi di plastica in mare e un certo incremento della sensibilità generale della popolazione sul tema, credo che l’ordinanza sia stata un primo passo ma che gli sviluppi positivi arriveranno in futuro, grazie anche alla nuova legislazione: ovviamente è un cambiamento che sarà progressivo, non potendosi attuare in un giorno».

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«L’ordinanza isolana sul divieto delle plastiche monouso, ora vietate anche a livello nazionale, dimostra che le amministrazioni erano già “un passo avanti” nell’affrontare la problematica. Gli sviluppi positivi si vedranno progressivamente»

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Procida capitale della Cultura che valenza può avere anche per lo sviluppo dell’Area marina protetta?

Guido Villani

«Sicuramente una valenza importante, perché significa inaugurare un approccio completamente diverso al territorio, ma non solo verso la nostra Area marina protetta, ma verso tutta l’area flegrea. Anche quest’ultima dovrebbe avere un grande ritorno per tutti i settori, il turismo ma anche il commercio, i trasporti. Purtroppo il 2022 è iniziato con le difficoltà indotte dalla pandemia, che di sicuro non ci ha aiutato, ma l’investitura di Procida a capitale italiana della cultura avrà ugualmente una valenza importantissima: non dimentichiamo che l’Area marina protetta ha fatto parte del Comitato promotore sin dall’inizio, perché ci abbiamo creduto subito. Se riusciremo ad abbattere gli steccati tra settori che di fatto sono intimamente collegati, come la cultura e l’ecologia, che sono diversi modi di affrontare la stessa realtà, i risultati saranno tangibili».

L’interlocuzione con le forze politiche dei sei Comuni isolani in che cosa è migliorata nel periodo della sua gestione, e in cosa magari rimane ancora carente?

«Guardi, io non ho alcun motivo per lamentarmi. Tutte le volte che ci siamo confrontati si è trattato di confronti portati avanti con grande chiarezza, che ci ha portato sempre a trovare la soluzione adeguata. E non lo dico certo per piaggeria: ho notato che nelle amministrazioni c’è sempre stata la volontà di trovare tali soluzioni quando si presentava un problema, ma anche una volontà propositiva. Ad esempio, i campi-ormeggio sono stati voluti quasi più dai sindaci che dall’Amp. Non conosco quale fosse la situazione prima della mia gestione, quindi non posso fare paragoni. Quello che posso dire è che ogni volta che ci riuniamo vedo sempre un atteggiamento molto collaborativo, e senza contrapposizioni. Ad esempio, interveniamo con lo spazzamare e troviamo dell’immondizia: basta una semplice telefonata, e il comune si attiva subito, risolvendo il problema».

«Procida capitale della culturasignifica inaugurare un approccio completamente diverso al territorio, ma non solo verso la nostra Amp, ma verso tutta l’area Flegrea. Anche quest’ultima potrà avere un grande ritorno per tutti i settori, il turismo ma anche il commercio e i trasporti»

Ultimamente si sta discutendo non poco sull’opportunità di avviare o meno la realizzazione degli altri due depuratori sull’isola, con le conseguenze negative che da studi universitari vengono ritenute superiori ai benefici. Posso chiederle che idea si è fatto su questo delicato e complesso argomento?

«Lei dice bene: l’argomento è molto delicato. Di fatto con la creazione della figura del Commissario unico nazionale per la depurazione, ai territori è stata sottratta la facoltà di decidere. Inoltre, i depuratori sono diventati una sorta di“passepartout” per molte opportunità. Ad esempio, se un comune non ha il depuratore, non potrà mai ottenere la bandiera blu. Dunque da un lato ci sono una serie di inequivocabili vantaggi nell’avere i depuratori, che sono anche di natura, se vogliamo, non necessariamente tecnica. Dall’altro lato sono stati presentati alcuni studi con le loro conclusioni, da Lei accennate. Siamo in presenza di decisioni che vanno al di là della mera gestione dei litorali: un depuratore costa, gestire un depuratore costa, smaltire i fanghi di depurazione costa. Dunque bisogna valutare bene il rapporto costi/benefici, considerando la natura della struttura dell’Area marina protetta, la profondità dei mari adiacenti, e decidere quale delle due opzioni scegliere. Io posso parlare esclusivamente dal punto di vista tecnico, ma per il resto intervengono fattori di varia natura: se il non avere il depuratore impedisce all’ente di ottenere la bandiera blu o la certificazione europea di turismo sostenibile o altro ancora, bisognerà soppesare anche tali conseguenza nella scelta. Scelta che, per fortuna, non spetta all’Area marina protetta».

«Il fattore decisivo nel consolidare la nostra qualità di attrattore turistico sta nel dimostrare che l’Amp è in grado di offrire utili serviziagli utenti, e non solo a imporre divieti»

Quali possono essere gli ulteriori passi per far sì che il Regno di Nettuno diventi ancor più attrattore turistico?

«La cosa più importante è riuscire finalmente ad offrire anche dei servizi, non imporre solo dei divieti. Anche il turista più accorto e rispettoso desidera avere dei servizi: se gli si dice che quella determinata zona non è accessibile per l’ancoraggio, poi però bisogna ad esempio offrirgli la possibilità, magari tramite una cooperativa, di fare una visita subacquea in snorkeling. Quindi dobbiamo essere in grado di offrire tali ulteriori servizi, anche tramite privati – non è necessario che siano tutti forniti dall’Amp – e che facciano capire che l’Area marina protetta non significa solo divieti. Coi futuri fondi europei per la pesca, spero di coinvolgere anche la piccola pesca nella gestione dell’Area marina, garantendo ad essa dei proventi, compensando i danni che ai piccoli pescatori arrivano dall’inquinamento e dal riscaldamento globale, e togliendo pure spazio alla pesca di frodo. Coinvolgere i pescatori, ma anche i balneari, gli imprenditori del turismo, gli organizzatori di visite ed escursioni, aiuta a dimostrare che l’Amp può offrire moltissimo: è la chiave di volta per acquisire maggiore attrattiva turistica».

«Nelle amministrazioni locali ho sempre riscontrato grande volontà di collaborazione nella sollecita risoluzione dei problemi. I campi-ormeggio sono stati quasi voluti più dai sindaci che dall’Amp»

La baia di Ischia Ponte nuovamente al centro della cronaca e soprattutto oggetto di una potenziale candidatura come sito dell’Unesco

«Io ne sarei felicissimo, come direttore dell’Amp. Le potenzialità ci sono tutte: avere un sito Unesco all’interno dell’Area marina protetta sarebbe per noi un ulteriore fiore all’occhiello. È anche vero che l’esperto chiamato a studiare la fattibilità ha fatto notare una serie di difficoltà nell’approccio a tale candidatura. Quindi bisognerà approfondire per verificare se ci sono tutte le caratteristiche necessarie per tentare di raggiungere l’obiettivo».

«I depuratori? Argomento complesso: sulla decisione finale peseranno non soltanto considerazioni tecniche, ma anche politiche»

Quali sono gli “sfregi” che maggiormente vengono perpetrati all’ambiente marino, malcostumi che proprio non si riescono a debellare?

«Le rispondo senza esitazione: innanzitutto l’esistenza di pescatori di frodo è assodata. Alcuni hanno anche barche di grandi dimensioni che nottetempo va a pescare in zone dove è vietata la pesca. Lo verifichiamo perché spesso rinveniamo reti o spezzoni di reti. Questo è un malcostume grave, che denota un atteggiamento predatorio nei confronti del mare. Va detto che quasi mai si tratta di isolani. Inoltre, c’è il problema della regolamentazione degli ancoraggi, visto che ci troviamo a poca distanza da una costa dove abitano due milioni di persone e dove c’è una radicata cultura del possesso della barca. In questo caso non si tratta nemmeno di cattiva volontà, ma semplicemente di sovraffollamento. Si tratta infatti di persone anche più o meno accorte, ma è il loro altissimo numero che rappresenta un problema difficile da gestire».

«I guai maggiori per l’Amp vengono dalla pesca di frodo, e dall’enorme quantità di diportisti provenienti dalla costa campana, cosa non facile da gestire»

L’isola e la sua gente hanno davvero compreso l’importanza di avere un’area marina protetta o crede che l’importanza della stessa non sia stata ancora pienamente recepita dalla comunità locale?

«Guardi, sono tantissime le persone che hanno a cuore l’Area marina protetta, persone di diversa estrazione, quindi non solo volontari o ecologisti. Poi ci sono molti altri che hanno un atteggiamento più “diffidente”, ma questa minor fiducia si spiega col fatto che generalmente si fidano meno degli enti pubblici. A questi dobbiamo dimostrare che siamo capaci che l’esistenza dell’Area marina protetta ha un senso. L’Amp di per sé è un ente piccolo, gestisce poche risorse economiche, ha un bilancio che è veramente irrisorio per lo Stato. È quindi del tutto errato pensare che sia stata istituita per fare clientelismo. Quindi dobbiamo dimostrare che esistiamo perché siamo in grado di offrire utili servizi, come ho detto prima, e facilitare un po’ la vita alle persone. È difficile, ci vogliono anni, ma lo faremo».

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Carlo

Ischia è avanti perché senza depuratori riesce ad avere un area marina protetta. Siete unici !!! Ma come avete fatto senza depuratori ?!?

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Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
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