CULTURA & SOCIETA'

AMP Regno di Nettuno 2020, Miccio: «Avanti tutta, ma il mare è il grande dimenticato della politica»

Gli obiettivi centrati e i nodi ancora da risolvere. Tra progetti di educazione ambientale, collaborazioni proficue con il mondo della pesca e una penuria di fondi pubbblici (che però spinge ad ingegnarsi). In attesa del definitivo passaggio di gestione al Consorzio dei Comuni, la parola al Direttore facente funzione dell’Area Marina Protetta delle isole di Ischia, Procida e Vivara

E’ stato un anno di grande impegno per l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, istituita nel 2007 e comprensiva del mare che circonda l’ Arcipelago Flegreo, formato dalle isole di Ischia, Procida e Vivara. Diversi obiettivi importanti sono stati centrati (dai progetti di educazione ambientale alla collaborazione con i pescatori, dalle attività di ricerca ai programmi di conservazione e tutela dell’ecosistema sottomarino che l’AMP persegue da anni), ma permangono questioni di fondo irrisolte, e la possibilità concreta di incidere sullo sviluppo veramente sostenibile di un settore cruciale per la nostra economia come il turismo.

Su questo fronte, per il 2020 saranno valorizzati, e ulteriormente sviluppati, tutti i programmi di conservazione e tutela dell’ambiente. Sperando che il passaggio dalla governance “straordinaria” della Guardia costiera al Consorzio di gestione avvenga in tempi più rapidi, senza restare impaludato nelle maglie della burocrazia o nelle logiche personalistiche degli Enti locali che, in passato, pure hanno contribuito a determinarne il declino (o il mancato decollo).

Forse il 2020 non sarà l’anno di una vera “rinascita” del Regno di Nettuno. Ma un punto di partenza per ritrovare quell’entusiasmo e quell’ottimismo che animava chi realmente vedeva nell’Area Marina Protetta delle isole flegree, un formidabile volano di sviluppo per tutta l’area. In chiave “green”, responsabile e sostenibile.

Abbiamo provato a delineare un quadro della situazione con Antonino Miccio, direttore facente funzione dell’AMP durante l’era commissariale.

Siamo a gennaio. Anzitutto cosa accade d’inverno nelle Aree Marine Protette? Vanno in letargo?

Assolutamente no. Per le Aree Marine si lavora tutto l’anno. Certo, d’inverno è più forte la programmazione per il periodo estivo; però, sia in termini di ricerca che di attività di monitoraggio, le aree sono vive e vitali.

Come sta avvenendo il passaggio nella governance dell’AMP Regno di Nettuno dalla Guardia Costiera al Consorzio dei Comuni? E’ una transizione faticosa?

Non direi, esistono tempi tecnici di controllo della documentazione amministrativa e contabile, ma a quanto mi risulta a breve dovrebbe avvenire il passaggio di consegne. Forse si è verificato qualche piccolo intoppo, soprattutto riguardo alle autorizzazioni su compiti che sono spettati finora alla Capitaneria di Porto. Non credo che questo abbia ostacolato più di tanti l’attività del Regno di Nettuno.

In occasione delle feste lei ha lanciato un appello per scegliere a tavola i prodotti giusti, rispettando il gusto e la tradizione natalizia, ma anche il mare e l’ambiente. Perché? Qual è l’emergenza da combattere anche a tavola?

Abbiamo un problema globale: il sovrasfruttamento di alcune specie ittiche. Dobbiamo quindi attrezzarci perché i nostri pescatori siano sempre più in grado di pescare specie ittiche ingiustamente chiamate pesce povero, ma che il nostro mare produce di più e meglio. Ribadisco: bisogna mangiare pesce azzurro. Perché fa bene, è meno pericoloso, più economico e rientra nella nostra tradizione enogastronomica. Così facendo, aiutiamo anche la nostra pesca costiera, che vive un periodo di difficoltà.

Quali sono i pesci da evitare?

Non bisognerebbe magiare le cernie, le corvine, il tonno rosso, ricciole e magnose. Insomma, sarebbe preferibile consumare il pesce azzurro che può vantare preziose qualità nutrizionale e comunque, dato che anche il pesce ha una sua stagionalità, orientarsi verso quello di stagione. Locale e non congelato.

Quali sono le ultime novità nella lotta all’inquinamento da plastiche e microplastiche?

E’ una battaglia globale anche questa, quindi non può essere certo ridotta all’attività di questa o di un’altra area marina protetta oggi. L’approvazione della legge “Salva Mare” ci darà una grande mano, ma quello che deve cambiare è il comportamento di ogni singolo cittadino: bisogna riciclare e riusare di più. Noi abbiamo messo in campo diverse iniziative di sensibilizzazione ed educazione ambientale. Penso, ad esempio, a “No more plastic bags”, promossa dall’Associazione Oceanus, con il comune di Procida e l’AMP Regno di Nettuno per una corretta raccolta differenziata e una drastica diminuzione dell’utilizzo di shopper in plastica .

C’è tuttavia un problema più grosso, che deriva dall’uso diffuso di plastiche e polistiroli nei supermercati, sui pescherecci, nelle campagne e negli orti.

In parte è vero, però quello che è stato versato in mare negli ultimi cinquant’anni, arrecando un danno enorme all’ecosistema marino di cui ancora oggi paghiamo lo scotto, è frutto dei nostri singoli comportamenti quotidiani. E di una mancata, adeguata attenzione al problema.

Le Aree Marine Protette possono occuparsi anche delle coste che lambiscono oppure no? Penso alle frane che finiscono in mare, trascinando di tutto e di più.

La giurisdizione si ferma al demanio, dove c’è la battigia. E’ una questione di sovrapposizione di compiti. Alcune competenze sono dello Stato, altre a capo della Regione o della Città metropolitana. Lì non possiamo intervenire.

Cosa può insegnare al Regno di Nettuno l’esperienza felice del Parco sommerso di Baia, in fondo così vicina all’isola d’Ischia e al Regno di Nettuno?

Quello che ritengo più interessante nell’esperienza di Baia è la presenza di imprenditori sensibili che ci hanno creduto. Un mondo imprenditoriale che ha investito in quell’area, nella sua tutela e valorizzazione. Un dato per certi versi sorprendente, perché nel retroterra non c’era un precedente o una tradizione di questo tipo. Lo scatto in avanti che ha fatto il tessuto imprenditoriale locale è stato importantissimo. Hanno visto un’occasione formidabile e hanno saputo coglierla.

Dallo Stato arriva dunque ben poco.

La realtà è questa: in Italia 27 parchi nazionali terrestri si dividono un budget annuale di 80 milioni di euro; 30 Aree Marine Protette si dividono un budget di 3,6 milioni di euro. Numeri che parlano da soli e su cui è possibile fare due letture. La prima: il mare è sempre il grande dimenticato della politica italiana. Tutto il mare, non solo quello delle Aree Marine Protette. Non entra nella progettualità della politica, né in interventi sistematici ed efficaci. Ci si occupa del mare solo in casi di emergenza, il più delle volte legati a episodi molto seri di inquinamento. Per contro, e questa è la seconda lettura, registro un’esperienza raccolta anche da altri colleghi a capo delle Aree Marine Protette italiane che, nonostante la penuria di finanziamenti, riescono a funzionare bene. Come? Sviluppando una capacità di incontrare le esigenze del privato e degli operatori. O intercettando i fondi europei che sono la vera ricchezza delle Regioni. Questo ci permette di aprire la mente, rimboccarci le maniche e non diventare semplici burocrati che appongono firme e timbri. Viviamo sul territorio, troviamo insieme le cose da fare e soluzioni da adottare. Modalità che possiamo traslare in molti settori.

E il cittadino? Riesce ad avere un ruolo diretto?

Certo, i modi sono tanti. Un esempio: Citizen Science è un web/portale creato per consentire la segnalazione di organismi marini e fenomeni naturali di interesse naturalistico-ecologico per l’ambiente marino riscontrati all’interno del perimetro dell’Area Marina Protetta del Regno di Nettuno. Questo al fine sia di migliorare la conoscenza degli habitat e degli abitanti del mare dell’AMP, sia di segnalare anche eventuali problematiche ecologiche. Il target di riferimento sono tutti i cittadini che a vario titolo fruiscono delle risorse del mare dell’AMP, dai gestori di diving  e di spiagge, ai pescatori professionisti e dilettanti, fino ai comuni cittadini che come bagnanti o subacquei hanno sensibilità, interesse ed attenzione per la conservazione del proprio territorio e del mare. Crediamo molto nel coinvolgimento di tutti, a partire dalle scuole. Lo riteniamo il migliore degli investimenti. Quando si fanno interventi culturali sul territorio, i risultati arrivano in breve tempo.

Cosa accadrà nel 2020? Quali saranno le iniziative che metterete in campo per potenziare l’AMP Regno di Nettuno?

Cercheremo di lavorare al massimo per ottenere i finanziamenti necessari per realizzare i campi ormeggi. Sarebbe un traguardo decisivo perché potremmo finalmente regolamentare il diporto. Tuttavia, anche nella più rosea delle previsioni, molto prevedibilmente se ne parlerà nel 2021. Quindi quest’anno lavoreremo per la preparazione di questa opportunità. Poi metteremo in campo tutta quella serie di attività che ci saranno consentite per informare su cosa sia, come funziona e come va tutelata l’Area Marina Protetta Regno di Nettuno.

E’ soddisfatto della ricerca? E’ un campo che vorrebbe rafforzare?

La ricerca è fondamentale, ci fornisce le notizie base sulle quali decidiamo la gestione dell’AMP. Se la ricerca ci dice quali sono le attività di maggior interesse per la pesca, ciò che aumenta o diminuisce, noi siamo di rispondere meglio, progettare e intervenire non solo nella gestione dei prossimi anni. Attualmente collaboriamo con la SzN ‘Anton Dohrn”, con l’Università, Istituti scientifici e biologi esperti. Più ricerca c’è, meglio è. Quando ci viene chiesto di fare ricerca, il Regno di Nettuno ha sempre le porte aperte.

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close