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AMP Regno di Nettuno, Miccio: «Ancora in Purgatorio, ma il 2019 sarà l’anno della svolta»

Gianluca Castagna | Ischia Con i suoi 11.256 ettari di superficie è l’Area Marina Protetta più estesa della Campania e racchiude al suo interno particolarità di enorme interesse, non solo naturalistico. L’Amp Regno di Nettuno, istituita con D.M. 27/12/2007 ed attualmente affidata in gestione provvisoria alla Capitaneria di Porto di Napoli, è una delle sei Amp campane che fin dalla nascita, persegue, pur con tribolate vicende, la protezione ambientale, la tutela e la valorizzazione del mare che circonda le isole di Ischia Procida e Vivara, nel Golfo di Napoli.
Un “patrimonio liquido” scrigno di biodiversità da conoscere, salvaguardare e promuovere. Perché le Aree Marine Protette non sono zone inaccessibili in conflitto con le comunità costiere, ma potenti opportunità di sviluppo, economia e cultura dell’ambiente. Com’è noto, all’interno di ogni area, vengono individuate zone con diversi gradi di tutela. Si inizia dalla A, il cuore del parco marino, la zona di riserva integrale, interdetta a tutte le attività che possono danneggiare l’ambiente e recare disturbo alle specie che popolano il mare: niente pesca, transito di natanti o balneazione, quindi, ma sì ad attività di ricerca scientifica e studio. Le zone B, di riserva generale, e C, di riserva parziale, vogliono invece assicurare una gradualità di protezione, attuando deroghe ai vincoli attivi nelle aree più delicate dell’area marina e consentendo una fruizione sostenibile del patrimonio naturale, magari con guide subacquee autorizzate e tour lungo la costa in compagnia degli studiosi.

Sul sistema delle AMP campane si è tenuta al Centro Culturale Multimediale di Ischia Ponte la prima delle tre conferenze sulla “Baia di Cartaromana: Incontri culturali”, tre appuntamenti organizzati dall’Associazione Archeologica per fare un punto su una della aree più suggestive e ricche di potenzialità turistiche e scientifiche della nostra isola.
Il primo degli incontri è stato tenuto dal Dott. Antonino Miccio, Direttore del Parco Marino di Punta Campanella, Vicedirettore AIDAP, l’Associazione dei Dirigenti dei parchi e delle Aree Protette italiane, e Direttore f.f. dell’AMP Regno di Nettuno. Programmi di studio e monitoraggio, la ricerca nei settori dell’ecologia della biologia marina e dell’archeologia subacquea al fine di implementare la conoscenza del territorio marino-costiero, il lavoro dei volontari provenienti da tutta Europa, l’educazione ambientale negli istituti scolastici di ogni ordine e grado, valorizzazione del territorio con l’obiettivo di stimolare cambiamenti nel comportamento dei cittadini rispetto all’ambiente e di promuoverne una fruizione sostenibile. Imperativi validi per ogni Area Marina Protetta, a maggior ragione per quella che, più di ogni altra in Campania, stenta a decollare.
Il Quotidiano Il Golfo ne ha parlato con il Dott. Miccio.
Quante aree marine protette abbiamo in Campania e qual è il loro stato di salute?
Le Aree Marine Protette della Regione Campania sono sei: i due parchi sommersi di Baia e della Gaiola, le due Aree marine del Cilento, Santa Maria di Castellabate e Costa degli Infreschi e della Masseta, l’ AMP Regno di Nettuno e quella di Punta Campanella. Lo stato di salute varia secondo l’Area: i due parchi sommersi sono relativamente piccoli, nascono per tutelare il patrimonio archeologico che custodiscono, quindi per certi versi sono più facilmente governabili, malgrado anche Baia abbia i suoi problemi. Le due cilentane, di nuova istituzione, devono fare ancora un po’ di strada muovendosi in maniera più incisiva sul territorio. Hanno la fortuna di avere come ente gestore una realtà consolidata come il Parco del Cilento. Ci sono infine le due Aree marine protette gestite da un consorzio di Comuni: Punta Campanella, che l’anno scorso ha compiuto 20 anni ed è una realtà consolidata, molto ben accettata dalla popolazione sulla costa, che ha compreso pienamente le opportunità che offre e non viene più percepita come un vincolo; e il Regno di Nettuno, che sta ripartendo da zero dopo un periodo di gravi difficoltà note a tutti. Ritengo tuttavia che anche per l’Amp di Ischia e Procida esistano possibilità e prospettive interessanti.
Quali sono le specificità proprie del Regno di Nettuno, nel bene e nel male?
Anzitutto il Regno di Nettuno vanta una molteplicità di habitat interessantissimi. In più possiede caratteristiche geomorfologiche legate al vulcanismo e alle emissioni gassose che la rendono un’Area davvero unica e preziosissima sotto l’aspetto scientifico. Altro dato da non trascurare è la presenza dei cetacei. Il Canyon di Cuma, in particolare, ospita la più importante famiglia presente nel mediterraneo di Delfino Comune, che, a dispetto del nome, oggi è a rischio ed inserita nella lista rossa delle specie in via di estinzione. Anche l’esistenza sull’isola di un centro di ricerca, quale la Stazione Zoologica “A. Dohrn”, resta di grande rilievo culturale e scientifico. Le difficoltà sono quelle di tutte le Aree Marine Protette, moltiplicate dal fatto che il Regno di Nettuno è ampissimo. Undicimila ettari difficili da controllare. Non è semplice per i soli 1500 ettari di Punta Campanella, figuriamoci per l’Amp di Ischia e Procida, dove tutto diventa decisamente più impegnativo.

Siamo oramai quasi nel clou della stagione turistica, periodo di forte stress per l’Amp. Quali strumenti o iniziative sono state messe in campo per fronteggiare le situazioni più critiche che inevitabilmente verranno a generarsi nell’Area?
Esiste anzitutto un accordo di collaborazione con la Capitaneria di Porto per i controlli. Sfortunatamente non esiste ancora un monitoraggio da parte del personale dell’Area Marina perché siamo ancora in fase di gestione. C’è bisogno di fare tanta informazione in mare. Ciò presupporrebbe che sul territorio si potesse contare su personale e volontari. Nemmeno quest’anno sarà possibile, siamo ancora in una fase di Purgatorio. Dal prossimo anno, quando si sarà normalizzata la situazione, e previa programmazione tempestiva nel periodo invernale, credo ci possa essere qualcosa di più stabile e organizzato. Qualcosa che faccia davvero decollare l’Area.
Perché parla di informazione a mare? Non sarebbe auspicabile cominciare da terra?
Anche a mare è importante. Bisogna essere presenti sul posto per informare chi, ad esempio, si trova in zona B e sta occupando un’area dove non potrebbe stare, ancorando dove non potrebbe ancorare. La prevenzione in tempo reale è fondamentale perché altrimenti si corre il rischio di fare solo attività repressiva, rendendo ancora più difficile il rapporto tra l’Area marina protetta e i cittadini o i natanti.
Due problematiche che assillano i nostri mari, quindi anche le Amp: le microplastiche e le reti fantasma. Com’è la situazione attuale?
Nel Golfo di Napoli la situazione riguardo alle microplastiche è il risultato di una ignavia generale durata decenni. Per oltre cinquanta anni abbiamo riversato a mare di tutto senza preoccuparci minimamente delle conseguenze. Quello che troviamo adesso, quindi, rappresenta ciò che nel tempo si è distrutto e trasformato in microparticelle di plastica. Il fenomeno è in remissione, è importante ricordarlo. Nei Comuni in prossimità delle Aree marine protette, penso soprattutto a quelli nel Cilento, la raccolta differenziata registra ottime percentuali e quindi ottimi risultati. Ciò significa che, da terra, è diminuito sensibilmente il quantitativo di plastica che finisce a mare.
E per le reti fantasma?
E’ un problema serio che va risolto in ogni caso, soprattutto per il danno che le reti fantasma arrecano all’ambiente in quanto continuano a catturare pesci. Lo scorso anno molti gruppi di volontari locali hanno compiuto diverse estrazioni nei fondali del Regno di Nettuno. Noi a Punta Campanella lo facciamo di continuo: appena ce ne viene segnalata la presenza, interveniamo e le portiamo via. La segnalazione è importante. Rispetto al passato il fenomeno è più sotto controllo, ma c’è bisogno della collaborazione di tutti. A Procida, di recente hanno sequestrato 150 nasse proprio grazie a una segnalazione. Non erano abbandonate, ma in zona vietata.
Esiste un problema di ipersfruttamento ittico? E’ ipotizzabile un ripopolamento e con quali strumenti?
La legge quadro sulle AMP non prevede l’introduzione di popolazioni ittiche o di allevamenti. Non puoi comprare un quintale di avannotti vivi e introdurli nell’area. E’ vietato. L’idea è che, attraverso la creazione di aree di nursing, si possa ottenere nel tempo un effetto noto come Spillover: i pesci in eccesso cominceranno a uscire al di fuori della zona A, quella con le maggiori restrizioni, e nelle loro migrazioni cominceranno a popolare anche le zone B e C. Che ci sia un abbassamento generale delle risorse alieutiche, è vero. Ma non dipende solo dalla pesca intensiva, contano anche altri fattori: dall’inquinamento al cambiamento climatico.

Se dovesse pioverle dal cielo un somma importante, dove la impiegherebbe?
Un piano ormeggio. Per prima cosa interverrei regolamentando il diporto. Un certo numero di ormeggi oltre il quale non si va, soprattutto in determinate zone. Ma interverrei anche sulla piccola pesca artigianale.
Le Amp della Campania custodiscono siti archeologici meravigliosi ma sommersi. Come farli “emergere” e portarli a conoscenza di un pubblico sempre più vasto? Quali iniziative si possono mettere in campo?
Anzitutto la divulgazione. Ci incaponiamo a fare informazione generalizzata senza mai calibrare bene i nostri obiettivi. Seguiamo canali e target sbagliati. Me ne sono accorto l’anno scorso quando la Regione Campania ci ha finanziato “Un mare di cultura”. Coinvolgendo la stampa specializzata, con i corrispondenti in Italia di testate internazionali, siamo riusciti a ottenere una risposta, in termini di turismo culturale e sostenibile, molto superiore.
A breve i giorni più difficili in mare. Parliamo di prevenzione: cosa bisogna o non bisogna fare?
La velocità è la cosa più importante. Nelle Amp si va a 10 nodi in zona C, a 5 nodi in zona B. Bisogna adottare un comportamento responsabile volontario, in mare non ci sono autovelox. Esiste poi tutta una serie di ordinanza emesse dalla Capitaneria di Porto che riguardano il campo della sicurezza, che è necessario conoscere e rispettare. Nelle prossime settimane un’enormità di imbarcazioni si riverserà in mare, quindi bisogna stare particolarmente attenti.

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