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Anche Casamicciola mette al bando i saponi inquinanti

CASAMICCIOLA TERME. Dopo Barano, anche il comune di Casamicciola sposa la “linea verde” e mette al bando detersivi e detergenti non biodegradabili. È di ieri, infatti, l’ordinanza sindacale firmata da Giovan Battista Castagna, primo cittadino del comune termale, che dispone il completo divieto per chiunque, privati e aziende, di usare, commercializzare e importare nel territorio casamicciolese  “saponi, detersivi, detergenti e qualsiasi tipo di prodotto solido, liquido, in polvere, in pasticche, in crema e sotto qualsiasi forma destinati ad attività di lavaggio e pulizia, al bucato a mano o in lavatrice”. Il divieto comprende anche le cosiddette prestazioni ausiliarie per lavare, destinate al prelavaggio, al risciacquo e al candeggio di indumenti,  gli ammorbidenti per tessuti, i prodotti destinati alla pulizia delle suppellettili da cucina, della casa e dei pavimenti, che non siano ecocompatibili e biodegradabili nella misura del 100% e in tutte le loro componenti che contengano fosforo e fosfati in qualsiasi percentuale. L’ordinanza esclude comunque dal divieto i prodotti destinati all’igiene personale, e in via transitoria sarà consentito, per i tre mesi successivi all’adozione del provvedimento, la vendita e l’utilizzo dei prodotti elencati il cui livello di biodegradabilità si comunque non inferiore a quello stabilito dalla legge, allo scopo di consentire l’esaurimento delle scorte e dei depositi di magazzino. L’infrazione al divieto comporterà l’irrogazione di sanzioni amministrative da 25 fino a 500 euro. L’ordinanza costituisce un altro passo avanti verso una maggiore consapevolezza ecologica e un minor impatto ambientale, a vantaggio del territorio e del mare circostante. Le ordinanze varate dai sindaci recepiscono i risultati di un’indagine di mercato svolta dalla stessa Evi s.p.a., così come previsto dalla delibera n. 18 dello scorso 8 giugno del Cisi, dalla quale risultano già in commercio detersivi e saponi biodegradabili al 100% e senza contenuto di fosforo. La direzione intrapresa sembra finalmente quella giusta, prefigurata due mesi fa anche da una nota di Pierluca Ghirelli, nella quale il liquidatore unico dell’Evi, per rendere effettivo il divieto di vendita dei detersivi non biodegradabili al 100%, segnalava che uno dei metodi di controllo possibili, semplice ma anche efficace, potrebbe essere costituito dall’accertamento della presenza, sui prodotti oggetto di verifica, di almeno uno dei seguenti certificati di qualità: Ecolabel; Bioceq-Cepb; Aiab-Icea. La presenza di tale certificazione potrebbe infatti essere resa nota attraverso la stampa, sulla confezione del prodotto, del logo grafico ufficiale associato. La presenza del logo sul prodotto costituirebbe ragionevole garanzia di qualità, “tanto più che – osservava Ghirelli – il certificato Ecolabel ha un riscontro istituzionale ufficiale per l’Unione Europea, Bioceq è ente certificatore accreditato dalle autorità italiane mentre Aiab ed Icea, dal canto loro, sono certificati che godono di ottima reputazione di affidabilità e serietà”. Tale accorgimento faciliterebbe enormemente il compito anche agli addetti ai controlli: sarebbe immediatamente evidente se un prodotto sia o meno “fuorilegge”, senza alcun bisogno di consultare astrusi elenchi per appurare la rispondenza di un prodotto ai requisiti richiesti dall’ordinanza.

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