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Andar per cantine, salta (forse) l’edizione 2018

Gianluca Castagna | Forio – Dalla Pro Loco Panza assicurano che non tutto è perduto. Ma, per continuare a crescere, e offrire standard qualitativi accettabili, ‘Andar per cantine’, rassegna settembrina dedicata agli itinerari vitivinicoli dell’isola d’Ischia, ha bisogno di un nuovo e marcato coinvolgimento di più attori all’interno della macchina organizzativa: partnership ed istituzionalizzazioni sono, pertanto, due passaggi oggi ineludibili allo scopo di rendere più corale, partecipata e foriera di opportunità, una manifestazione giunta ormai alla X edizione che non smette di crescere nei numeri, ma genera problematicità, non solo logistiche, difficili da risolvere.
In questo momento, infatti, si vive la paradossale situazione di una rassegna che non riesce a reggere l’impatto dell’interesse che richiama. Tanto da spingere gli organizzatori a fermarsi e mettere in forse l’edizione 2018.

Un appuntamento, quello di ‘Andar per cantine’ che non vive solo dei giorni in cui si realizza. Si prepara tutto l’anno, durante il quale cerca di costruire un tessuto, radicarsi nel territorio, realizzare eventi collaterali (“Andar per sentieri”, tra i tanti), promuoversi nelle fiere turistiche internazionali, contribuire a quella cultura diffusa delle tradizioni di cui tutti parlano ma di cui nessuno sa veramente come occuparsene. Un’impresa a tutti gli effetti che, se dipende dall’umore ballerino delle amministrazioni, dalla disponibilità intermittente delle cantine, dalla scarsa collaborazione dei vettori e da una logistica inadeguata alla richiesta, viene necessariamente messa in discussione. In primis da chi l’ha ideata.
Ogni organizzatore di eventi, manifestazioni, festival vorrebbe che le proprie iniziative camminassero sulle proprie gambe senza dover dipendere dai chiari di luna dei contributi pubblici. E ragionare su una prospettiva di medio/lungo termine per crescere e non regredire. Quando ciò non è possibile, una riflessione va fatta. Magari stando fermi un giro. Al momento, sembra questa la decisione presa dalla Pro Loco Panza e dal suo Presidente Leonardo Polito.

Cominciamo da un bilancio della X edizione.
La manifestazione ha mantenuto in buona parte gli stessi livelli di partecipazione dello scorso anno. Qualche numero in meno a causa delle prime due giornate caratterizzate dal maltempo. Per noi era importante verificare la tenuta della rassegna in termini di afflusso, dopo il boom dell’edizione 2016. Da questo punto di vista, siamo soddisfatti. Le aspettative sono state confermate. In termini di risposta sia da parte degli isolani, alla riscoperta di luoghi ormai dimenticati, che di turisti italiani e stranieri, sempre più appassionati di enogastronomia locale. Tra questi mi piace segnalare americani, russi, tedeschi, svizzeri, austriaci e perfino australiani. Una connotazione internazionale sempre più ampia che ci rende molto orgogliosi.
Eppure qualcosa non ha funzionato, oppure ha funzionato a fatica.
Quando è nata, ‘Andar per cantine’ si proponeva di diffondere itinerari alla scoperta della cultura vitivinicola e contadina isolana per un numero limitato di persone. Negli anni la richiesta è aumentata, siamo andati oltre ogni aspettativa. Un conto è portare in giro 100 – 200 persone, altro è gestirne mille. Per le piccole cantine, in particolar modo, è un impatto gravoso soprattutto quando non è accompagnato dalla commercializzazione dei loro prodotti. Intendiamoci, “Andar per cantine” chiude in attivo, anche perché c’è molto volontariato. Tante persone ci aiutano, a partire dagli sponsor fino ai piccoli vignaioli a cui va un ringraziamento enorme. Ora, però, non possiamo più crescere, né esaudire le richieste che ci arrivano fornendo servizi di qualità ed evitando brutte figure.
A cosa si riferisce?
Con i pullman e le navette a disposizione della nostra organizzazione, ad esempio, non riusciamo più a far fronte al numero di prenotazioni. Siamo stati costretti a noleggiare un bus da Napoli per tutta la durata della manifestazione. Purtroppo gli operatori turistici locali ci dicono sempre di essere super-impegnati, hanno tanto lavoro e non possono mettere a disposizioni i loro mezzi. Sia chiaro, noi vorremmo pagarne il noleggio, chiediamo sempre loro dei preventivi. Ma la disponibilità a collaborare è minima. Racconto un episodio: un giorno c’è stato un piccolo incidente a un bus che ha rotto lo specchietto. Cinquanta partecipanti erano pronti a partire per il giro nelle cantine e non si trovava nessuno che potesse noleggiarci una navetta. Quelli che abbiamo trovato ci hanno chiesto 500 euro per un solo pomeriggio. E’ avvilente. Noi organizziamo una manifestazione per il bene dell’isola d’Ischia, per il turismo e anche per l’indotto. Tutti gli operatori ne traggono vantaggio. Era proprio il caso di lucrare su una situazione di difficoltà? L’episodio, spiacevole, rivela l’indisponibilità a fare sistema e a comprendere il valore della manifestazione.

L’edizione 2018 potrebbe dunque saltare?
Mai come quest’anno abbiamo dovuto rinunciare a molte prenotazioni. Se nelle precedenti edizioni, bene o male, riuscivamo a far partire quasi tutti, quest’anno, per non incorrere in problemi o disservizi che possono nuocere alla manifestazione, abbiamo dovuto dire di no. Nell’ultimo weekend siamo stati costretti a rinunciare a circa 800 prenotazioni. Perché non avevamo sufficienti mezzi a disposizione per trasportarli o perché la cantine più piccole e disponibili non potevamo accogliere numeri così importanti.
E le grandi?
La realtà è che le cantine che partecipano per tutta la durata della rassegna sono poche. E sono soprattutto quelle piccole. I grandi nomi, d’Ambra, Tommasone, Cenatiempo, Mazzella partecipano col contagocce. Ecco, io auspico una riflessione anche da parte loro. E’ vero che siamo nel pieno della vendemmia, è vero che per loro può essere complicato accogliere visitatori durante tutto l’arco della manifestazione, però, se negli ultimi anni si è parlato di vino, viticoltura, turismo enogastronomico, itinerari alternativi e diversificazione dell’offerta turistica, un piccolo merito è anche di “Andar per cantine”. Che, negli ultimi anni, ha investito tanto in comunicazione. Circa 100mila euro.
Non saranno un po’ troppi?
Il passaparola è importante, ma se vogliamo uscire sui media nazionali per un lancio davvero forte, è necessaria una campagna promozionale di un certo peso. C’è bisogno, dunque, di un intervento combinato degli enti. ‘Andar per cantine’ porta benefici turistici a tutta l’isola, si bruciano tantissimi soldi in altre manifestazioni, non vedo perché non investire in questo evento che lascia davvero qualcosa sul territorio. Impegniamo i vettori, le aziende agro-economiche, rilanciamo le escursioni, il turismo green, tradizioni e culture locali. Gli interlocutori pubblici fanno finta di non vedere.
Un j’accuse verso gli enti locali. Come si sono guastati i rapporti?
Da anni facciamo richiesta di patrocinio e contributo a tutte le amministrazioni dell’isola ma, tranne un piccolo contributo arrivato anni fa dall’Azienda Turismo e Soggiorno diretta allora da Mimmo Barra, non si è più visto un euro. Non è solo una questione di soldi: abbiamo bisogno di un contributo di idee, di organizzazione, persone, vettori. Qualcuno ha anche obiettato che questa è una manifestazione che si fa a Panza. Forse non hanno letto il programma o non sanno dove vivono. Il comune che ha avuto più afflusso e benefici turistici dalle ultime edizioni di “Andar per cantine” è quello di Serrara Fontana. Sono migliaia i visitatori che hanno conosciuto e apprezzato le cantine di Serrara Fontana. Non è una mia opinione, possono raccontarlo tranquillamenti gli stessi residenti e i proprietari delle cantine. A sostenerci in primis, però, dovrebbe essere l’amministrazione di Forio, se non altro perché, come Pro Loco Panza, collaboriamo da anni con l’amministrazione per il cartellone di Natale e altre iniziative nelle quali siamo sempre in prima linea. La loro assenza è una grande delusione.

So che è stata presa in considerazione l’idea di spostare la manifestazione in altro periodo.
Sì, tra maggio e giugno. Quando le cantine più grandi darebbero maggiori disponibilità. E’ solo un’ipotesi, non siamo convinti. La manifestazione nasce a settembre perché ha uno scopo preciso: mostrare al pubblico il rito della vendemmia, il periodo di vinificazione. Una festa ideale per il clima, per il tipo di turismo, per il fascino della tradizione. A maggio sarebbe un appuntamento più freddo, sterile. Nella cantine un visitatore non troverebbe gli oggetti della vendemmia, il profumo del mosto, le vinacce, l’uva. Perderemmo molto in termini di suggestione e appeal.
Cosa intendete fare a questo punto?
Bisogna ripensare la manifestazione attraverso un tavolo di concertazione attorno al quale devono sedersi tutti i soggetti che, a vario titolo, sono coinvolti nell’evento: cantine, enti, tour operator, guide, tutta l’organizzazione. Da questo tavolo deve nascere la volontà di voler proseguire. A fatti, non a parole. Non avrebbe più senso continuare se arrivano centinaia di prenotazione che noi non riusciamo ad accogliere. Significa che stiamo sbagliando qualcosa o che “Andar per cantine” vada completamente ripensata. Cercare di capire in che direzione andare, questo è il punto. Stabilire se esistono margini di crescita e miglioramento oppure no. Noi, come Pro Loco, siamo sicuri che possa portare tanti benefici all’isola, attraendo – i dati lo dimostrano – turisti con una significativa disponibilità economica e quindi capacità di spesa. Siamo interessati a intercettarli oppure no?
Quando pensate di convocare questo tavolo?
Il prima possibile. In questo momento l’idea è di fermarsi, a meno che non emergano risposte diverse da parte di tutti i nostri interlocutori. Già sarà difficile riunirli: tutti sono animati da buone intenzioni, poi vengono meno. La stessa Federalberghi non riesce mai a essere incisiva in fase collaborativa. Tante parole, ma i fatti latitano. Tra 15 giorni siamo stati invitati alla fiera del Turismo di Rimini. Non abbiamo le date, abbiamo detto. Venite lo stesso, ci hanno risposto.
Se da questo incontro non dovessero arrivare le risposte che attendete?
Ci fermiamo. E’ stato un anno faticoso e particolare. Un’edizione, l’ultima, piena di soddisfazioni e al tempo stesso di amarezza. Il terremoto, la chiusura della tenuta di Crateca, le cantine Tommasone che sono venute meno all’ultimo, tanti problemi anche per le piccole cantine e i vignaioli. Un anno di pausa, forse, rappresenterebbe un momento di riposo e riflessione per tutti. Non vorrei tirare troppo la corda e spezzarla.

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