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Piatti tabù: non parlate di coniglio agli angolsassoni

A Beppe Bigazzi, esperto di prodotti gastronomici nel programma “La Prova del Cuoco”, elogiare la carne di gatto, nel corso della trasmissione, è costato il posto.
Il presentatore aveva citato un proverbio toscano che dice “a berlingaccio chi non ha ciccia ammazza il gatto” (che significa letteralmente “il giovedì grasso chi non ha più carne da mangiare si ciba del gatto”) riferito a quando, in passato, ci si cibava anche di gatti per sopperire alla mancanza di proteine durante la fine del periodo invernale. Bigazzi spiegò la procedura utilizzata per trattare la carne dell’animale per migliorarne il sapore, riferendo altresì di averla consumata in diverse occasioni. A seguito delle polemiche suscitate dal caso, lo stesso Bigazzi ha avuto modo di spiegare al Corriere della Sera il reale senso delle sue frasi dichiarando:

Ma a poco è valsa la sua giustificazione. Ma il gatto in tavola, non è il solo oggetto di disputa degli italiani in fatto di cucina.
Il cavallo divide gli animi: c’è chi mai ne mangerebbe, chi lo trova delizioso e chi fa volentieri la spesa nelle numerose macellerie specializzate in carni equine. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito neanche a parlarne.
Il nostro amato coniglio (anche a Malta è un piatto must), è un piatto tabù per molti. Guai a farlo sapere ai popoli anglosassoni che noi lo mangiamo! Per loro è un pet, un cucciolo da compagnia. Proprio loro che, tuttavia, imbandiscono la tavola con piatti a base di scoiattolo, mentre per noi sarebbe come mangiare Cip e Ciop. E che dire del capriolo? Molti chef delle Alpi ricordano spesso le battute di famiglie inglesi in vacanza alla proposta di uno spezzatino di capriolo: «Dovrei dire a mia figlia che state cucinando Bambi?».

Sono numerosissimi gli esempi di cibi considerati tabù in alcune società prelibatezze in altre: in Cina allevano come cibo cani e e gli insetti fritti sono street food da gustare passeggiando; in Australia arrivano a tavola canguri e coccodrilli (che hanno il sapore del pollo, dicono). In Giappone ancora non si riesce a porre un freno alla caccia a scopo alimentare di balene e addirittura dei delfini.

E poi come non pensare alle – per noi – succulente bistecche, aborrite dagli indiani, che considerano le mucche animali sacri? Ma qui si entra nella sfera religiosa (del no alla carne di maiale per musulmani o per ebrei, che mangiano solo carne di animali con lo zoccolo diviso, purché ruminanti). Al di là dei tabù religiosi, ciò che rende “buono da mangiare” (per dirla con l’antropologo Marvin Harris) un animale in una data società è il suo grado di vicinanza, o meglio lontananza, domestica all’uomo.
E allora quando promuoviamo Ischia in Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti, Canada e negli altri Paesi anglosassoni, evitiamo di pubblicizzare che il nostro piatto tipico è il coniglio…..

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