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Anna Grimaldi plaude al progetto Yep!

Tutti gli occhi sono puntati su YEP!. Il progetto dell’associazione di volontariato “Gabbiani Onlus” (tra i partner anche le cooperative sociali di Ischia Arké ed Asat) che rientra tra le iniziative finanziate dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel settore “Giovani per il Sociale”, è entrato nel vivo. L’obiettivo è quello di agevolare l’orientamento e il ri-orientamento dei giovani ischitani, affiancandoli – con percorsi di coaching studiati in loro soccorso – nei processi decisionali legati allo snodo dopo le scuole medie, con la scelta dell’indirizzo della scuola secondaria di secondo grado, e al bivio successivo, al termine del ciclo delle “superiori”, con la scelta – eventuale – di un percorso universitario o con l’immissione nel mondo del lavoro.
E “YEP!” – che si rivolge, nei diciotto mesi della durata del progetto, a una popolazione studentesca di circa duemila unità e, attraverso percorsi di coaching specifici, anche alle loro famiglie, offrendo una serie di consulenze anche individuali – convince anche Anna Grimaldi, responsabile della Struttura di supporto e coordinamento tecnico-scientifico del Dipartimento Sistemi Formativi dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori).
Dottoressa Grimaldi,  cosa ne pensa del progetto YEP!?
«Il progetto ha, a mio avviso, tre punti di forza. Anzitutto si fonda su paradigmi culturali in linea con la più recente letteratura e si sostanzia in un lavoro sistemico che vede il suo perno nel formare giovani consapevoli e corresponsabili in grado di saper scegliere e saper trovare un significato, un fil rouge, nel proprio progetto di vita. Sapersi orientare in maniera consapevole ed efficace richiede lo sviluppo di alcune competenze  personali che facilitano l’attivazione di questo processo e ne aumentano l’efficacia.  La maturazione di tali competenze orientative è legata al perseguimento di obiettivi diversi: implementare lo sviluppo di un atteggiamento e uno stile di comportamento proattivo rispetto alla gestione della propria storia personale. Si tratta di risorse (capacità di attivazione, canalizzazione degli obiettivi, diagnosi dei problemi, ecc.) che hanno a che fare con i prerequisiti minimi per affrontare positivamente snodi complessi del processo di orientamento scolastico e professionale e costituiscono la premessa indispensabile per un reale auto-orientamento; favorire lo sviluppo nel giovane di competenze di auto-monitoraggio  come la capacità di mantenere un livello di consapevolezza critica sulle esperienze in corso e di saper valutare in maniera preventiva eventuali fattori di rischio; sostenere lo sviluppo di  competenze orientative di sviluppo della propria storia formativa e lavorativa che consentono di darsi degli obiettivi di crescita (personale e/o professionale), di investire delle energie per il raggiungimento di un obiettivo, di costruire dei progetti individuali assumendosi responsabilità e rischi connessi alla loro realizzazione.
Mi sembra che tutti e tre questi obiettivi siano presenti nel progetto YEP e quanto ai luoghi, il coinvolgimento precoce degli ambienti scolastici, in considerazione del target principale, è quanto mai opportuno.  Il sistema scolastico contribuisce alla maturazione del processo di auto-orientamento attraverso due tipologie di funzioni. La prima è una funzione insita alla propria finalità istituzionale, cioè connessa alla funzione formativa, alla crescita della persona e al suo sviluppo in termini di cittadinanza attiva. Questa funzione coincide con le finalità della didattica orientativa che costituisce parte integrante del progetto formativo d’istituto ed è di stretta competenza dei docenti.
La seconda funzione ha a che fare con azioni che intenzionalmente influenzano lo svolgersi dell’esperienza orientativa dello studente; in questo senso assumono le caratteristiche di un’azione più specialistica e vedono la partecipazione di più soggetti organizzativi presenti sul territorio.
E andando al secondo punto di forza del progetto, vedo nell’intento di creare  forti sinergie territoriali con i vari attori locali una importante traiettoria di sviluppo. Un risultato di successo comporta necessariamente l’apporto coordinato di una pluralità di soggetti tra cui prioritariamente i servizi che agiscono nell’ambito delle politiche attive del lavoro (in particolare della formazione e del raccordo domanda-offerta di lavoro) ed i soggetti (pubblici e privati) che agiscono nel settore dell’istruzione e della formazione.  Come ho detto e scritto in varie occasioni, “il servizio di orientamento efficace e sistemico si configura come una rete tra soggetti organizzativamente autonomi che  devono integrarsi tra loro e devono creare reciproci e significativi legami”.
Il terzo punto di forza risiede nel coinvolgimento insieme di giovani, genitori e docenti. Se, infatti, si vuole determinare o quanto meno innescare un cambiamento culturale è necessario lavorare su vari fronti: con i giovani  per favorire un atteggiamento proattivo che li rendi committenti del proprio percorso di vita, con i genitori (o le famiglie) per favorire un atteggiamento di accettazione delle differenze culturali e dei comportamenti giovanili e, allo stesso tempo di abbattimento dei pregiudizi e degli stereotipi; con i docenti per aumentare la competenza relativamente alle dinamiche individuali e di gruppo e alla capacità di fare didattica orientativa».
Lei è già stata a Ischia in un evento di orientamento e coaching qualche anno fa organizzato dalle cooperative Arké e Asat con Gabbiani onlus capofila. Cosa la induce a ritornare?
«Il mare e la bellezza dell’isola, a me infinitamente cara».
Cosa ne pensa del consiglio orientativo che ancora alcune scuole medie in Italia e anche sull’isola consegnano agli studenti in terza?  Si tratta di una pratica coerente con le linee guida nazionali in orientamento?
«
No, bisognerebbe rivedere tutte queste pratiche che danno consigli e suggerimenti a favore di un intervento più maturativo che veda nell’interazione con la persona la crescita e lo sviluppo di autonomia e responsabilità. Voglio solo ricordare che la definizione di orientamento sancita nell’Accordo sull’orientamento permanente approvato in conferenza unificata lo scorso 20 dicembre 2012 che ben rappresenta i postulati culturali che ho precedentemente descritto, recita:  “L’orientamento è Il processo volto a facilitare la conoscenza di sè, del contesto formativo, occupazionale, sociale, culturale ed economico di riferimento, delle strategie messe in atto per relazionarsi ed interagire con tali realtà, al fine di favorire la maturazione e lo sviluppo delle competenze necessarie per poter definire o ridefinire autonomamente obiettivi personali e professionali aderenti al contesto, elaborare o rielaborare un progetto di vita e di sostenere le scelte relative”».
Che novità ci sono a livello nazionale ed europeo sul fronte orientamento?
«Direi che in questo momento le novità sono più a livello nazionale. Abbiamo finalmente approvato in Conferenza Unificata 5 accordi/intese in materia di apprendimento e orientamento permanente: sono atti politici a cui mai eravamo pervenuti. Bisogna ora far si che le “intenzioni” (obiettivi, standard, linee guida, ecc.) scritte vengano recepite dai territori. L’iniziativa YEP!  mi pare possa collocarsi proprio in questa direzione di sviluppo. D’altra parte conosco da tempo Lucia Esposito, manager del progetto, e, conoscendo la sua competenza e la sua determinazione, sono certa che l’isola di Ischia sarà candidata all’oscar sull’orientamento».

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