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Anteprima “Thalassa” alla Borsa del Turismo Archeologico. Da Pithecusae il Cratere del Naufragio in mostra al MANN

Avventura, fascino dell'esotico, crocevia di culture. Ci saranno anche reperti ischitani all’attesa esposizione dedicata al Mediterraneo a partire dal prossimo 5 dicembre. Prime anticipazioni all’appuntamento fieristico di Paestum

Una coppa che racconta tutto il coraggio e tutta la paura di chi va per mare. Oggi come nell’antichità. La forza invincibile dei flutti, i pericoli del viaggio, l’abisso dominato dalle creature marine. Ci sarà anche il Cratere del Naufragio, gioiello custodito al Museo Pithecusae di Lacco Ameno, alla Mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, dal prossimo 5 dicembre al 9 marzo 2020 negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Rinvenuto in una tomba della necropoli di San Montano e risalente all’VIII secolo a.C., il Cratere farà parte degli oltre quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali (tra queste, il Museo Archeologico di Atene, che presterà almeno trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento), che tracceranno la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico. 

Alla Borsa di Paestum non si registrano significative partecipazioni ischitane. Malgrado Pithecusae, Aenaria, scavi sottomarini ed en plein air. A riprova che di turismo culturale è facile riempirsi la bocca, più difficile tradurlo in gesti concreti e lungimiranti.

Il vaso pithecusano è famoso perché, tra quelli trovati in Italia, è dipinto con figure e non con soli motivi geometrici; oltre che per la scena, quella di un naufragio, tra le pochissime pervenute dal mondo greco. Immagine spettacolare e piena di orrore: la nave capovolta, i marinai che cercano scampo nuotando tra le onde e i pesci, mentre uno di loro sta per essere divorato da un esemplare enorme. Non poteva dunque mancare in uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, all’interno di un’istituzione museale e culturale che negli ultimi anni, sotto la direzione di Paolo Giulierini, ha visto crescere presenze e interesse in modo esponenziale.

Un’anteprima di quanto vedremo al MANN dal prossimo 5 dicembre è stata data alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum, evento espositivo di portata internazionale, oltre che luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale ed al patrimonio archeologico, proficua (per chi sa/vuole approfittarne) occasione di incontro per addetti ai lavori, operatori turistici, viaggiatori e appassionati.

Alla Borsa, dal 14 al 17 novembre, non si registrano significative partecipazioni ischitane. Malgrado Pithecusae, Aenaria, scavi sottomarini ed en plein air. A riprova che di turismo culturale è facile riempirsi la bocca, più difficile tradurlo in gesti concreti e lungimiranti (visti i dati – da miniera d’oro – che questo particolare segmento di economia turistica fornisce annualmente).

Ci sarà invece Paolo Giulierini a illustrare in anteprima i temi più importanti di “Thalassa”. «Non “è solo una mostra sul Mediterraneo antico» ha sottolineato il direttore del Museo Archeologico di Napoli, «ma soprattutto un esempio di metodo. Al centro del nostro lavoro  ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso.»

«Nelle molte sezioni – anticipa Giulierini – troverete  temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche  le nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. Thalassa disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei.»

Giulierini: «Thalassa disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei»

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare. Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa. 

Il mare dunque come via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma facendo tappa a Aenaria, il porto della baia di Cartaromana, testimoniando così la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane.

Per gli antichi il Mediterraneo era non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo. 

Naturalmente, il Mare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.  

La mostra “Thalassa”, inoltre, andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il Direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: per questo ‘Verso thalassa’ abbiamo ospitato  la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell’ esposizione.

Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico” realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque”.

Il progetto espositivo di “Thalassa” nasce in collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019 e alla cui memoria cui la mostra sembra idealmente dedicata.

«Parlando di patrimonio culturale sommerso» disse una volta Tusa, «la felicità e l’orgoglio di essere depositari di tanta ricchezza non ci devono far dimenticare anche la grande responsabilità che abbiamo nel custodirlo, nel mantenerlo e divulgarlo.» 

La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia). 

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