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Antonio Acunto a Berlino, la Merkel ad applaudirlo

Di Isabella Puca

Foto Tommaso Monti

SERRARA FONTANA- Non è passata neppure una settimana dal concerto più importante della sua vita che Antonio Acunto ha voluto raccontarci della sua esperienza in musica con la quale, grazie a lui, il nome di Ischia viaggia nel mondo della musica classica. Erano in 500  domenica scorsa alla Konzerthaus di Berlino per un grande concerto di beneficenza, in prima fila la cancelliera tedesca Angela Merkel, grande amica del nostro Antonio Acunto, accompagnata da venti, tra amici e parenti. «È stato il concerto più importante della mia vita, – ci racconta ancora pieno di emozione Antonio – ho suonato in una delle sale più prestigiose al mondo, lì dove hanno suonato i grandi della musica classica. Quando ero a studiare a Berlino la sera passavo in cartellone a vedere chi c’era per cui ritrovarmici dentro, è stato emozionante». Organizzato da un’ importante agenzia e dalla Croce Rossa di Berlino, l’evento ha visto lo svolgersi di  quattro concerti nella stessa giornata; tra questi quello dell’ischitano Antonio Acunto che si è esibito per un’ora e mezza a partire dalle 18:00, «sono davvero contento perché la mia sala era piena e c’ era la Merkel che ha acquistato 20 biglietti per la sua famiglia; le prime due file erano loro. Nonostante fossi davvero emozionatissimo il concerto è stato un successo, ho suonato tuti i miei cavalli di battaglia,  Chopin, Schumann e Rachmaninov. Tra tutti i brani il “Carnaval” è piaciuto tantissimo». Il Carnaval, composizione di Shumann, è un pezzo su cui Acunto lavora da molti anni, ma l’emozione dell’ultima interpretazione è ancora viva nel suo racconto, «ero reduce da un mese da Baden Baden dove studio e vivo alla casa di Brahms grazie a una borsa di studio. È stata un’esperienza fortissima, me ne volevo andare dopo solo una settimana. Stare da solo in una casa museo dove tutto ti dà tale timore reverenziale, perché è appartenuto a Brahms,  non è facile. La città poi è di una bellezza sconvolgente e la suggestione rivive intorno alla casa di Clara Schumann e alla loro storia». Nella vita di Antonio Acunto non sono mancate le difficoltà, da figlio di pescatore a musicista apprezzato da tante illustre personalità e, anche nell’ultima esperienza la sua abnegazione al lavoro e alla musica è stata notevole, «il pianoforte di Baden Baden era quello originale di Brahms e non mi trovavo, allora ho escogitato una serie di peripezie per stare in un allenamento sportivo con la tastiera e sono riuscito ad avere le chiavi della sala da concerti dalle 19:00 per tutta la notte; ho dovuto cambiare tutti i miei ritmi ma è stato di una poesia che non si può raccontare». Il concerto di Berlino è stato organizzato in modo tale che la Merkel potesse essere presente per ascoltare, a casa sua, il suo amico ischitano, «abbiamo organizzato con l’aiuto del marito ma è stata una cosa molto discreta, nessuno sapeva che lei sarebbe venuta. È un periodo difficile per lei e in molti avevano paura anche per me, dato che gli ultimi atti terroristici hanno preso di mira teatri e sale da concerto. Per fortuna è stato tutto molto tranquillo e, dopo il concerto, è salita sul palcoscenico per salutarmi. La Merkel, come tutti gli altri, era un’ospite pagante, se fosse stato Renzi o qualche politico italiano avrebbe preteso i biglietti gratis».  La Merkel, accompagnata dal marito e da parenti e amici ha potuto assistere in tutta tranquillità al concerto di Antonio, regalandosi un po’ di relax, ignara che l’indomani un attentato in Turchia avrebbe ucciso dieci cittadini tedeschi. «Era felice, – continua a raccontarci Antonio – seduta in prima fila, mi sorrideva; l’ho vista rilassata come quando viene a Ischia. Credo che come tutti, abbia bisogno di attorniarsi di persone normali, che la fanno star bene. Dopo il concerto ci siamo intrattenuti in camerino a parlare. Devo dire, io sono molto spontaneo anche con lei. Credo sia rimasta affascinata dal fatto che mi sono inventato una storia e l’ho perseguita, più che inseguita, con costanza, perseveranza. Vedere che il figlio di un pescatore che nasce su uno scoglio e si inventa una storia assurda… sull’isola nessuno ha fatto questa carriera, ma io da piccolo già sapevo che volevo fare questo». Nonostante tutte le esperienze e i riconoscimenti ricevuti, Antonio Acunto non ha perso la spontaneità tipica del Sud e neppure all’indomani dell’essere riuscito a riempire una sala a Berlino, come solo i grandi della musica hanno fatto, continua a sentirsi umile. «Qualche volta – ci confida Antonio – le ho detto che penso alle difficoltà che una donna come lei può avere nel gestire le sorti del mondo e lei ha ribattuto dicendo che pensa lo stesso di me, alle cose incredibili che faccio quando sono al piano, quando suono a memoria, senza guardare lo spartito». Tra qualche settimana “Tv Globo”, la tv brasiliana, dovrebbe mandare in onda uno speciale su Ischia dove un focus è stato interamente dedicato al nostro musicista; «vorrebbero farmi suonare lì in Brasile, ma ora vediamo, intanto tra una settimana riparto, ho due concerti con una flautista a Baden Baden». Antonio ci ha ricevuti nel suo studio di Sant’Angelo, un angolo che ha accolto non solo la Merkel ma tanti che, ammaliati dalla sua musica che risuonava tutt’intorno le pensioncine e gli hotel, si recavano lì da lui per ascoltarlo suonare. Mentre eravamo lì, la nostra chiacchierata è stata interrotta più volta da grida e tonfi di pallone alle pareti, «un anno e mezzo fa, – ci spiega Antonio – hanno costruito proprio qui accanto un campo di calcio. È un continuo di grida e pallonate. E pensare che quelli che hanno organizzato il concerto lì a Berlino mi hanno conosciuto più di venti anni fa; sono giornalisti della radio tedesca, alloggiavano alla pensione “La vigna”, la musica del mio piano arrivò lì da loro che vollero conoscermi e, sempre con loro, c’è stata la mia prima registrazione lì a Berlino». Forse Sant’Angelo, oggi, non è più la stessa ed è un peccato che non ci sia più quell’atmosfera che ha accolto tanti personaggi illustri, non ultima la Merkel, «l’ultima volta che è stata qui le spiegai la situazione, ho dovuto spostare il mio studio e prendere delle porte che insonorizzassero i suoni provenienti dall’esterno. Cosa mi rispose? “Invitali a sentire un tuo concerto!” Avrei voluto risponderle che gli ischitani non sono più come quelli di un tempo, che non hanno lungimiranza nelle cose che fanno. Pensavo che con la mia musica stessi facendo qualcosa anche per il mio paese, ma poi mi hanno costruito un campo da calcio vicino casa».

 

 

 

 

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