CULTURA & SOCIETA'

“Apri gli occhi”, domani la presentazione alla “Giunti”

Venerdì 16 gennaio si terrà a Ischia alle 18 la presentazione del libro “Apri gli occhi’ della giornalista Giuliana Covella sul procidano Giuseppe Rassello. Appuntamento presso la Libreria Giunti ad Ischia Porto, in via Roma.

Il libro parla della storia di padre Giuseppe Rassello, sacerdote al Rione Sanità di Napoli tra il 1989 e il 1990. A lui si deve la felice intuizione di valorizzare le Catacombe di San Gennaro, San Gaudioso e San Severo come fonte di reddito, di occupazione e di sviluppo del territorio. Una strada tracciata per il suo successore, don Antonio Loffredo, che ha dato vita – proseguendolo – a quel sogno. Padre Rassello voleva offrire un’alternativa ai giovani di quello che, all’epoca, era uno dei quartieri più degradati e malfamati di Napoli. Giovani che, pagando lo scotto di essere nati in un rione dove il tasso di disoccupazione era elevatissimo, erano facile preda della camorra o distruggevano le loro vite con la droga. Rassello insegnò loro il valore della bellezza e per questa sua “missione” pagò un prezzo altissimo. Il 2 giugno del 1990 fu arrestato sul sagrato della basilica di Santa Maria della Sanità con l’accusa di aver abusato di un ragazzo di 14 anni. Nemmeno due mesi prima – attraverso le telecamere di Samarcanda di Michele Santoro – aveva denunciato i legami tra la malavita locale e quello Stato a cui chiuse le porte della sua chiesa per impedire un comizio della Democrazia cristiana in vista delle elezioni che si sarebbero tenute di lì a poco.

Questo libro cerca di ridare dignità e giustizia ad un uomo, un sacerdote, un intellettuale che negli anni alla Sanità ha sempre anteposto il bene di quei minori a rischio al suo, tracciando il futuro di un quartiere che ancora oggi lo ricorda e lo ama.

Tre giorni dopo l’arresto, quando era ai domiciliari qui a Procida, don Rassello dichiarò: «Quel fango che mi hanno buttato addosso è più pesante del piombo di una P38. Sì, avrei preferito essere ucciso piuttosto che passare per un violentatore di bambini. È una macchinazione. Temevo che prima o poi qualcosa del genere sarebbe accaduta».

Morì a Procida nel 2000, a soli 49 anni. Giuseppe li ha perdonati, tanti di noi no. Si porteranno dentro il rimorso finché vivranno.

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