CRONACAPRIMO PIANO

Aprite la porta, dobbiamo demolire

La vicenda di Domenico Barone diventa la sua drammatica testimonianza: alle 10 del mattino gli hanno comunicato con un blitz improvviso che alle 17 la sua abitazione sarebbe stata demolita così come è poi avvenuto. Il dolore dell’uomo, le parole di condanna del presidente di “Io Abito” Raffaele Cardamuro

È il 26 giugno e l’isola d’Ischia si sveglia nel pieno della stagione turistica: spiagge affollate, traghetti carichi, bar pieni di vita. Ma in una tranquilla via di Forio, una scena ben diversa si consuma nel silenzio di chi assiste senza poter intervenire. È la voce rotta ma lucida di Domenico Barone a rompere il muro dell’indifferenza e rendere noto anche quello che è accaduto nello spazio di un “amen”: alle 10 del mattino circa venti agenti tra polizia, carabinieri e vigili urbani, accompagnati da un rappresentante della Procura, si presentano alla sua porta. Non per controlli o avvisi, ma per comunicare una decisione definitiva: entro le 17, quella casa non sarà più sua. Tutto questo, a dire del destinatario del provvedimento, senza nessun confronto o comunicazione preventiva. Solo poche ore per recuperare ciò che si può. Poi, alle 17 in punto, due operai entrano e iniziano a demolire l’interno dell’abitazione: sanitari divelti, pareti abbattute, cucina sventrata. Tutto documentato da fotografie da inviare alla Procura, come richiesto dall’ordinanza.

Sui social Barone ha lasciato uno sfogo, un grido senza rancore ma carico di amarezza: “Giudicate voi: struttura esistente dagli anni ‘70, condono edilizio fatto da mio nonno nell’85, casa finita nel 2000 con i sacrifici della nostra famiglia. Antisismica, sicura, tanto che nel 2017 ospitammo una famiglia colpita dal terremoto di Casamicciola. Ora che è stata distrutta, spero che il Comune di Forio e la Procura possano dormire sonni tranquilli”. Il dolore diventa personale, ma anche simbolico, quando aggiunge: “A te, mio caro vicino, che 25 anni fa guardavi con invidia questa casa… Non ti auguro questo strazio, perché il male non si augura a nessuno”. La demolizione ha suscitato reazioni anche tra gli attivisti per il diritto alla casa. Tra le voci più nette c’è quella di Raffaele Cardamuro, presidente del movimento “Io Abito”, che da anni denuncia le contraddizioni del sistema: “Come si può accettare l’abbattimento della propria casa, costruita per necessità, mentre le istituzioni frequentano strutture abusive erette su scogli e spiagge protette?”. Cardamuro punta il dito contro l’ipocrisia di uno Stato che chiede ai cittadini di rispettare leggi che per primo non applica equamente: “Le stesse leggi che oggi usano la ruspa contro i più deboli, ieri erano un labirinto fatto apposta per impedire ai poveri di costruire in regola. O peggio, per dare potere a chi ‘chiudeva un occhio’”. Conclude con parole durissime: “Vergognatevi tutti. Nessuno escluso”.

Articoli Correlati

3 Commenti

  1. Assurdo e la politica isolana in silenzio di fronte a queste tragedie perché per chi le subisce sono vere tragedie

  2. Ho l’impressione che ce l’hanno con persone di nome Domenico. È già il terzo come so. Corinne

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio