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Arrestato con l’hashish in casa, torna libero a tempo di record

ISCHIA. Arrestato con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, un cittadino foriano è stato tuttavia rimesso in libertà a tempo di record dal Tribunale di Napoli, che ha ritenuto di non convalidare l’arresto. La vicenda ha origine nella sera di giovedì scorso, quando una pattuglia dei Carabinieri della Compagnia di Ischia  durante un servizio di perlustrazione nella parte alta di Casamicciola fermò un giovane, I.V., a bordo del suo ciclomotore, sottoponendolo a controllo e a perquisizione personale. I militari dell’Arma rinvennero 1,3 grammi di sostanza stupefacente del tipo hashish, conservati in una custodia per lenti a contatto. L’episodio come da prassi indusse i componenti delle Forze dell’Ordine a estendere la perquisizione all’abitazione foriana del giovane. Quest’ultimo, con atteggiamento collaborativo, consegnò spontaneamente ai Carabinieri una busta di plastica trasparente, prelevata dalla parte superiore dell’armadio in una camera da letto. All’interno della busta c’erano un coltello da cucina con manico di plastica e una lama di circa undici centimetri, completamente intrisa di sostanza stupefacente, e soprattutto un pezzo di hashish del peso di oltre 15 grammi. Sulla stessa sommità del mobile, i militari hanno poi rinvenuto la parte più rilevante dell’intera operazione, consistente in altri quattro pezzi di sostanza stupefacente, sempre del tipo hashish, suddivisi in una piccola dose da circa due grammi e mezzo, e altre tre di cui una di oltre 16 grammi, una di oltre 20 grammi e l’ultima da 22 grammi e mezzo. Un secondo contenitore di lenti a contato, analogo a quello trovato durante l’iniziale perquisizione personale, conteneva  un altro grammo di hashish. In totale, dunque, la quantità sequestrata dai Carabinieri corrispondeva a circa 80 grammi. Nella notte tra giovedì e venerdì, scattava così la denuncia e l’arresto del ventottenne isolano.  Poche ore dopo, assistito dal suo difensore di fiducia, l’avvocato Michelangelo Morgera, il giovane si è presentato davanti al giudice Pellecchia nelle stanze del Tribunale di Napoli. Il penalista ha dichiarato che dalle evidenze d’indagine non era emersa alcuna prova di una ipotetica attività di spaccio: soltanto il possesso della sostanza era incontestabile, ma niente indicava che la quantità rinvenuta fosse destinata alla cessione o alla vendita a terzi. In sostanza, si trattava di quantità utilizzata per uso eminentemente personale, a partire dalla modica quantità che l’indagato aveva con sé. Per quanto riguarda i pezzi di hashish trovati in casa, il ragazzo ha spiegato di averli acquistati così confezionati. Tra l’altro, al momento della perquisizione personale non c’era stato alcun altro soggetto a cui cedere la sostanza, mentre era stato lo stesso giovane che, alla precisa domanda dei Carabinieri, aveva risposto in senso affermativo circa l’esistenza di ulteriori quantità di stupefacenti detenute nella propria residenza. In altre parole, secondo la difesa, soltanto il dato quantitativo aveva una certa rilevanza, ma gli 80 grammi non sono certo lo “smisurato” quantitativo descritto dalla Corte di Cassazione nel delineare la quantità considerata incompatibile con l’uso personale e parallelamente rivelatrice della destinazione di spaccio. La mancanza della “prova regina”, costituita dalla cessione della sostanza, è comunque stata la pietra angolare della difesa dispiegata dall’avvocato Morgera, a prescindere dal quantitativo, che non era affatto preponderante. Inoltre, ammesso che la fattispecie criminosa fosse stata configurabile, secondo il difensore sarebbe inquadrabile nel quinto comma dell’articolo 73 del testo unico sugli stupefacenti, classificabile cioè come un fatto di lieve entità: in tal caso, l’arresto da obbligatorio diverrebbe facoltativo, anche perché dato lo stato di incensurato dell’indagato, non ci si trova di fronte a un soggetto pericoloso. Il giudice, pur comprendendo l’agire della polizia giudiziaria in presenza del quantitativo di stupefacente,  ha accolto la tesi dell’avvocato Morgera, motivando la decisione di non convalidare l’arresto proprio col fatto che i dati raccolti nell’indagine evidenziano la mancanza di configurabilità della fattispecie di reato di spaccio. Di conseguenza, il magistrato non ha emesso misure cautelari, disponendo l’immediata liberazione dell’indagato. Gli atti quindi tornano all’ufficio della pubblica accusa, cui spetterà di decidere se chiedere l’archiviazione, oppure proseguire nelle indagini preliminari, o ancora chiedere il rinvio a giudizio, con l’indagato comunque in stato di libertà.

Francesco Ferrandino

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