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Arriva il requiem per il chiosco del cimitero

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. Il Tar dà ragione al Comune di Ischia: il chiosco della società “Idea Verde”, che opera nei pressi del cimitero di Cartaromana  vendendo fiori, piante e ceri, ha occupato in modo illegittimo una porzione di suolo pubblico.  È questo il succo della sentenza della terza sezione del Tribunale Amministrativo della Campania per una vicenda che alcuni mesi fa ebbe una vasta eco mediatica. L’ente di via Iasolino lo scorso novembre aveva disposto la chiusura immediata dell’attività di vendita al dettaglio di articoli funerari, in quanto priva di autorizzazione all’occupazione di suolo di proprietà pubblica. Il titolare aveva tuttavia ottenuto l’emissione di un decreto cautelare che riconosceva la sospensione temporanea del provvedimento, confermato a dicembre tramite ordinanza cautelare, in attesa della decisione sul ricorso di merito. L’udienza pubblica si è tenuta lo scorso 17 maggio.

Il Comune di Ischia, difeso dall’avvocato Francesco Cellammare, aveva depositato una seconda memoria, poi illustrata oralmente durante la citata udienza, che di fatto è stata integralmente accolta dal collegio presieduto dal Dott. Fabio Donadono e composto dai consiglieri Vincenzo Cernese e Gianmario Palliggiano. In tal modo, il Tar ha completamente ribaltato a favore dell’ente il convincimento in precedenza espresso nella sospensiva, che è stata revocata, mentre il ricorrente è stato condannato alle spese di lite, pari a € 2.000. La sentenza, depositata il 26 agosto, ha quindi rigettato il ricorso del titolare della società “Idea Verde”, difeso dall’avv. Maria Grazia Di Scala, che aveva dedotto l’illegittimità del provvedimento del Comune deducendo l’eccesso di potere per travisamento dei fatti, il difetto d’istruttoria, la manifesta illogicità, irragionevolezza e contraddittorietà, oltre alla genericità, indeterminatezza e alla carenza di motivazione. Infine, veniva contestata la competenza all’emanazione del provvedimento di chiusura dell’attività commerciale.

Da parte sua, il Comune di Ischia aveva contestato l’assenza di un titolo abilitativo, l’omesso pagamento di canoni per l’occupazione di suolo pubblico per le annualità dal 2011 al 2015, la realizzazione di opere abusive consistenti in una struttura in ferro  di 40 metri quadrati e una vetrina per l’esposizione di fiori e piante. Per il collegio giudicante, il ricorso non meritava accoglimento, a partire dalla stessa competenza, in quanto il provvedimento adottato dal Comune rientra correttamente nelle prerogative del Responsabile dello Sportello unico delle attività produttive (Suap).

Riguardo l’occupazione di suolo pubblico e il relativo dovuto pagamento, i magistrati ricordano nella sentenza che la Tenenza di Ischia della Guardia di Finanza, nell’ambito degli accertamenti tributari compiuti nel giugno 2015, aveva verificato proprio il mancato pagamento della tassa di occupazione del suolo per gli anni dal 2011 al 2015. La stessa Guardia di Finanza, mediante appositi sopralluoghi e rilievi insieme ai funzionari dell’Ufficio tecnico di Ischia, aveva appurato l’esistenza di opere abusive realizzate su suolo pubblico comunale presso l’esercizio commerciale.

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Il Tar ricorda anche che il Comune aveva inviato al titolare del chiosco la comunicazione di avvio del procedimento per consentirgli di partecipare e presentare eventuali osservazioni e controdeduzioni. Cadevano pertanto le censure circa presunte violazioni della legge 241/90 sul procedimento amministrativo. Anche la seconda parte delle ragioni addotte dal signor Paolo Di Gennaro sono state respinte, in quanto non supportate da concreti elementi di fatto. Il ricorrente aveva affermato di essere subentrato nell’esercizio dell’attività al fratello Antonio in virtù di cessione del ramo d’azienda nel 2002. Entrambi avevano ereditato l’attività da Carmela Di Sc., che era stata autorizzata nel 1983 al rinnovo della concessione per il mantenimento di un chiosco di soli 10 metri quadrati. Nel 1992 il Comune aveva poi concesso alla società la concessione per una superficie totale di 20 metri quadrati di suolo pubblico. Proprio tale misura era il limite massimo, ma ancor più stringente era la circostanza per cui il Comune di Ischia non risulta avere mai autorizzato il signor Paolo a subentrare in quelle precedenti concessioni, né tantomeno ha mai assentito alla realizzazione degli abusi né all’occupazione di ulteriori aree pubbliche oltre il limite dei 20 metri quadri.

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Fra l’altro, con un’ordinanza del dicembre 2010, l’amministrazione comunale aveva anche disposto la revoca dell’occupazione del suolo pubblico, e la chiusura dell’attività svolta senza titolo dalla ditta “Idea Verde”. La Guardia di Finanza aveva verificato, oltre alla mancata rimozione delle opere abusive già riscontrate nel 2010, anche la prosecuzione dei lavori e la realizzazione di altre opere abusive per le quali la polizia municipale aveva emesso ordinanza di demolizione. In conclusione, la mancanza di abilitazione ad occupare le aree pubbliche, la realizzazione e l’ampliamento delle opere abusive,  e infine la violazione delle norme in materia edilizia “non solo giustificano, ma impongono la chiusura dell’attività commerciale”.

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