POLITICAPRIMO PIANO

Arrivederci Pascale, sfiduciato il sindaco di Lacco

Questa mattina le firme saranno protocollate in municipio, causando di fatto lo scioglimento del consiglio comunale. Poi si aprirà l’era del commissario prefettizio, in attesa delle amministrative in programma nella primavera del prossimo anno

La crisi è ormai aperta. Oggi si conosceranno con certezza i dettagli, ma l’amministrazione guidata da Giacomo Pascale è giunta al capolinea. Nel pomeriggio di ieri erano iniziate a circolare alcuni voci, poi rafforzatesi in serata: i consiglieri dell’opposizione, Carmine Monti, Aurelio De Luise, Giovanni De Siano e Antonio D’Orio si sono riuniti in uno studio notarile insieme ad alcuni componenti della maggioranza, Michele De Siano, Antonio Monti, William Vespoli e Antonio Di Meglio.

Obiettivo: mettere per iscritto la sfiducia nei confronti del sindaco Giacomo Pascale. Che le acque nella compagine che governa Lacco Ameno dal 2015 fossero più che agitate, era noto e ne abbiamo dato puntualmente conto in diversi servizi su queste colonne durante gli ultimi dodici mesi, sin da quando avevamo anticipato la volontà del senatore De Siano di ritornare a candidarsi come sindaco del comune che già guidò direttamente dal 1997 al 2007. Direttamente, perché indirettamente il senatore forzista è sempre stato presente in maniera pervasiva nella politica del piccolo comune termale, controllando in modo ferreo ogni snodo politico-amministrativo all’ombra del Fungo. Restava da capire se il Senatore avrebbe atteso la scadenza naturale del quinquennio della consiliatura per tentare quella che sembra una facilissima scalata alla poltrona di sindaco, oppure se, come avevamo titolato pochi giorni fa, De Siano avrebbe “staccato la spina” con largo anticipo.

Stamane le firme raccolte e sanzionate dal notaio, saranno depositate e dunque utilizzate per rendere ufficiale la messa in minoranza, e quindi la caduta, del sindaco Giacomo Pascale, che guida il Comune di Lacco Ameno dal giugno del 2015: quattro anni e quattro mesi molto intensi, vissuti a combattere dapprima coi bilanci ballerini, poi con le polemiche per i lavori fognari, proseguiti con la lotta per uscire dalle secche del dissesto finanziario e con l’emergenza-terremoto. Mine vaganti che il Barone è riuscito in un modo o nell’altro a schivare o comunque a gestire. Ma adesso, con l’ordinanza di ricostruzione appena varata e il Piano urbanistico ancora da adottare, il crepaccio che da mesi si era creato in maggioranza ha assunto le dimensioni di una voragine incolmabile.

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