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Assalto ai locali della banchina del Redentore

Per adesso è soltanto un’indiscrezione, ma decisamente fondata. Anche perché i cosiddetti riscontri sono incrociati. Arrivano cioè tanto dall’isola quanto dalla terraferma e se è vero che più indizi fanno una prova allora c’è davvero da essere preoccupati. L’obiettivo sensibile, finito nel mirino, stavolta è quella che potrebbe fungere a tutti gli effetti da stazione marittima sulla Banchina del Redentore. Ci riferiamo, per essere compresi anche dai meno attenti, agli immobili dove un bel pò di tempo fa insistevano le biglietterie della Caremar e l’azienda Turismo. Immobili che allo stato dell’arte giacciono abbandonati ma che da sempre sono stati individuati come una panacea ad un male ormai incancrenito, ossia la presenza di quelle orrende barracche sistemate di fronte alla Chiesa di Portosalvo dopo la demolizione dello sciagurato pontile di Italia ’90. Più volte abbiamo riferito della necessità di riuscire a “mettere le mani” su detti locali e certamente non abbiamo cambiato idea. La proprietà, peraltro, è della Città Metropolitana di Napoli, ex Provincia, e questo di fatto è anche un vantaggio perché favorirebbe l’eventuale interlocuzione con il sindaco Luigi De Magistris da parte del Comune di Ischia.

Il problema però è che negli ultimi tempi la faccenda si sta facendo più complicata e che Ischia rischia di perdere una chance ed un’opportunità probabilmente irripetibile per risolvere un problema che ci si trascina da tempo immemore. Pare infatti che un noto imprenditore isolano, con attività ad Ischia e Casamicciola, abbia richiesto proprio alla Città Metropolitana informazioni per poter acquisire la disponibilità dei due locali di cui sopra, presumibilmente in fitto e non relativamente all’acquisto, ma capirete come questo dettaglio cambierebbe ben poco. Senza nulla togliere a chi vuole fare impresa e – come nel caso di specie – l’ha sempre fatta dando lustro alla nostra isola (e questo non è da tutti), è innegabile che ci troveremmo dinanzi allo “scippo” di un bene che invece tornerebbe utile alla collettività ed al sistema Ischia. Incuriositi dalla singolare richiesta, abbiamo anche provato a capire se la mossa dell’imprenditore in questione fosse dettata dal fatto che il proprietario di uno stabile situato nei paraggi, dove sorge la sua attività, avesse richiesto indietro la disponibilità dei locali. Ma lo stesso ha smentito seccamente questa ipotesi. Insomma, non si tratta di un’operazione finalizzata al volersi tutelare da un potenziale sfratto, ma dalla volontà di voler allargare la propria attività.

Secondo quanto apprendiamo, poi, anche nel palazzo municipale di via Iasolino la “voce” sarebbe arrivata e questo però non sembra aver smosso più di tanto gli attuali amministratori, che di questi tempi evidentemente sono alle prese soltanto con l’imminente campagna elettorale. Da parte nostra, pur rispettando ogni iniziativa legata all’impresa ed il libero mercato, cercheremo di chiedere lumi nelle opportune sedi e di batterci perché un capitale del genere resti a disposizione dell’isola e soprattutto possa arrivare ad avere la destinazione più logica ed utile. Un epilogo diverso costituirebbe un boccone amaro difficile da digerire, o meglio una vera e propria iattura. Ci salvi chi può, noi ci metteremo il nostro.

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