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Assenteismo all’ASL, chiesto il processo per i “furbetti” del cartellino

La richiesta è stata formulata al gip dal pubblico ministero Antonio Ardituro, che ha chiesto il rinvio a giudizio per i 32 indagati accusati tra l’altro di truffa, peculato e falsità ideologica. Secondo l’accusa, a turno lasciavano il luogo di lavoro approfittando dei colleghi che in loro vece timbravano il badge

Nessun dubbio da parte del pubblico ministero dott. Antonio Ardituro che nella famosa indagine denominata “i furbetti del cartellino” che scosse il distretto ischitano della ASL Napoli 2 Nord ha chiesto il rinvio a giudizio per tutti i trentadue indagati. La richiesta al gip riguarda nell’ordine Massimo Barbato, Antonio Francesco Base, Pasquale Borghese, Nello Carraturo, Salvatore Castaldi, Emilia Cece, Rosaria Colella, Teresa Coppola, Luigi Delicato, Erminia Della Corte, Margherita Di Meglio, Ciro Di Sarno, Luca Fabozzi, Maria Francesca Ferrandino, Alberto Grifo, Lucia Impagliazzo, Lucia Laudisio, Mario Mariani, Anna Marigliano, Placido Marziali, Francesca Messina, Pasquale Mormile, Salvatore Pacifico, Rosa Papaccio, Brunella Pluda, Anna Puca, Vincenzo Romano, Anna Ruggiero, Carmela Russo, Aniello Silvio, Clotilde Trofa e Ugo Vuoso. L’avviso, per la cronaca, non è stato indirizzato soltanto agli indagati ma anche alla persona offesa ossia il dott. Antonio D’Amore, legale rappresentante pro tempore della Asl Napoli 2 Nord (con sede legale in Frattamaggiore) che ha annunciato la volontà di costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale. L’udienza preliminare, alla presenza del gip Leda Rossetti, si svolgerà il prossimo 16 marzo, nella circostanza come da prassi i difensore avranno facoltà di prendere visione degli atti trasmessi al pubblico ministero oltre che di presentare memorie, produrre documenti e presentare le proprie indagini difensive eventualmente espletate prima e dopo la richiesta di rinvio a giudizio.

I trentadue indagati, laddove rinviati a giudizio, si troverebbero a doversi difendere da una serie di accuse quali truffa, peculato e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Nel mirino, sintetizzando al massimo il concetto, fenomeni di assenteismo ma anche la classica storia dei cosiddetti “furbetti del cartellino”. Di fatto, secondo quanto sostenne la Procura della Repubblica di Napoli, gli impiegati dell’azienda sanitaria locale si allontanavano spesso dal proprio luogo di lavoro pur essendo in orario di servizio approfittando del fatto che tra colleghi ci fosse un terzo che provvedesse a timbrare il cartellino. Un meccanismo praticamente perfetto, fino a quando non è partita l’indagine che, attraverso una serie di riscontri (su tutti evidentemente il posizionamento di telecamere) avrebbe consentito agli inquirenti di appurare che c’era sempre un dipendente a coprire le spalle all’amico e collega che si allontanava in modo che i badge risultassero sempre timbrati con puntualità il che non avrebbe fatto emergere alcune anomalie nel caso di controlli attraverso le apparecchiature elettroniche.

L’attività investigativa che portò all’iscrizione di trentadue soggetti nel registro degli indagati è il frutto di un lavoro lungo e minuzioso condotto dai militari della Guardia di Finanza di Ischia, all’epoca dei fatti guidati dal tenente Gerardo Totaro. I quali esaminarono una serie infinita di immagini contenute nelle telecamere nascoste che erano state disseminate negli uffici isolani dell’ASL NA 2 Nord, e che servivano per ottenere riscontri inequivocabili sul fatto che chi timbrasse il badge a più riprese non fosse il soggetto in questione ma un terzo che provvedeva a dargli la “copertura” mentre si trovava altrove. Un lavoro certosino accompagnato da appostamenti e pedinamenti che consentirono di far quadrare il cerchio su una serie di condotte ritenute “fuorilegge”. Ma quei controlli, come ricorderanno i lettori più attenti, consentirono anche di far venire alla luce situazioni più o meno surreali, tra cui l’abitudine di una delle persone indagate che era solita allontanarsi dall’ufficio durante l’orario di servizio per recarsi in chiesa a pregare. I fatti in questione sono stati riscontrati dagli inquirenti in un arco temporale compreso tra l’ottobre e il novembre 2018

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