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Assenteismo, condannato dipendente della Barano Multiservizi

Nessuno sconto per il dipendente della società Barano Multiservizi accusato di assenteismo e quindi di truffa ai danni del Comune. Ieri mattina il giudice Alberto Capuano ha condannato Michele Calise alla pena di due anni di reclusione oltre a una multa di mille euro. La pena è tanto più rilevante ove si pensi che il pubblico ministero nel formulare le proprie conclusioni aveva chiesto una pena pari a un anno e quattro mesi, per episodi di assenteismo sul posto di lavoro. I fatti sono ormai molto risalenti nel tempo, in quanto tali episodi si sarebbero verificati lungo un arco temporale di oltre un anno, tra il 2007 e il 2008. L’udienza era iniziata con l’esame dell’ultimo testimone indicato dalla difesa, Ciro Saviano. Tuttavia, durante il breve arco della deposizione, il giudice ha ritenuto che il teste fosse eccessivamente reticente, fino ad arrivare alla sospensione dell’esame fino alla decisione di trasmettere gli atti al pubblico ministero al fine di verificare se il comportamento del teste abbia configurato il reato di falsa testimonianza. Interrotta bruscamente l’audizione del teste indicato dalla difesa, è stato lo stesso imputato a sottoporsi all’esame. Il signor Calise ha sinteticamente illustrato la sua visione dei fatti, negando in sostanza di essersi illegittimamente allontanato dal posto di lavoro, dove peraltro ormai, essendo stato dispensato dal servizio, non svolgeva alcuna mansione, come ha ribadito a precisa domanda del giudice. Terminata la deposizione, è stato dato spazio alla discussione finale: dopo le conclusioni del pubblico ministero, illustrate in apertura, l’avvocato Giuseppe Di Meglio ha pronunciato la sua arringa in difesa del signor Calise. Il noto penalista ha chiesto l’assoluzione per il proprio assistito perché il fatto non sussiste o non costituisce reato. Secondo la difesa, il rapporto di lavoro dell’imputato con la società Barano Multiservizi non era più disciplinato dalle norme sul pubblico impiego, bensì da quelle riguardanti i rapporti con imprese di diritto privato. Di conseguenza, il Comune di Barano non potrebbe pretendere un risarcimento dei danni. Altro aspetto dell’arringa è costituito dall’affermata mancanza degli elementi essenziali del reato, in quanto l’imputato era stato esonerato dalla guida di qualsiasi mezzo della ditta, e i presunti allontanamenti dal posto di lavoro con una vettura Fiat modello Punto non sono stati mai provati, perché gli uomini della Guardia di Finanza non avevano mai proceduto a un controllo. Verso la fine della discussione, l’avvocato Di Meglio ha evidenziato il fatto che sul posto di lavoro non vi fossero apparecchi marcatempo: gli orari d’entrata e di uscita dei dipendenti venivano segnati esclusivamente su un registro cartaceo posto all’ingresso. Con queste premesse non poteva configurarsi, secondo la difesa, nessun raggiro nei confronti del Comune, col quale peraltro non vi era rapporto di lavoro diretto, in quanto l’ente fornisce le risorse alla società, che provvede in autonomia alla gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti nel territorio comunale di Barano. Tuttavia, l’adoperarsi della difesa non è bastato ad evitare che il giudice accogliesse la ricostruzione dell’accusa, infliggendo una sanzione, come si è visto, persino superiore a quella richiesta dal pubblico ministero.

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