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Assoforense, finita la “sbornia”: ora occhio ai problemi della giustizia

Dopo le elezioni, l’auspicio è quello di ritrovare l’unità di intenti necessaria in vista dei molteplici guai di cui soffre la sezione locale del Tribunale

All’indomani delle elezioni del nuovo consiglio direttivo, l’Assoforense ritrova un minimo di calma, almeno apparente. La vittoria dell’avvocato Gianpaolo Buono, mai veramente in discussione nonostante il buon risultato personale del collega Francesco Pero, mette un punto a uno dei periodi più agitati e convulsi della storia dell’associazione.

La giornata del voto ha ridato un minimo di serenità all’ambiente. Resta da vedere se adesso la categoria saprà agire compatta per raggiungere gli obiettivi, a partire dalla stabilizzazione della sede giudiziaria

È ancora nella memoria di tutti la convulsa assemblea di metà luglio, quando in pochi giorni cambiarono i rapporti di forza di quella che era la maggioranza attesa, al punto da impedire all’avvocato Cellammare, presidente eletto nel 2014 e rimasto in carica fino a due giorni fa, di far esaminare la sua proposta di modifica statutaria che gli avrebbe potuto permettere la rielezione. Invece la convergenza di “correnti” persino abitualmente opposte sbarrò la strada a tale intento. E non sono bastati i tre mesi successivi per arrivare a un nome realmente condiviso dalle varie anime dell’associazione, in quanto le ipotesi di candidature non provenienti dalla “maggioranza” che fa capo al neopresidente sono progressivamente cadute fino a determinare nell’avvocato Gino Di Meglio la convinzione di evitare la discesa in campo, mentre avevano preso vigore le forze centrifughe favorevoli a una scissione e alla contestuale creazione di un’autonoma associazione. Prospettiva questa che, a differenza delle apparenze, è rimasta concreta fino a poche ore prima della consultazione elettorale, nella quale è riuscito a presentarsi in extremis l’avvocato Pero, dopo i ben noti problemi telematici che ne avevano impedito la tempestiva candidatura.

Nonostante il fatto che l’esito abbia rispettato il pronostico, la candidatura di Francesco Pero ha restituito un po’ di serenità all’ambiente proprio grazie al fatto che era stato assicurato un confronto e un’alternativa. In ogni caso, il nuovo direttivo non è un “monocolore” in quanto l’elezione dell’avvocato Raffaele Pesce garantisce la rappresentatività dell’ “opposizione” in seno al consiglio. Cellammare, a sua volta, dopo aver espresso in piena estate propositi di abbandono dell’attività associativa a causa dell’amarezza provocata da quello che aveva giudicato un voltafaccia, è tornato sui suoi passi, per continuare a seguire da vicino l’evoluzione delle lotte sostenute in questi anni, e grazie al largo consenso di cui tuttora gode in gran parte dell’avvocatura è riuscito agevolmente a entrare nel direttivo, di cui fanno parte anche Morelli e Alessandra Castellano. Pur se non eletti, anche gli avvocati Antonio Iacono e Vito Iacono hanno ottenuto un buon numero di preferenze: segno che nell’assoforense il dibattito democratico è vivo.

E comunque, come anticipato su queste colonne alcuni giorni fa, i propositi di scissione sono stati sospesi, in attesa di vedere come si muoverà il presidente Gianpaolo Buono, il quale ha già annunciato una riunione tra due giorni, e nei punti in agenda ha accennato persino a un allargamento del direttivo. Dunque, anche se in maniera “condizionata”, l’avvocatura sembra riacquistare un’apparente unità di fronte alle condizioni in cui versa l’ufficio giudiziario. Unità, soprattutto d’intenti, di cui c’è un grande bisogno.

Del resto, il neopresidente ha già dichiarato che il fatto che l’ufficio non funzioni per carenza di personale, o mancanza di giudici togati, non vuol dire affatto che il presidio debba essere eliminato o debba essere spostato presso la sede centrale di Napoli, anzi, essa deve essere la ragione per cercare di ottenere non solo la stabilizzazione, ma anche tutto quello che concorre al funzionamento dell’ufficio. Una volta ottenuta la stabilizzazione, il Ministero e il Presidente del Tribunale difficilmente potranno esimersi dal provvedere alla risoluzione delle carenze. Missione difficile, anche se non impossibile, per un presidio tuttora in una condizione ibrida: si tratta di una sezione distaccata in proroga, uno status che in pratica non consente di ottenere l’assegnazione di giudici e funzionari stabili, con tutto ciò che ne consegue. Intanto, oltre alle croniche carenze di funzionari e alle relative ripercussioni, il settore penale continua ad annaspare a causa dell’arresto del giudice Capuano, tuttora ristretto nella casa circondariale di Poggioreale e per il quale è stato fissato a dicembre il processo immediato. Da giorni è atteso il decreto di nomina di un magistrato che possa almeno tamponare l’emergenza dei tanti processi penali rimasti bloccati. Si spera che stavolta il giudice applicato duri più a lungo della dottoressa Montesarchio, che dopo un paio d’udienze ha già lasciato l’isola per approdare in Corte d’Appello.

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