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Assoforense, ultime “mosse” in vista delle elezioni: l’incertezza regna sovrana

Lunedì si chiudono le iscrizioni associative che danno diritto al voto, entro venerdì saranno depositate le candidature per la formazione del nuovo direttivo

Mancano meno di due settimane alle elezioni dei componenti del nuovo direttivo dell’Associazione forense dell’isola d’Ischia. Non meno importanti sono altre due scadenze, più vicine: lunedì 7 ottobre scadranno i termini per iscriversi all’associazione e avere così diritto di voto nella prossima assemblea, fissata al 18 ottobre, mentre venerdì 11 è il limite massimo per proporre le candidature alla carica di consigliere e alla carica di Presidente. Logico dunque che l’avvocatura locale sia in movimento per arrivare “preparata” all’appuntamento in cui si deciderà il dopo-Cellammare. È ancora fresco il ricordo della drammatica assemblea di mezza estate, durante la quale di fatto venne sbarrata la strada a una modifica statutaria che avrebbe consentito la nuova ricandidatura dell’attuale Presidente.

Le due scadenze appena citate saranno importanti per poter valutare in modo più compiuto quale sarà la situazione alla vigilia delle elezioni. In queste settimane, nonostante la calma apparente, si sono susseguiti incontri più o meno riservati tra esponenti delle varie “correnti” dell’avvocatura. L’auspicio a cui tutti dicono di tendere, e a cui molti vorrebbero realmente giungere, è quello di una classe forense finalmente unita, in modo tale da esprimere sostanziale condivisione sul nome del prossimo Presidente.

Si susseguono gli incontri “riservati” per arrivare a individuare un candidato alla presidenza che sia il più possibile condiviso dall’intera avvocatura: una riunione, forse decisiva, è prevista in questo stesso weekend

Già martedì prossimo, sulla base delle iscrizioni dei soci che poi potranno votare, si potranno avere le idee più chiare circa i possibili “schieramenti” in gioco, o meglio, si potrà capire se si delinea una contrapposizione, figlia dei contrasti del recentissimo passato, oppure una convergenza verso un nome gradito dalle citate correnti.

In questo stesso weekend è in programma un altro incontro informale per individuare una figura rappresentativa e autorevole, che possa essere espressione di una faticosa ma concreta unità della categoria.

Da parte sua, il presidente Cellammare grazie a uno zoccolo duro di fedelissimi, potrebbe facilmente puntare a essere eletto come consigliere, anzi, secondo alcuni osservatori è concreta l’ipotesi di una ricomposizione della frattura che a luglio venne a crearsi tra il presidente e il consigliere Alberto Morelli, con l’appoggio di quest’ultimo a Cellammare, mentre il presidente uscente darebbe il suo sostegno sul nome del candidato “condiviso”.

Se invece non si dovesse arrivare a tale convergenza su un unico candidato, è probabile che si vedrà in campo un nome espressione del rilevante numero di avvocati operanti presso il giudice di pace, ma è da vedere se i cosiddetti “grandi studi” legali isolani arriveranno da parte loro a proporre un altro nome. In caso di mancata unità d’intenti, secondo alcuni è anche difficile che tali studi vogliano andare allo scontro frontale nelle urne.

Questo dunque è lo scenario alla vigilia della volata finale. Come detto, diversi incontri tra le parti in causa sono già avvenuti, durante i quali tuttavia si è giunti spesso a posizioni rigide, tra nomi avanzati dagli uni e respinti dagli altri, al punto da far prevedere come molto difficile l’auspicata convergenza su un unico nome: difficoltà peraltro già altre volte sperimentata, in un’Assoforense quasi sempre sull’orlo della spaccatura, tendenza culminata il 12 luglio in una memorabile, drammatica e anche caotica seduta assembleare dove, senza entrare nel merito dell’ordine del giorno, fu deciso di andare a nuove elezioni senza modifiche allo statuto. Intanto, la sede giudiziaria locale si dibatte tra i consueti problemi, con la penuria di personale che frena ogni pur minima attività e con il settore penale gravemente penalizzato dall’arresto del giudice Capuano, che ha portato quasi alla paralisi dei procedimenti penali: l’assegnazione “part time” di un giudice che tiene udienza una volta a settimana non fa che accentuare le criticità, al punto che alcuni penalisti invocano addirittura la chiusura del presidio, dopo le lunghe lotte sostenute per mantenerlo in vita.

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