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Nessuna occupazione abusiva, c’è l’assoluzione

Il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, ha assolto Daniela De Falco dall’accusa di occupazione di suolo demaniale. Determinanti le incongruenze tra catasto e demanio emerse nel processo. I giudici hanno rilevato l’assenza di prove univoche sulla natura demaniale dell’area contestata. L’immobile risulta esistente da decenni e lontano dalla costa. Applicato l’articolo 530 del Codice di Procedura Penale

Il giudice onorario del Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, ha assolto Daniela De Falco dall’accusa di occupazione arbitraria di suolo demaniale per insufficienza e contraddittorietà delle prove. La sentenza è stata pronunciata al termine di un lungo dibattimento iniziato nel 2024. De Falco, residente a Forio, era imputata per aver realizzato un vano cucina di circa sei metri quadrati adiacente alla propria abitazione, che secondo l’accusa avrebbe sconfinato su una particella demaniale. Il reato contestato era previsto dagli articoli 54 e 1161 del Codice della Navigazione. L’inchiesta era partita nel 2020, in seguito a una denuncia che segnalava presunti abusi edilizi. Tuttavia, nel corso del processo sono emerse forti incongruenze tra i dati catastali e quelli del demanio. Il teste della Guardia Costiera ha infatti confermato la presenza di disallineamenti tra il catasto terreni e quello demaniale. L’Ufficio Tecnico del Comune di Forio ha inoltre attestato che l’immobile esiste da decenni e che non sono state apportate modifiche dopo il 2018. Infine, i tecnici incaricati dalla difesa hanno evidenziato che la particella demaniale contestata è stata istituita solo nel 1999 e che l’abitazione risulta interclusa tra altre proprietà private, lontana dalla costa.

Le numerose discrepanze tra i dati catastali e quelli del demanio hanno avuto un ruolo determinante nell’assoluzione di Daniela De Falco. Ecco i punti principali:

  • Disallineamento tra catasto terreni e catasto demaniale:
    Il teste della Guardia Costiera ha confermato che i due sistemi riportavano dati diversi sulla natura della particella contestata. Mentre dal catasto immobili l’abitazione non risultava su suolo demaniale, l’Agenzia del Demanio indicava che una porzione di sei metri quadrati ricadeva sulla particella demaniale n. 755.
  • Posizione dell’immobile lontana dalla costa:
    Normalmente le particelle demaniali si trovano in prossimità del mare, ma l’abitazione di De Falco è situata nel rione Baraccale, ben distante dalla linea costiera. Questo elemento ha contribuito a mettere in dubbio la reale natura demaniale dell’area.
  • Storia e istituzione della particella demaniale:
    I tecnici della difesa hanno evidenziato che la particella demaniale n. 755 è stata istituita solo nel 1999, mentre l’immobile esisteva già da decenni. Inoltre, la casa risulta interclusa tra altre proprietà private, senza accesso diretto alla costa.
  • Ristrutturazioni e vetustà dell’immobile:
    L’Ufficio Tecnico del Comune di Forio ha attestato che l’edificio non ha subito modifiche dopo il 2018 e che la struttura esiste almeno dal 1980, ben prima della creazione della particella demaniale.
  • Errore storico e normativa locale:
    Secondo la difesa, l’equivoco nascerebbe da un antico sistema catastale che attribuiva automaticamente al demanio le aree non accatastate, soprattutto dopo il terremoto del 1883, quando la normativa locale consentiva ristrutturazioni senza titolo. Solo in anni recenti tali regole sono state abrogate.
  • Mancanza di certezza sullo sconfinamento:
    Dalle mappe catastali aggiornate, la particella dell’abitazione risulta separata dalla particella demaniale da altre proprietà private, rendendo incerta la presunta invasione.

Queste incongruenze hanno impedito al giudice di raggiungere la certezza necessaria per una condanna, portando così all’assoluzione di Daniela De Falco per “prova contraddittoria”. Il caso non si è svolto solo nelle aule di tribunale: nel giugno 2025, a Forio, si è verificata una lite proprio sull’area demaniale al centro del procedimento. Un episodio che ha evidenziato quanto la questione fosse sentita dalla comunità locale e come le incertezze sulla reale natura della particella abbiano alimentato tensioni tra residenti. Alla luce delle prove emerse, il giudice Mariafranca Palagano ha ritenuto che non vi fosse certezza né sulla demanialità della particella né sul presunto sconfinamento. Tali incertezze hanno impedito di raggiungere il grado di certezza richiesto per una condanna. Pertanto, applicando l’articolo 530 del Codice di Procedura Penale, ha pronunciato l’assoluzione di Daniela De Falco “per prova contraddittoria”.
La sentenza è irrevocabile e sarà depositata entro trenta giorni.

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