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Assunta Barbieri e la rivincita delle donne: «la scuola siamo noi»

Lunga intervista alla dirigente del Liceo Ischia che guarda al presente dell’attività didattica senza nascondere uno sguardo al futuro. Sul quale, evidentemente, ha le idee decisamente chiare

Si parla molto di donne e di disuguaglianze, soprattutto negli ultimi tempi. Secondo lei è lecito dire che nel mondo della scuola dal punto di vista professionale queste differenze non esistono più o trova che anche nell’ambiente didattico ci sia discriminazione nei confronti del sesso femminile?

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«No, anzi. Forse nella scuola negli ultimi anni si potrebbe addirittura iniziare a parlare di quote azzurre, invece che di quote rosa. Storicamente la scuola come istituzione è stata in prevalenza fatta dalle donne: le maestre e le professoresse sono da sempre in maggioranza rispetto agli uomini. Probabilmente ciò è anche dovuto al fatto che in passato i mestieri legati alla scuola consentivano alle donne di poter accudire la propria famiglia più liberamente e serenamente perché c’erano molte meno incombenze rispetto ad oggi. Attualmente il lavoro scolastico è cambiato e si è complicato, diventando sempre più full time, ed anche per questo le donne magari soffrono sotto altri punti di vista. Per quanto riguarda la parità di genere, tuttavia, è sicuramente garantita in ambiente scolastico sia in termini di carriera che di economia. Un importante cambiamento recente (avvenuto negli ultimi quindici o vent’anni circa) riguarda invece i ruoli apicali. Prima era evidente che, nonostante la maggioranza femminile nel corpo docenti, i presidi fossero quasi tutti uomini. Negli ultimi concorsi per ricoprire il ruolo di preside in Italia le vincitrici invece sono state per la maggior parte donne, quindi da questo punto di vista c’è stato, fortunatamente, un cambiamento rivoluzionario. Forse a livello ministeriale e sindacale vi è ancora una disparità che sarebbe necessario eliminare: nel sistema scolastico la presenza femminile è forte, quindi è giusto che anche ruoli come quello del ministro dell’istruzione o di capi dei sindacati, nonostante sia già accaduto in passato, siano ricoperti da donne».

Nel corso della sua attività lavorativa ha mai avuto la sensazione di non essere tenuta in debita considerazione perché donna?

«No, a me personalmente non è mai accaduto, né da docente né da dirigente».

Il suo è un osservatorio privilegiato perché i giovani studenti rappresentano la generazione futura. Trova che tra loro ci sia ancora una mentalità discriminatoria o che si stia finalmente giungendo alla ovvia e giusta rivoluzione culturale?

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«C’è ancora molto su cui lavorare. Mi viene in mente un esempio, che forse esula dal contesto scolastico. Pochi giorni fa è stata varata una legge che equipara il salario delle donne a quello degli uomini. La cosa pazzesca secondo me non è soltanto che questo provvedimento sia stato preso solo oggi che siamo nel 2021, ma che sia stata necessaria una vera e propria legge per garantire la parità del salario, una cosa che dovrebbe essere ovvia e scontata. Questo fa capire che anche nel mondo dei giovani c’è molto da cambiare e migliorare per raggiungere la piena parità di genere sotto tutti i punti di vista, anche se ci sono già stati numerosi passi avanti rispetto al passato. Il lavoro della scuola è molto importante, soprattutto per insegnare il rispetto verso la parità di genere e verso le donne. Il numero ancora molto alto di femminicidi dimostra che esistono ancora molti uomini che sfociano nella violenza perché non accettano le scelte e la libertà delle donne».

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Dal punto di vista della mentalità, l’isola ed il suo contesto sociale sono all’avanguardia o secondo lei la discriminazione femminile esiste anche dalle nostre parti?

«Nonostante non sia molto coinvolta credo che la discriminazione sia presente, soprattutto nel mondo del lavoro. Basti pensare che le donne, soprattutto se sono mamme e hanno dei figli piccoli, hanno difficoltà maggiori rispetto agli uomini a trovare lavoro, in particolare stagionale. Sull’isola sicuramente esiste questo problema».

Serrara Fontana di recente ha celebrato un sindaco donna. È un segnale importante e in che misura?

«È certamente un segnale molto importante, anche perché i ruoli apicali nella politica e nelle aziende ischitane sono spesso occupati da uomini. Avere un sindaco, anzi, una sindaca donna (anche le parole che usiamo sono importanti ed hanno un peso) è davvero molto importante per il necessario cambio culturale che deve avvenire anche in un posto piccolo e periferico come il nostro. Come dico sempre il tetto di cristallo non si è ancora rotto e ci aspetta una strada lunga ed in salita, ma sono sicura che riusciremo a cambiare le cose. È triste dover parlare ancora di quote rosa ed evidenziare l’importanza di tematiche come la parità di genere che dovrebbero essere ovvie, ma purtroppo è così».

Parlando di altro, quanto il lockdown e la dad hanno danneggiato i giovani studenti? Che cosa significa ricominciare finalmente la scuola in presenza?

«Il lockdown è stato sicuramente un dramma, non solo per gli studenti, ma per tutti noi. La chiusura, essere privati della libertà di muoversi e di socializzare sono state difficili da affrontare. La dad ha funzionato bene e secondo me è stata molto preziosa perché ha permesso di mantenere la relazione educativa che caratterizza la scuola e che altrimenti si sarebbe interrotta, peggiorando ulteriormente la situazione. I docenti e tutti i membri del mondo della scuola si sono impegnati e hanno salvaguardato il paese ed aiutato molte famiglie. Ovviamente ci sono state anche molte ombre. È risultata evidente, ad esempio, l’arretratezza tecnologica del nostro paese, per cui la rete non era in grado di raggiungere tutti gli studenti. Spesso a subire questa mancanza sono stati coloro che già prima erano deboli ed in difficoltà, quindi in alcuni casi la dad ha imposto dei limiti molto duri. Oggi finalmente tutti gli studenti sono tornati a scuola in presenza, abbiamo soltanto tre casi covid isolati, e anche dal punto di vista didattico si stanno riprendendo le abitudini precedenti la pandemia. Adesso gli studenti hanno forse un timore maggiore nel fare una versione di greco o un problema di matematica, ma sono certa che recupereranno velocemente. Al liceo, come sicuramente anche in altre scuole, stiamo organizzando anche dei corsi pomeridiani per il recupero delle conoscenze e competenze delle varie discipline, dal greco alla matematica, dall’italiano alla fisica alle lingue. Ci stiamo impegnando per un lavoro faticoso ma importante e necessario».

Il fenomeno del bullismo è contenuto o purtroppo è presente anche nel nostro ambiente isolano, all’apparenza tranquillo? Quanto è presente nella scuola?

«Esiste anche qui purtroppo. A volte evidente, altre volte più o meno celato. Bullismo e cyberbullismo esistono, e noi come scuola ci impegniamo per cercare di rendere gli studenti consapevoli di queste realtà. A breve cominceremo ad attuare un lavoro a tappeto su tutti gli studenti al fine di combattere questi fenomeni con l’arma più efficace: la conoscenza. I ragazzi spesso ignorano che compiere certe azioni o pubblicare in rete cose che possono sembrare delle sciocchezze in realtà costituiscono un reato. Tra un po’ avvieremo il progetto “scuola attiva contro il bullismo ed il cyberbullismo” per formare ogni singolo studente, ogni membro del personale e ogni genitore per aumentare la consapevolezza di questo fenomeno e per contrastarlo, e sono sicura che ci riusciremo».

Un’ultima domanda: mi dice tre validi motivi per cui vale la pena essere donna?

«Prima di tutto noi donne diamo la vita, siamo procreatrici, ovviamente con l’aiuto necessario degli uomini, ma la capacità di generare una vita è il primo motivo valido per essere donna che voglio citare. Inoltre noi donne abbiamo una forza ed una sensibilità davvero uniche e straordinarie».

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