ARCHIVIO 3

Attacco al nostro mare: in centinaia i dischetti di plastica spiaggiati

Ischia – Nei giorni scorsi il mare ha riversato sulle nostre spiagge migliaia di dischetti di plastica, un fenomeno che ha interessato non solo Ischia, ma tutto il centro Italia. Cosa sono? Ancora non è chiaro, ciò che è certo è che il fenomeno è davvero ampio e pericoloso e sta mettendo a dura prova la salvaguardia dell’ambiente. In questi giorni il dibattito su cosa possano essere è aperto: a prima vista sembrerebbero la parte superiore delle cialde da caffè, ma forse si tratta, invece, di filtri degli impianti di depurazione. Secondo l’Associazione Nemo, che si sta occupando in prima linea del caso insieme a Clean Sea Life, progetto di sensibilizzazione che  coinvolge gli amanti del mare in una campagna straordinaria di pulizia di coste e fondali d’Italia, pare più probabile si tratti di dischi di impianti di trattamento acque reflue. Nel 2011, infatti, in seguito a forti piogge ci fu un incidente con uno sversamento analogo stimato tra 4 e 8 milioni di dischetti molto simili a questi. La spiaggia della Mandra quella della Chiaia e ancora quella di Sant’Angelo sembrano essere piene di questi misteriosi oggetti che le Associazioni ambientaliste stanno invitando a raccogliere. “Abbiamo avvertito la Regione Lazio e stiamo lavorando con gli oceanografi per cercare di risalire al punto di origine dello sversamento. È importante quindi che condividiate e che ci segnaliate dove e quando e quanti ne vedete mandando foto e numero a info@cleansealife.it. Se potete raccoglieteli (indossate i guanti), e contateli”. E’ questo l’invito di clean sea life che si sta occupando del caso. Le prime segnalazioni arrivate risalgono al 20 febbraio e partono proprio da Ischia. I dischetti, spinti dalle correnti che fluiscono lungo la costa, stanno proseguendo la loro corsa verso nord: l’ultima segnalazione arriva invece da Tarquinia. “Assomigliano molto a cialde di caffè ma non lo sono – avvertono – la cosa più probabile è quindi che siano dischetti impiegati nei sistemi di trattamento biologico delle acque (come i sistemi MBBR Moving Bed Biofilm Reactor o reattore a biomassa adesa a letto mobile): sono i supporti dove crescono i batteri che depurano l’acqua, assimilandone i nutrienti. Ce ne sono di diverse forme e dimensioni. Dischetti simili infatti sono stati trovati a migliaia 7 anni fa in America: provenivano dall’impianto di trattamento della cittadina di Hookset che, a causa di forti piogge, il 6 marzo del 2011 andò in tilt scaricando dai 4 a 8 milioni di dischetti (oltre a mille metri cubi di liquame). Gli oceanografi del Lamma (il Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica ambientale per lo sviluppo sostenibile della Regione Toscana, CNR e Fondazione per il Clima e la Sostenibilità) con cui collaboriamo cercheranno di risalire, attraverso i modelli della circolazione delle correnti, all’origine dello sversamento. Dobbiamo però risalire al “paziente zero”, usando l’analogia delle epidemie: cioè la/le località che per prime sono state investite dai dischetti e che, presumibilmente, sono le più vicine al punto di sversamento. Per questa ragione è importante che ci segnaliate gli spiaggiamenti e soprattutto ci  indichiate quando sono stati visti in quella località per la prima volta”. Per adesso il fenomeno è stato denunciato al Reparto ambientale marittimo della Capitaneria di porto e all’Ufficio tutela e valorizzazione del mare e delle coste della Regione Lazio che ha mobilitato l’Arpa e segnalato il caso ai Carabinieri, ma il mistero su cosa rappresentino quei dischetti appare irrisolto. Un mistero che appare ancora più preoccupante se si ricollega al ritrovamento di un delfino ritrovato spiaggiato morto lungo la spiaggia di San Pietro. Ciò che è certo è che qualcuno ha attaccato il nostro mare e presto sarà troppo tardi per porvi rimedio. – foto Claudio Ciriminna

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close