CRONACA

Autonomia differenziata: cosa cambierebbe per la scuola?

Per il Ministro Valditara “rappresenta una grande occasione per i territori e non bisogna averne paura per quanto riguarda la scuola”. Di parere opposto il Segretario Generale Uil Scuola Giuseppe D’Aprile per il quale: “Si rischia di creare una serie di meccanismi scolastici altamente differenziati in base alla regione e basati sulle risorse economiche delle diverse realtà territoriali”

La meglio conosciuta “autonomia differenziata”, che il 19 Giugno scorso ha avuto l’approvazione definitiva alla Camera, stabilisce le regole e il percorso con cui alcune regioni potranno chiedere maggiore autonomia nella gestione di specifiche materie tra le quali istruzione, università, ricerca, lavoro, previdenza e rapporti con l’Unione Europea. Di fatto lo Stato riconoscerebbe alle Regioni a Statuto Ordinario un’autonomia legislativa su materie che sono oggi di competenza concorrente, cioè comune. A questo punto la domanda sorge spontanea: Cosa cambierebbe nella scuola?

Per il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: “L’autonomia differenziata”, approvata poche ore fa dal Parlamento in via definitiva,rappresenta “una grande occasione per i territori e non bisogna averne paura per quanto riguarda la scuola, anzi: invito i cittadini a non farsi condizionare da chi fa terrorismo psicologico”.

Di parere diametralmente opposto il Segretario Generale della Uil Scuola Rua Giuseppe D’Aprile: “Differenziare l’organizzazione didattica andando a toccare anche graduatorie e stipendi del personale. Differenziare programmazione, offerta formativa e percorsi di alternanza scuola-lavoro, decidere in maniera autonoma l’assegnazione di contributi alle scuole paritarie e regionalizzare sia i fondi statali per il diritto allo studio che il trattamento economico del personale scolastico. Per la scuola, l’autonomia differenziata, potrebbe tradursi in tutto ciò. Si rischia di creare una serie di meccanismi scolastici altamente differenziati in base alla regione e basati sulle risorse economiche delle diverse realtà territoriali.

Il ministro Giuseppe Valditara

Questo comporterebbe – ricorda il Segretario – il venir meno dell’unitarietà dell’istruzione.Per quanto ci riguarda lavoreremo, in modo legittimo e nel rispetto della costituzione, per modificare scelte che rischiano di dividere il Paese. La scuola per noi è solo quella nazionale.Diversamente si decreterebbe la fine del sistema scolastico nazionale. Scuola, sanità, servizi sociali, trasporti, infrastrutture sono alcuni dei settori nei quali il gap tra le regioni è talmente ampio che ha già prodotto conseguenze in termini di disuguaglianze civili e di costi sociali.E’ una misura che ci vede nettamente contrari. Vanno superati i divari. Questa legge, invece accentua logiche divisive, che nella scuola non possono esistere.

La scuola – conclude Giuseppe D’Aprile – rappresenta il luogo principale per la costruzione dell’eguaglianza sociale. Il mondo della conoscenza deve unire l’Italia e non dividerla. Il tutto per un paese più unito, più eguale, più giusto, più coeso”.

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