Autovelox spenti anche a Ischia
La prefettura di Napoli sospende i provvedimenti che autorizzano gli autovelox installati tra il 2018 e il 2023 nell’area metropolitana. Il provvedimento riguarda anche l’isola d’Ischia e i dispositivi attivi sul territorio

DI GUIDO INVERNIZZI
Gli autovelox vengono sospesi anche sull’isola d’Ischia. Il provvedimento arriva dalla prefettura di Napoli, che ha disposto la sospensione fino a nuova comunicazione di tutti i decreti emanati tra il 2018 e il 2023 relativi all’installazione e all’utilizzo dei dispositivi di rilevamento automatico della velocità nell’intera area metropolitana partenopea. La decisione riguarda quindi anche i sistemi presenti sulle strade dell’isola, coinvolta direttamente nella misura adottata dal prefetto Michele Di Bari.
Il decreto prefettizio interessa complessivamente 67 apparecchi tra autovelox fissi, sistemi di rilevazione della velocità media e strumenti utilizzati per i controlli elettronici lungo la rete stradale. Nel provvedimento rientrano anche i dispositivi installati nei comuni dell’isola d’Ischia, che rientrano nella competenza territoriale della città metropolitana di Napoli.
La sospensione è stata decisa dopo una ricognizione tecnica effettuata negli uffici della prefettura il 26 febbraio, durante la quale è stato avviato un controllo sui provvedimenti autorizzativi relativi agli impianti presenti sul territorio. L’obiettivo è verificare la conformità dei dispositivi rispetto alle normative tecniche più recenti.
Il provvedimento si inserisce nel quadro della vicenda nazionale legata alla validità degli autovelox installati sulle strade italiane. Negli ultimi mesi il tema è diventato centrale nel dibattito giuridico e amministrativo a seguito di alcune pronunce della Corte di Cassazione che hanno chiarito la differenza tra dispositivi semplicemente approvati e dispositivi omologati.
La questione ha assunto particolare rilievo dopo l’ordinanza n. 10505 del 2024 della Corte di Cassazione. Con quella decisione i giudici hanno stabilito che le sanzioni elevate tramite autovelox non omologati devono essere considerate illegittime. La Suprema Corte ha precisato che l’approvazione ministeriale non può essere equiparata all’omologazione e che le due procedure hanno caratteristiche e finalità differenti.
La distinzione riguarda le modalità di verifica delle apparecchiature. L’omologazione prevede una serie di test tecnici eseguiti presso strutture ministeriali, con controlli sulla precisione delle misurazioni e sulla stabilità dei parametri di funzionamento. L’approvazione, invece, rappresenta una procedura amministrativa più semplice che non comporta lo stesso livello di verifiche tecniche.
La situazione attuale deriva da un vuoto normativo che risale al 1992, anno di entrata in vigore del nuovo Codice della strada. La normativa prevedeva l’adozione di un decreto attuativo destinato a definire in modo preciso il sistema di omologazione dei dispositivi di rilevazione della velocità. Quel provvedimento non è mai stato emanato, lasciando per oltre trent’anni una regolamentazione incompleta.
Nel frattempo numerosi dispositivi sono stati installati sulle strade italiane sulla base di decreti di approvazione ministeriale. Questa prassi amministrativa ha consentito la diffusione capillare degli autovelox sul territorio nazionale, ma ha generato negli anni un quadro giuridico non sempre uniforme.
Il decreto della prefettura di Napoli richiama anche il regolamento interministeriale dell’11 aprile 2024, che ha introdotto nuove prescrizioni tecniche per gli strumenti di rilevazione della velocità. Il provvedimento stabilisce che i dispositivi già installati devono adeguarsi ai nuovi requisiti entro dodici mesi oppure essere rimossi.
Alla luce di queste disposizioni la prefettura ha deciso di sospendere temporaneamente i decreti autorizzativi per effettuare una verifica complessiva sulla regolarità degli impianti. La misura riguarda quindi tutte le installazioni autorizzate nel periodo compreso tra il 2018 e il 2023, comprese quelle presenti nei comuni dell’isola d’Ischia.
Il tema riguarda un numero molto ampio di dispositivi su scala nazionale. Secondo le stime del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulle strade italiane sono presenti circa 11.000 apparecchi tra autovelox fissi, sistemi Tutor e strumenti per il controllo della velocità media.
Di questi dispositivi soltanto 3.800 risultano registrati nella piattaforma telematica istituita dal ministero per il censimento degli strumenti di rilevazione elettronica. La registrazione rappresenta un requisito necessario per il loro utilizzo legittimo, perché consente di verificare la posizione e le caratteristiche tecniche degli impianti.
Tra i dispositivi censiti nella banca dati ministeriale, poco più di 1.000 risulterebbero automaticamente conformi ai requisiti di omologazione previsti dal nuovo decreto ministeriale in fase di definizione. Si tratta di una percentuale inferiore al dieci per cento del totale stimato sul territorio nazionale.
Nell’area metropolitana di Napoli i dispositivi interessati dal provvedimento prefettizio sono complessivamente 67. Nel conteggio rientrano autovelox fissi installati lungo diverse arterie urbane ed extraurbane, sistemi di rilevazione della velocità media come Tutor e Vergilius e apparecchiature telelaser utilizzate durante i controlli su strada.
Anche le installazioni presenti sull’isola d’Ischia rientrano quindi nella sospensione disposta dalla prefettura. Fino alla conclusione delle verifiche tecniche i dispositivi autorizzati negli anni compresi tra il 2018 e il 2023 non potranno essere utilizzati per il rilevamento automatico delle infrazioni.
Il quadro normativo potrebbe cambiare nei prossimi mesi con l’adozione del nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dedicato all’omologazione degli autovelox. Il testo è stato notificato il 3 febbraio 2026 alla Commissione Europea attraverso la procedura TRIS, il sistema comunitario utilizzato per comunicare le nuove regolamentazioni tecniche.
La notifica europea rappresenta un passaggio obbligatorio prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. La Commissione e gli altri Stati membri possono infatti esaminare il testo per verificare che non introduca ostacoli alla libera circolazione dei prodotti nel mercato europeo.
Una prima versione del decreto era stata trasmessa a Bruxelles nel marzo del 2025 ma era stata ritirata dopo poche ore per consentire ulteriori verifiche tecniche. La nuova bozza elaborata nel 2026 introduce un cambiamento significativo nel sistema di autorizzazione dei dispositivi.
Secondo il nuovo schema normativo, una volta entrato in vigore il decreto non saranno più rilasciate semplici approvazioni ministeriali. L’unico titolo abilitante per l’utilizzo degli autovelox diventerà l’omologazione del prototipo del dispositivo.
Il decreto introduce inoltre requisiti tecnici più dettagliati rispetto alla normativa precedente. Tra le prescrizioni figurano prove di laboratorio standardizzate, parametri definiti per il funzionamento degli apparecchi in diverse condizioni climatiche e controlli periodici da effettuare durante tutta la vita operativa degli strumenti.
La Commissione Europea ha tempo fino al 4 maggio 2026 per esaminare la proposta italiana e formulare eventuali osservazioni. Solo dopo la conclusione di questa fase il decreto potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrare formalmente in vigore.
Uno dei punti più discussi del testo riguarda l’Allegato B, che disciplina il trattamento dei dispositivi già approvati negli anni precedenti. La norma prevede la possibilità di riconoscere automaticamente l’omologazione agli apparecchi autorizzati secondo il decreto ministeriale del 13 giugno 2017.
Alcuni esperti di diritto amministrativo hanno espresso perplessità su questa soluzione, ritenendo che l’omologazione debba comportare una verifica tecnica effettiva delle prestazioni del dispositivo e non una semplice equiparazione documentale.
Nel frattempo i tribunali italiani continuano a esaminare i ricorsi presentati dagli automobilisti contro le sanzioni per eccesso di velocità. Diverse decisioni dei giudici di pace hanno già annullato verbali emessi tramite apparecchi non omologati.
Tra i casi più recenti figura una pronuncia del giudice di pace di Sanremo relativa a una multa elevata dal Comune di Ventimiglia. Il magistrato ha dichiarato illegittima la sanzione perché l’autovelox utilizzato risultava approvato ma non omologato secondo i criteri indicati dalla Corte di Cassazione.
Nella stessa decisione il giudice ha condannato l’ente locale anche per lite temeraria, imponendo il pagamento di due ulteriori sanzioni da 500 euro ciascuna: una a favore della conducente che aveva presentato ricorso e una destinata alla Cassa delle Ammende.
Le associazioni dei consumatori seguono con attenzione l’evoluzione della vicenda. Organizzazioni come Codacons e Assoutenti hanno segnalato la possibilità di un aumento significativo dei ricorsi contro le multe elevate tramite dispositivi non omologati.
L’intervento della prefettura di Napoli rappresenta il primo caso in Italia in cui un’autorità amministrativa decide di sospendere preventivamente i provvedimenti autorizzativi legati agli autovelox. La misura riguarda l’intero territorio della città metropolitana e coinvolge anche i sistemi presenti sulle strade dell’isola d’Ischia.
Le verifiche tecniche disposte dalla prefettura dovranno accertare la conformità degli impianti e la regolarità delle procedure di autorizzazione adottate negli anni precedenti. Fino al completamento di questi controlli i dispositivi interessati dal provvedimento resteranno sospesi.





