Statistiche
CRONACA

Aveva chiesto maxi risarcimento, il Comune di Forio evita il “salasso”

Un cittadino, rimasto ferito in seguito a una caduta dallo scooter su una strada comunale, pretendeva quasi 80mila euro di risarcimento. L’ente, difeso dall’avvocato Francesco Pero, ha tuttavia visto integralmente accolte le proprie ragioni da parte del Tribunale

Era una pretesa forte, quella che un cittadino aveva avanzato nei confronti del Comune di Forio. Una pretesa che sfiorava gli 80mila euro, per un danno fisico riportato in un incidente accaduto ormai più di sei anni fa sulla strada che porta a Santa Maria al Monte, in via Montecorvo. Tuttavia il giudice Criscuolo ha respinto l’istanza accogliendo le ragioni dell’ente di via Genovino, rappresentato e difeso dall’avvocato Francesco Pero.

I fatti risalgono all’estate del 2013, quando sulla strada in questione un centauro rovinò sull’asfalto, riportando ferite al piede sinistro. Il guidatore citò in giudizio il Comune, spiegando di aver subìto la violenta caduta slittando su un tubo che sporgeva da una buca presente sul manto stradale. La tesi dell’attore era articolata sul fatto che la presenza del tubo era priva di segnalazione ed era inoltre imprevedibile e inevitabile in quanto, essendo di colore nero, si confondeva con il manto stradale. All’ospedale Rizzoli secondo il referto venne diagnosticata una “ferita scuoiata collo-piede sinistro con perdita di sostanza, lussazione e frattura IV e V dito piede sinistro” con ricovero in chirurgia.

L’incidente si era verificato in corrispondenza di una buca nell’asfalto dove affiorava una tubatura, provocando il ferimento al piede del conducente dello scooter

La responsabilità dell’incidente venne così ascritta al Comune di Forio, quale ente proprietario e gestore del tratto di strada, in quanto sarebbe stata omessa la manutenzione e la segnalazione dell’insidia. Molto pesante la richiesta di risarcimento danni al Comune: in base alla relazione medica di parte, l’avvocato dell’infortunato aveva delineato un’invalidità permanente del 20% pari a € 68.215,00 oltre a una invalidità temporanea totale di trenta giorni pari ad € 2.880,00, una invalidità temporanea parziale al 75% di trenta giorni pari ad € 2.160,00 e una invalidità temporanea parziale al 50% di sessanta giorni pari ad € 2.880,00. Non è tutto: di conseguenza venne infatti invocato anche il danno morale, nonché il riconoscimento del danno esistenziale da valutare nelle due componenti nella misura di 1/3 del danno biologico, nonché € 1.495,99 per spese documentate. Il risarcimento del complessivo danno avrebbe dovuto inoltre tener conto delle limitazioni subite nella vita di relazione e in quella lavorativa. Il Comune di Forio, per nulla intenzionato a dare per scontato un riconoscimento di responsabilità, conferì l’incarico difensivo all’avvocato Pero. Durante il dibattimento vennero ascoltati due testimoni chiamati a deporre dal cittadino infortunato, e uno da parte del Comune. E proprio durante tali deposizioni il difensore di fiducia dell’ente mise in rilievo numerose contraddizioni che inficiavano la gran parte dell’attendibilità delle testimonianze, riassumendo in un’articolata e dettagliata memoria illustrativa i motivi di fatto e diritto che, secondo il Comune, evidenziavano l’infondatezza della domanda, accompagnando le argomentazioni con dovizia di riferimenti giurisprudenziali e dottrinari oltre che con le evidenze fotografiche. E il Tribunale, col verdetto finale, ha dimostrato di accogliere tali argomentazioni, rigettando la pretesa dell’attore in quanto è sì vero che il Comune è custode della strada e risponde dei danni cagionati agli utenti ai sensi dell’art.2051 c.c., «tuttavia, perché sussista la responsabilità, è necessario che il danno sia stato provocato da un’insidia o trabocchetto.

L’avvocato Pero durante il dibattimento aveva tra l’altro evidenziato le forti contraddizioni nelle deposizioni rese dai testi dell’attore

Ads

I presupposti per l’esistenza di tali circostanze di fatto, sono la non visibilità e la non prevedibilità. È, inoltre, necessario che non vi sia stato un comportamento negligente del danneggiato, che interrompe il nesso di causalità tra la cosa e l’evento dannoso», come stabilito dalle Sezioni Unite della Cassazione. Il giudice ha inoltre mostrato di accogliere anche i dubbi e le perplessità sollevate dall’avvocato Pero circa l’attendibilità delle testimonianze: «I testi attorei ascoltati confermavano la caduta dell’attore il quale riferivano che percorreva sul proprio ciclomotore la strada a velocità moderata, ma» il primo teste «non sapeva riferire la direzione percorsa dall’attore. Inoltre riferiva che aveva visto l’attore scivolare e deduceva solo successivamente che fosse caduto a causa di un tubo di ferro posto scoperto dall’asfalto della strada». Il secondo testimone invece aveva dichiarato «che percorreva a bordo del proprio motorino in contemporanea con l’attore la strada, ma in senso opposto, per recarsi sul proprio campo a lavorare, e dopo la caduta dell’attore avvicinatosi per dare i primi soccorsi si avvedeva di un tubo di ferro scoperto dall’asfalto posto». Il giudice ha scritto che «entrambe le testimonianze non possono essere prese in considerazione in quanto nessuno dei testimoni riferiva su quale lato della carreggiata vi era questa buca con un tubo di ferro sottoposto. Vi è da dire che l’incidente avveniva alle 16.00 circa in pieno luglio con una visibilità di luce piena e, pertanto tale buca era perfettamente visibile». Non solo, ma nessun teste ha riferito l’ampiezza della strada tale da rappresentare che l’attore era obbligato a percorrere proprio in quel punto la strada che visibilmente appariva rattoppato. «Alla luce di ciò – si legge nella sentenza – è palese che l’attore non ha usato la dovuta prudenza nel percorre la strada proprio nel punto in cui era visibile un rattoppo dell’asfalto, appare che abbia seguito proprio tale disconnessione non dimostrando di evitarla anche perché non vi era alcun autoveicolo oltre al ciclomotore del testimone che percorreva a tempo all’attore la strada. Deve quindi ritenersi non provato il fatto storico produttivo di danno». Dunque, secondo il giudice, l’attore non ha assolto al suo onere probatorio, ovvero quello di provare una res potenzialmente lesiva, oggetto di custodia ed il nesso tra la res ed il danno. Il Tribunale ha anche condannato l’attore al pagamento delle spese di lite del complessivo importo di € 1.378,00. Scampato pericolo, quindi, per le casse comunali, che evitano l’esborso di una cifra non certo trascurabile.

Ads

Articoli Correlati

0 0 voti
Article Rating
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
Visualizza tutti i commenti
Back to top button
0
Mi piacerebbe avere i vostri pensieri, per favore commentatex
()
x