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Bail-in: ecco come diventiamo più poveri

Non è bastato il duro contraccolpo che abbiamo subito quest’estate dopo le sanzioni varate dal nostro Paese contro la politica di Putin. Già, ora ci si mette anche il Bail-in. La “strisciata” della carta russa che si è assaporata sulla nostra bella isola qualche annetto fa con un importo medio di oltre mille euro  è ormai un ricordo del passato, una “lanciata di confetti” che fortunatamente ha dato respiro al settore alberghiero,commerciale e turistico in genere mentre l’Italia, quella che non consuma più, riprendeva la corsa o almeno così si è detto. E così, mentre si iniziava a pensare in positivo, è arrivato il colpo di grazia dettato da una vera “guerra” a Putin che è costata all’Italia in generale la perdita di oltre 2 miliardi di euro annui dai beni di lusso a quelli di prima necessità e per quanto ci riguarda, parlando di Ischia, un calo di presenze sull’isola  di quasi il 70% del turista russo nell’ultima estate. Peccato, avevamo cominciato a studiare il russo, ad accettarlo come una nuova linfa economica, una lingua dai toni “duri” ma su cui bisognava puntare, e presto, senza battere ciglio:  il commercio lo richiedeva. Ma il muro contro Mosca non è bastato, bisognava affondare la nave del tutto, ed infatti nello stesso periodo il nostro Parlamento con 270 voti favorevoli recepisce 56 direttive nonché 9 decisioni del quadro UE in diverse materie come giustizia, sanità e agricoltura, ma molte anche di tipo finanziario tra cui l’introduzione della direttiva Brrd con il chiaro obiettivo di evitare salassi pubblici  concentrando esclusivamente il peso dei salvataggi all’interno della banca o meglio sugli azionisti ma anche obbligazionisti e correntisti,quest’ultimi con importi superiori ai 100.000 euro. Facciamo un pò di chiarezza, perchè ritenere il meccanismo del Bail-in un freno alla nostra economia al pari di quanto è accaduto con il braccio di ferro con il colosso sovietico dal quale usciamo sconfitti? ed in particolare la prossima stagione turistica che gli operatori della nostra isola vogliono affrontare nel migliore dei modi e con buon auspicio ne soffrirà?  bene, partiamo dal fatto che “mamma” Europa si è dichiarata stanca di sborsare denaro per salvare le banche altrui dopo averne sistemate parecchie in precedenza di casa propria. Il Governatore Visco ha tuonato: “i clienti pagheranno i salvataggi delle banche e vanno informati”. Detto fatto, il passaggio dallo stato di “bail-out” cioè salvataggio esterno a quello di “bail-in” cioè interno, che tira in ballo, coinvolgendolo, il cliente della banca, è oramai operativo dal Gennaio di quest’anno e che dire: alla faccia dell’art. 47 della nostra Carta Costituzionale  “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” per non parlare poi della “funzione sociale” che  le banche dovrebbero espletare nello svolgimento della loro attività. Non poteva essere altrimenti: la mina Bail-in  ( io Banca decido a chi prestare i tuoi risparmi, come gestirli, ma se va male  sei tu cliente a pagare) ha provocato nel giro di pochissimi giorni una profonda e determinante sfiducia verso l’intero sistema bancario in generale, quasi quanto l’esplosione della quattro banche commissariate, a partire da Banca Etruria per poi continuare con la Carife, Carichieti e Banca Marche. E qui veniamo al punto e cioè alla notizia nota a tutti, anche ai meno attenti, e cioè quella della massiccia vendita di titoli azionari da parte di migliaia di persone che avevano investito in  settori di più alto rischio puntando su performance  più redditizie ma anche di risparmiatori che nel bene o nel male avevano acquistato obbligazioni, di cui molte della categoria “subordinate” forse senza saperne più di tanto e il più delle volte rassicurati dai tanti  “family banker” dal sorriso sgargiante e dal tono convincente. Non parliamo dunque di speculatori, non permettiamoci di pensarlo, ma di tanta brava gente che voleva ottenere un rendimento dignitoso e legittimo rispetto allo zero dei libretti bancari o alla miseria vergognosa offerta dai Bot. Questo effetto fuga degli ultimi mesi sull’onda “vendi fin quando sei in tempo”,associato al gioco dei veri grandi speculatori, ha comportato gli inevitabili  riflessi negativi nei mercati di Borsa dell’intero Paese e non solo. Le notizie nei TG ed inoltre su stampa e web hanno generato un panico da urlo. Basti solo pensare che se volessimo oggi investire ( o rischiare?) in obbligazioni subordinate, le stesse, oggi considerate come la peste da cui scappare, sono offerte in alcuni casi, con un rendimento quasi pari al 13% se si cumula il guadagno dello scarto di acquisto che avviene sotto la pari con il nominale rendimento offerto dallo stesso titolo e questo con un orizzonte temporale  nemmeno tanto lungo ed infatti non superiore ai 3-4 anni. Ed allora chiediamoci, se si è inculcato o quanto meno diffuso il terrore di una nuova crisi di Cipro, di un tracollo finanziario sempre più vicino, se dunque questi rendimenti importanti si sono persi grazie alle politiche berlinesi, ops…pardon, direttive comunitarie, se i risparmiatori vendono anche le obbligazioni, subordinate o ordinarie che siano, impauriti dalla perdita del capitale, nella maggior parte dei casi frutto dei risparmi di una vita, gli stessi dove troveranno le risorse per vacanze, per svago, per consumi, avendo la maggior parte contato su quei rendimenti, su quelle cedole di interesse che premiavano la fedeltà e la rinuncia al consumo immediato? ed ancora , a cosa serviranno quelle somme,trasformate in liquidità da parcheggio e quindi infruttifere, tesaurizzate, se non a fermare l’economia?sono dunque venute a mancare quelle linfe importanti, di sostegno per l’economia. Non molti anni addietro nella trasmissione “Porta a Porta” fu proprio un ospite di riguardo, il super Ministro delle Finanze Giulio Tremonti a ricordare come in tempi non molto lontani e sicuramente migliori, gli italiani, popolo di risparmiatori, hanno sempre ritualmente aspettato in coda, agli sportelli delle banche,  il rendimento del loro capitale nei primi giorni del nuovo anno, ritirando quindi l’interesse  per poter acquistare il nuovo cappotto o giaccone o per destinarlo  alla futura vacanza estiva. Già, proprio quella vacanza, magari proprio ad Ischia, che gli stessi molto probabilmente  oggi non potranno più fare, grazie al “Bail-in“.

 

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