ARCHIVIOARCHIVIO 4ARCHIVIO 5

Bakunin e la principessa russa, a Ischia tra rivoluzione e anarchia

Gianluca Castagna | Lacco Ameno – E’ uno dei tanti personaggi femminili presenti nelle pieghe della Storia, solitamente messi in ombra dalla notorietà di coloro che hanno frequentato. Una principessa russa, mecenate di passione e anarchia, moglie del governatore di Mosca, che afferra l’ideale rivoluzionario grazie all’incontro fatale con Mikhail Bakunin, il nobile ribelle e padre del pensiero anarchico. L’uomo avventurosamente fuggito dall’esilio in Siberia, ricercato dalle polizie di mezza Europa e invocato da tutti i diseredati del mondo.
Lei si chiamava Zoè Obolenskaja, e in un teatro sociale come quello di metà Ottocento, in cui la distanza tra uomo e donna restava siderale, riuscì a irrompere con un’idea precisa di femminilità: una donna che, nella sua tenacia combattiva, non rinunciò mai alla sua personalità e alle sue idee. Affrontando prima l’onda anomala di un’elaborazione politica detenuta saldamente in mano maschile, poi la pressione travolgente dell’establishment russo che la priverà dei figli, delle ricchezze, del buon nome.
Condannandola così a un’implacabile damnatio memoriae.

lorenza-foschini-zoe-1Oggi a renderle giustizia è la giornalista Lorenza Foschini, ex volto del Tg2 e conduttrice in Rai della trasmissione “Misteri”, che le ha dedicato un’interessante monografia: “Zoé, la principessa che incantò Bakunin. Passioni e anarchia all’ombra del Vesuvio” (Mondadori editore).
Il libro è stato presentato giovedì scorso all’Albergo della Regina Isabella a Lacco Ameno, a pochi passi da Villa Arbusto, la dimora che ospitò Bakunin e la Obolenskaja nell’estate del 1867, quando le teorie sociali rivoluzionarie stavano arrivando a piena maturazione.
«In realtà – spiega la Foschini – io volevo scrivere un libro su Renato Caccioppoli, matematico napoletano che ha lasciato un’impronta indelebile nella vita della città. Mentre leggevo la biografia di suo nonno, Mikhail Bakunin, scritta da Edward Carr, mi sono imbattuta in due righe che mi hanno folgorata. Parlavano di una donna, la ricchissima principessa Obolenskaja, che aveva vissuto tra Napoli e Ischia per due anni e aveva mantenuto, supportato e aiutato in ogni modo questo squattrinato aristocratico russo garantendogli quella serenità necessaria per approdare al suo pensiero anarchico e sistematizzarlo. L’anarchia, nel suo pensiero più compiuto, è nata a Ischia tra il 1866 e il 1867. Così è partita una ricerca faticosissima, un’indagine sulla vita, il destino e la sorte di Zoè Obolenskaja».
Padre aristocratico, madre appartenente a una delle famiglie più ricche (non solo di Russia), colta e vivace assai più del marito (bigotto e conservatore, innamorato solo dello zar e del pope), Zoè odia il conformismo, la falsità, l’ipocrisia della grande nobiltà alla corte di Mosca (“un pozzo nero”) e San Pietroburgo.
A un certo punto, lascia la Russia zarista e parte alla volta dell’Italia. Viaggia con i cinque figli e un seguito regale di dame di compagnia, bambinaie, istitutori, valletti, segretario e medico personale.
Nel 1865 arriva a Napoli, e qui conosce Bakunin.
_DSC3757_risultato«L’ex capitale del Regno delle due Sicilie – racconta la Foschini – è una città mortificata dalle delusioni del mito risorgimentale. Bakunin è appena tornato da Londra, dove aveva incontrato l’amico/nemico Karl Marx. E’ quest’ultimo a indirizzarlo verso Napoli, lì dove si reputava vi fosse l’humus giusto per una vera rivoluzione. A Napoli Bakunin non aveva soldi, né contatti, tutto era estremamente frustrante. Fino a quando non incontra la Obolenskaja, anche lei portatrice di istanze di realizzazione che non riuscivano a trovare uno sbocco. Non fu un incontro d’amore come molti pensarono. Lei fu conquistata dalla sua capacità oratoria, lo portò a Ischia, spese il suo immenso patrimonio e in cambio venne elevata al rango di autentica rivoluzionaria».
Le origini comuni e la fede politica condivisa, la lontananza dalla terra d’origine, il rifiuto di vivere nella società zarista che entrambi disprezzavano. Paesaggi ischitani, gite, pic nic e crociere nel golfo. I cinque figli di lei liberi di scorrazzare sulle spiagge dell’isola come in un Eden primitivo.
Nelle pagine del libro della Foschini si coglie tutto l’agone sociale, politico, intellettuale in cui una donna forte combatte la sua battaglia di forma e di sostanza. Attorno alla principessa si raccoglie così, tra Villa Zavota a Casamicciola e Villa Arbusto a Lacco Ameno, un gran numero di rivoluzionari, cospiratori, massoni, esuli e intellettuali russi, italiani e non solo. Tutti mangioni e chiacchieroni, attirati dalla fama del grande rivoluzionario e dalla singolare personalità della nobildonna. Ed è proprio nella cornice romantico-bucolica del paradiso ischitano che Bakunin, sollevato dai problemi economici, mette a punto il pensiero anarchico e Zoé incontra l’amore, diventando l’amante del più fedele seguace di Mikhail, il polacco Walerian Mroczkowski, di undici anni più giovane di lei.

Foto secondaria (in basso)Ma la voce che la moglie del governatore di Mosca abbia un comportamento scandaloso e sia la più generosa finanziatrice del movimento anarchico arriva allo zar che, infuriato, ordina al principe Obolenskij di riportare in patria Zoé e i figli. A Ginevra, in un drammatico colloquio con il marito e il padre, la principessa si rifiuta di rientrare in Russia e da quel momento la sua vita, nel segno della lotta «anarchica», sarà scandita da incontri straordinari ed eventi drammatici che susciteranno biasimo o ammirazione tra i suoi contemporanei rendendola una delle figure femminili di spicco in quegli anni di grande mutamento politico e sociale.
«Da quel momento – conclude l’autrice – Zoè piomba nell’oblio, anche se ispirerà scrittori come Henry James, Conrad e soprattutto Tolstoj con la sua Anna Karenina. In realtà la principessa, privata di tutto, riuscirà emanciparsi anche dal lusso in cui era nata e vissuta, perché troverà qualcosa di più potente della ricchezza: un forte ideale nel quale sente di poter vivere da protagonista. Una consapevolezza che non le verrà perdonata nemmeno da Bakunin. Lui sarà presto superato da una generazione di nuovi rivoluzionari, lei sarà presa da questi a modello, avendo detto no a tutto: allo zar, al pope, alla famiglia, ai suoi privilegi e al suo immenso patrimonio».

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button