Balneari, da Ischia un nuovo grido di dolore
Il presidente della locale Fiba Confersercenti, Giuseppe Lafranca, invia una nota alla presidenza del Consiglio e ai ministeri competenti contenente osservazioni critiche sulla gestione delle concessioni demaniali. L’atto d’accusa parla di “legalismo predatorio” ma anche di violazione di gerarchia delle fonti

E’ una crociata infinita, che proprio non accenna ad arrestarsi. E’ un grido di dolore ma anche l’orgoglio di chi rivendica diritti ma soprattutto chiarezza in un panorama che – soprattutto dal punto di vista giuridico e normativo – sembra essere diventato un labirinto dal quale trovare una sola via d’uscita appare davvero mera utopia. Il riferimento è ancora una volta alla questione legata alle concessioni balneari, che (non va dimenticato) sull’isola interessano centinaia di famiglie che restano appese al filo dell’incertezza a causa della Bolkenstein che pende sul loro capo come una spada di Damocle. A intervenire ancora una volta sulla delicata questione è la Fiba Confesercenti, nella persona del suo presidente Giuseppe Lafranca, che ha trasmesso una nota all’attenzione della presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministero del Turismo e più in generale ai membri del Parlamento italiano. Il documento ha un oggetto abbastanza chiaro eppure nel contempo articolato: “Oggetto: Osservazioni critiche sulla gestione delle concessioni demaniali marittime, denuncia di ‘legalismo predatorio’ e violazione della gerarchia delle fonti”.


Ecco che cosa scrive nel dettaglio il referente locale della categoria: “Il sottoscritto Giuseppe La Franca, nella qualità di presidente dell associazione balneari Fiba Confesercenti Isola di Ischia-Napoli, in rappresentanza del comparto balneare italiano, intende sottoporre alla Vostra attenzione una ferma denuncia riguardante l’attuale deriva gestionale e giudiziaria che sta colpendo 30.000 imprese familiari. Il settore non si oppone a un’evoluzione normativa, ma rigetta con forza quello che si configura come un ‘legalismo predatorio’: un’operazione di spoliazione violenta condotta sotto il paravento di una distorta interpretazione del diritto unionale”. Un’affermazione forte, quella di Lafranca, che lo stesso motiva ed esplica nel passaggio immediatamente successivo: “Si richiamano i seguenti punti di diritto e di merito: violazione della gerarchia delle fonti: La Direttiva 2006/123/CE (Bolkestein) è fonte di secondo grado, gerarchicamente subordinata ai Trattati. L’art. 195 del TFUE esclude l’armonizzazione legislativa nel settore turistico, rendendo l’attuale orientamento giurisprudenziale un esercizio di forzatura contraria ai principi cardine dell’Unione. Deriva Nomopoietica: Si assiste con preoccupazione a un’invasione di campo della magistratura amministrativa che, con le note “sentenze gemelle”, ha smesso di interpretare la norma per iniziare a produrla, esautorando il Legislatore e violando il principio della separazione dei poteri. Assenza dei presupposti per l’evidenza pubblica: L’art. 12 della Direttiva subordina le procedure selettive alla sussistenza della ‘scarsità delle risorse naturali’. Ignorare tale presupposto significa trasformare un’eccezione in una regola arbitraria, finalizzata esclusivamente alla colonizzazione del litorale da parte di grandi gruppi finanziari”.
Poi il referente della categoria è chiaro e lapidario: “Uno Stato che mette all’asta la dignità dei propri cittadini, ignorando il diritto al lavoro, abdica al proprio ruolo di garante del bene comune”
Poi Giuseppe Lafranca nella sua nota non risparmia anche qualche “stoccata” ai governanti e non a caso scrive testualmente: “Uno Stato che mette all’asta la dignità dei propri cittadini, ignorando il valore aziendale e il diritto al lavoro sancito dalla Costituzione Italiana, abdica al proprio ruolo di garante del bene comune. Si richiede pertanto: Un intervento legislativo immediato che ristabilisca la certezza del diritto, tuteli il legittimo affidamento delle imprese e riconosca il valore sociale ed economico del modello balneare italiano, custode storico delle nostre coste. Il lavoro e la dignità delle famiglie italiane non sono merce di scambio”.





Ma i balneari non si lamentano mai del fatto che, per quattro spicci che hanno sempre pagato per concessioni tipo “ad vitam”, gli è stato regalato l’oro di Ischia?