Stagione e timori per il futuro, la “voce” dei balneari
Dopo l’apertura della stagione turistica con l’avvento della Pasqua, parla il presidente della Fiba Giuseppe La Franca che si sofferma sulle previsioni per la stagione 2026, non nasconde il suo ottimismo ma nemmeno la preoccupazione per la “mannaia” Bolkenstein. E lancia un monito inequivocabile…

Giuseppe La Franca, che aria tira per la stagione 2026 e soprattutto cosa vi aspettate?
“Ci siamo appena lasciati alle spalle la Pasqua, che quest’anno è caduta decisamente in anticipo. Nonostante questo, diversi stabilimenti balneari stanno già lavorando per farsi trovare pronti: la maggior parte ha avviato le operazioni di pulizia e organizzazione, anche se le condizioni meteo-marine non sono state favorevoli. Fino a pochi giorni fa, infatti, sull’isola ha dominato il maltempo, accompagnato da temperature piuttosto basse, creando un’atmosfera ben diversa rispetto alla Pasqua dello scorso anno. In concreto, solo una piccola parte delle strutture ha potuto aprire, meno del 10% su tutto il territorio isolano. Qualcosa si è mosso ai Maronti e anche a Forio, mentre Casamicciola risulta ancora off limits a causa delle difficili condizioni del mare e delle criticità legate al ripascimento. Situazione analoga anche a Lacco Ameno. In definitiva, è inutile nasconderlo: la Pasqua è arrivata troppo presto per consentire una piena operatività del comparto balneare”.
Al di là di questa situazione iniziale, quali sono le vostre percezioni e soprattutto i vostri auspici per il 2026?
“Il turismo balneare, insieme a quello termale, rappresenta una delle principali risorse economiche per l’isola d’Ischia. Senza questi due pilastri, l’intero sistema fatica inevitabilmente a reggersi. Negli ultimi anni, purtroppo, abbiamo registrato un calo progressivo dei flussi turistici, e questo è un dato che non possiamo ignorare. Si sta cercando di reagire anche a livello istituzionale, ad esempio con il progetto dei sindaci di creare una DMO unica per la promozione turistica dell’intera isola: un’iniziativa che potrebbe rivelarsi positiva, se ben strutturata e condivisa. Tuttavia, le difficoltà restano, soprattutto per le piccole attività, che oggi si trovano a fronteggiare problemi economici rilevanti. E poi…”.
E poi?
“A ciò si aggiunge un contesto internazionale complesso e instabile, tra tensioni e conflitti che inevitabilmente incidono sui costi e sull’andamento del turismo. Anche noi, come imprese a conduzione familiare, risentiamo di questa situazione. Inoltre, come categoria balneare, ci troviamo ad affrontare una problematica molto delicata: spesso si parla esclusivamente degli stabilimenti, ma in realtà il comparto coinvolge anche ambulanti, tassisti e altre figure. C’è una forte pressione, anche da parte di interessi economici e lobby, che puntano a mettere le mani sui tratti di spiaggia. Non è chiaro però quale sarebbe il reale obiettivo finale di queste dinamiche. Nonostante tutto, da parte nostra stiamo programmando la stagione con attenzione e impegno, anche grazie al lavoro delle associazioni di categoria come Fiba e Sib, in collaborazione con tutti gli operatori del settore”.
Quanto pesa come incognita la direttiva Bolkestein e il clima di continua incertezza che ne deriva?
“Pesa moltissimo, perché l’incertezza blocca qualsiasi prospettiva. È difficile, se non impossibile, pianificare investimenti importanti o iniziative a lungo termine quando non si ha chiarezza sul futuro delle concessioni. Senza certezze giuridiche, le imprese non possono programmare con serenità. A livello nazionale, inoltre, la situazione è estremamente frammentata: ogni Comune adotta soluzioni diverse, creando un quadro disomogeneo e complicato. Questo porta inevitabilmente a vivere alla giornata, ma un’attività economica non può essere gestita con una visione limitata al breve periodo. Servono almeno quattro o cinque anni di programmazione per garantire stabilità e crescita. Sull’isola d’Ischia esiste una realtà particolare: da un lato siamo in parte protetti rispetto ad altre località della terraferma, ma dall’altro dobbiamo vigilare con attenzione su possibili infiltrazioni, anche da parte di soggetti poco trasparenti, che potrebbero approfittare della situazione per acquisire strutture e attività”.
Per concludere, tornando alla stagione 2026: due motivi per essere ottimisti.
“Il primo motivo è nella nostra natura: noi balneari siamo gente di mare, abituata a guardare avanti con fiducia. Sappiamo che basta una giornata di sole per cambiare l’umore delle persone, e lo stiamo vedendo proprio in questi giorni: appena il tempo migliora, torna subito entusiasmo, sia tra gli operatori che tra i turisti. Il secondo motivo è legato all’identità stessa di Ischia. L’isola offre un patrimonio straordinario fatto di accoglienza, bellezze naturali, strutture e qualità dei servizi. Abbiamo spiagge meravigliose, un mare unico e un’ospitalità che rappresenta il nostro vero valore aggiunto. Tuttavia, dobbiamo imparare a promuoverci meglio: non solo le spiagge, ma anche il territorio nel suo insieme, dalle strade ai parchi, fino alle risorse culturali e mediatiche. È fondamentale lavorare a una regia unica, come auspicavo prima proprio attraverso la DMO, per valorizzare al massimo tutte le potenzialità dell’isola. La concorrenza, a livello nazionale ed europeo, è sempre più forte, e altre destinazioni puntano a intercettare i flussi turistici che un tempo sceglievano Ischia. Noi però continueremo a fare la nostra parte, puntando su ciò che ci contraddistingue da sempre: la gentilezza, l’ospitalità e la capacità di accogliere. Questo resterà il marchio distintivo dell’isola e della sua gente”.






