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Balneari, parla Camerini: una vicenda assurda

In vista del responso della magistratura europea sulla proroga delle concessioni balneari, abbiamo chiesto un parere qualificato a uno dei maggiori operatori balneari dell’isola d’Ischia, Paolo Fulceri Camerini, titolare del parco termale “Negombo” e di una concessione demaniale sulla spiaggia di San Montano. «Non sapevo di questo orientamento della Corte di Giustizia Europea – ha dichiarato l’imprenditore – . È comunque una vicenda che non esito a definire stupida. Non si può buttare all’aria l’esperienza pluriennale di tanti onesti bagnini, cambiando in corsa le regole del gioco. Vogliono cambiarle? Bene, ma devono anche concedere il tempo necessario per far sì che gli operatori si adeguino. Solo allora si potrà valutare la convenienza e l’opportunità di tali cambiamenti. È questa la cosa stupida: gli imprenditori balneari non investono più nelle loro aziende, e in tal modo l’industria turistica balneare sta lentamente ma progressivamente trascurando le proprie strutture. Il motivo è ovvio: nessuno ha voglia di investire cifre ingenti sul rinnovamento delle strutture, se non esistono certezze per il futuro». Se la Corte confermerà tali conclusioni, le concessioni dovranno essere messe a gara con bandi europei: «Vorrà dire – afferma ironicamente Fulceri – che ci inventeremo un altro mestiere, andremo a fare i contadini.. Guardi, scherzi a parte, le istituzioni europee di Bruxelles mancano della giusta prospettiva, di un’opportuna visione d’insieme di cosa realmente rappresenta il turismo balneare, e noi italiani per ora non siamo capaci di spiegargliela. Il turismo balneare è stato inventato qui in Italia. Ero convinto che entrare a far parte dell’Unione Europea significasse comunque preservare le caratteristiche e le peculiarità di ciascun Paese. E il turismo balneare è una peculiarità dell’Italia: in questa forma non è presente in Spagna, né in Francia o tantomeno in Grecia. È un sistema collaudato e che finora ha funzionato in modo dignitoso. Questa storia delle concessioni balneari mi ricorda quella riguardante le concessioni termali messe all’asta: ulteriore conferma che si tratta di una questione di sensibilità alle problematiche locali del territorio, che a Bruxelles manca completamente. Ora è compito dei nostri governanti difenderci nelle sedi opportune per risolvere una vicenda dai tratti kafkiani». Pensa che esistano margini di manovra per un cambiamento di rotta sul punto?

«Non conosco nel dettaglio i meccanismi, ma noi imprenditori balneari tramite il nostro sindacato ci stiamo battendo per trovare un giusto equilibrio in questa vicenda. Io non riesco a immaginarmi una multinazionale estera che venga a fittare una spiaggia a Ischia. In realtà tutte le aziende balneari locali sono a prevalente conduzione familiare: l’esperienza di chi vive sul posto e conosce direttamente i vari aspetti e le problematiche di gestione di uno stabilimento balneare non s’insegna né si trasferisce con semplici atti burocratici. E tutti coloro che perderebbero il loro lavoro di bagnino, dove finirebbero? Tuttavia, la mia natura di ottimista mi spinge a credere che le parti sappiano giungere a una soluzione equa: vedremo» conclude il titolare del “Negombo”.

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