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Bancarelle di San Vito, fiera dell’artigianato o mercato? La polemica corre sul web

Di Isabella Puca

Forio – La festa di San Vito volge al termine, ma non manca di portare con sé, dietro a preghiere, botti e processioni qualche polemica. Come sempre piazza preferita è ancora una volta il web e l’oggetto di discussione sono le tanto amate/odiate bancarelle. È chiaro, una festa di paese, senza bancarelle, qualche fuoco d’artificio e le belle luminarie non sarebbe una festa, eppure in molti hanno affermato che al posto di bancarelle da mercato, un paese con delle tradizioni secolari come il comune di Forio, avrebbe potuto aspirare a qualcosa di più. «Non sono contro le bancarelle a prescindere. È il modo che mi disgusta. Negli ultimi anni ho visitato decine di mercatini: Salerno, Napoli, Campania, Lazio fin anche Spoleto e non ho mai visto quello che ho visto. Zero prodotti tipici zero artigianato, zero varietà. Questa “accozaglia” di resina può andare per l’ hinterland dei grandi centri urbani dove tutto fa brodo mai per un luogo turistico di fama come Forio! La logica è il guadagno misurato in mq e quantità? Un suicidio anacronistico abbandonato da chiunque abbia la vista che arriva oltre Cavallaro». È questo il pensiero espresso dallo scrittore foriano, principe del noir, Andrea Esposito che, in poche ore, ha raccolto tantissimi tra commenti e consensi. Qualcuno ha definito questa situazione da “baratro sociale”, qualche altro, invece, ha proposto una fiera di prodotti tipici di artigianato e prodotti locali. Ci s’interroga, allora, da quando una festa di paese come quella di San Vito sia diventata un’occasione per fare un mercato permanente. «Vivo da vent’anni qui e allora le bancarelle stavano in tutta la piazza e non solo quelle di oggi. C’era anche chi faceva i cesti, chi vendeva “u muss’e voie”, ma anche quadri e foto di Ischia».  I ricordi di chi ha qualche anno in più rispetto alle nuove generazioni sono volti a quando le feste patronali erano un modo per valorizzare il paese, con i madonnari e le loro opere d’arte disegnate in strada, o gli artigiani locali pronti a esporre i loro lavori fatti a mano. Pare inoltre che tempo fa venne proposto al comitato dei festeggiamenti di sostituire la fiera di resina con una mostra di artigianato locale da esporre negli antichi portoni, un’idea che avrebbe valorizzato non soltanto la merce, ma anche i portoni storici del comune di Forio. La risposta che diede il comitato, ci dicono, fu “a gente vo’ e bancarell”.  È assodato che le bancarelle di certo non possono mancare, per molti non sarebbe festa eppure, sarebbe bello poter vedere artigiani locali o addirittura provenienti da tutta la Campania esporre i loro manufatti riportando alla mente l’antico artigianato locale, come quello della rafia ammirato dai turisti che acquistavano cappelli di paglia per le proprie signore che potevano sfoggiarli in spiaggia o nelle assolate passeggiate in centro. «Ho fatto parte del comitato per i festeggiamenti in onore di San Vito – scrive Antonio  – e posso assicurarvi che tanta gente prima di dare il suo contributo chiede delle bancarelle, dei fuochi e chi sono i fuochisti, quali bande di musica sono presenti e altro ancora. Posso testimoniare che se qualcosa non garba o non è di loro gusto, si rifiutano di contribuire economicamente. Per tale motivo il comitato cerca di accontentare tutti nonostante ci siano tante cose da cambiare in meglio, ma che la maggior parte della gente non capisce e non vuole. Quindi restano due soluzioni: accontentare un po’ tutti per fare cassa e quindi la festa, oppure mettere fine a tutto ciò. Il Comune dà il suo contributo proprio dai soldi che prende dalle bancarelle per il suolo pubblico che a stento basta per le luminarie e l’addobbo della chiesa». Insomma, pare che Forio sia divisa: da una parte la fazione tradizionalista, ma che in un certo senso guarda al futuro del proprio paese che vede nel ritorno della tradizione, e quindi dell’artigianato, una via per riaffermare la propria storia e dall’altra quelli per i quali le bancarelle da mercato non si toccano. Intanto però la festa è ormai finita e non ci resta che aspettare la prossima festa patronale per vedere se mai qualcosa cambierà in favore di chi sembra avere idee chiare sulle sorti della nostra isola.

 

 

 

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