Barano col naso all’insù: urge il restauro delle chiese

Oremus. Non bastano più le preghiere, ora servono le opere. E non solo di bene. Cresce lo stato di apprensione nel centro di Barano per lo stato esterno delle due chiese. Le facciate esterne dei due luoghi di culto realizzati poco più di 400 anni fa cominciano a far crescere lo stato di preoccupazione tra la cittadinanza.
SAN ROCCO. Solo pochi mesi fa alcuni rosoni in gesso dalla sommità del cornicione della Chiesa di San Rocco si sono staccati e sono caduti sul sagrato, rompendo addirittura un vaso che conteneva una pianta. Sono sei le realizzazioni in gesso che risultano staccate dalla cornice del tetto che sovrasta il frontale. Una verifica più dettagliata ha fatto emergere che risultano mancanti i fiori in malta cementizia che rappresentano l’ornamento del cornicione di circa una trentina di elementi.
Una situazione di pericolo per i passanti, che fino a pochi giorni fa ha interessato soprattutto i bambini, che di solito frequentavano la zona durante i flussi d’ingresso e di uscita delle scuole. Un rischio che può coinvolgere l’attigua strada di Via San Liguori che conduce alle zone alte del capoluogo. Circa sette anni fa un fulmine squarciò il campanile e fu necessaria una lunga opera di restauro per riportare in sicurezza ed aprire al culto la struttura religiosa.
SAN SEBASTIANO. Non si hanno più notizie, invece, dell’operazione di restauro della statua del Redentore in cima al campanile della Chiesa di San Sebastiano. Più di due anni fa fu eseguita la messa in sicurezza dopo un’ordinanza del Sindaco Paolino Buono. Ma quella statua di malta e gesso imbrigliata fa ancora paura. Il progetto è già stato redatto da tempo dai tecnici incaricati dalla Curia e rientra nel piano d’interventi di manutenzione straordinaria dell’intero luogo di culto. Si attende il placet della Sovrintendenza che sta impiegando tempi biblici per dare il via libera alle opere. La centenaria statua del Cristo attende di essere recuperata mediante interventi ad hoc. Risale al febbraio del 2015 l’opera di messa in sicurezza mediante un avvolgimento consistente di reti metalliche lungo l’intera effigie alta circa tre metri e pesante attorno ai 150 quintali. L’intervento fu sollecitato attraverso un’ordinanza a seguito di un sopralluogo dei tecnici comunali che avevano raccolto varie segnalazioni di preoccupati cittadini per le vistose crepe lungo tutto il busto. Furono necessarie circa tre ore e tre operai scalatori per eseguire l’intervento sul cestello di un camion gru a venti metri d’altezza.
Il Cristo Redentore, con una croce in ferro sulla destra, si trova ad un’altezza di quindici metri ed è composto da una malta al cui interno è installata un’anima in ferro dalla forma elicoidale. Sovrasta Piazza San Rocco da oltre cento anni e fu una donazione alla Chiesa di Palma Di Iorio. Negli Anni Sessanta un fulmine troncò di netto il braccio alzato e qualche anno dopo fu ricostruito dall’artista Giovanni Di Costanzo di Buonopane, scomparso alcuni anni fa. Oggi le sue condizioni sono pessime e un intervento di restauro non è più rinviabile. Le preoccupazioni dei cittadini restano alte e l’apprensione, guardando con il naso all’insù, cresce in maniera vertiginosa. Anche la facciata comincia a mostrare crepe e spesso si registrano cadute di alcuni pezzi d’intonaco.
Luigi Balestriere




