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CRONACA

Barano, quel referendum del 1906 e la scuola “mancata”

L’amministrazione dell’epoca indisse la consultazione per destinare un cospicuo avanzo di bilancio, e gli elettori si espressero a favore della costruzione di un edificio scolastico

Un esempio di democrazia diretta. Così Benedetto Valentino definisce il referendum che si svolse nel Comune di Barano 115 anni fa, nel 1906, per decidere come impiegare un cospicuo avanzo di bilancio dell’ente. La vicenda riemerge da un articolo rinvenuto dal giornalista su un quotidiano dell’epoca, custodito nell’emeroteca Valentino: «Per decidere come spenderla – ha sintetizzato il patron del Premio Ischia – in consiglio comunale si presentarono due mozioni: una che proponeva la riduzione della tassa fondiaria, un’altra la costruzione di una scuola. Il sindaco Giovanni Napoleone si astiene e le due mozioni ottengono pari voti. Il sindaco decide quindi di indire un referendum comunale facendo scegliere agli elettori del comune come spendere questi soldi». Inoltre, come ha spiegato Valentino, «all’epoca ai votava per censo, e quindi tutti pensarono che i ricchi del paese avessero scelto di non pagare tasse. A sorpresa invece vinse la mozione della scuola».

Un risultato che depone a favore del senso civico della classe dirigente dell’epoca: «Lo trovo straordinario, un esempio di democrazia diretta quasi come in una Agorà greca», ha concluso il giornalista, che però ha precisato: «La scuola però non fu costruita, a causa del commissariamento del Comune». Resta tuttavia il risultato della consultazione, ma anche la lungimiranza degli amministratori. Il rinvenimento dell’articolo ha prevedibilmente avviato un dibattito anche sui canali social, all’interno del quale è intervenuto un altro noto giornalista, Almerico Di Meglio, profondo conoscitore della storia del comune collinare: «Barano vanta una storia caratterizzata da grandi amministratori. I quali furono scelti in epoche difficili e imparagonabili all’odierna da cittadinanze che si rivelarono lungimiranti appunto nello sceglierli. Quegli amministratori meriterebbero di essere ricordati per le opere più significative realizzate per il loro Comune. Ricordarli accumunerebbe nell’apprezzamento le popolazioni che li scelse. Oggi le nuove toponomastiche risentono di esigenze differenti, meramente elettorali, e forse riflettono popolazioni meno sensibili ormai all’interesse comune», ha osservato Di Meglio, aggiungendo con amarezza: «Se penso che non è stata intitolata a mio padre la strada dei Maronti, la più significativa delle tante opere che segnarono la sua guida dell’amministrazione di Barano, ne ricavo un motivo di doppia amarezza per l’offesa di riflesso arrecata a una comunità che affidò il proprio sviluppo alle sue amministrazioni e che ne ricavò un futuro migliore».

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