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Basta con l’isola degli inetti, servono modelli alternativi

 

di Graziano Petrucci

Altro che riaccenderla. Ischia, l’isola, bisogna riesaminarla e, dopo, rivoltarla come un guanto. E a questo processo devono partecipare tutte le amministrazioni, nessuna esclusa. Ciò corrisponderebbe a una composta visione di un’isola nuova, ripensata, nella consapevolezza che può vivere con risorse proprie. Magari associandosi tra i comuni che la compongono (vi ricordo che arriverebbero soldi, tanti, dallo Stato Centrale solo per il fatto di aver pensato all’unione dei servizi) e con le altre isolette dell’arcipelago campano (riuscite a vederlo un “consorzio” tra isole dell’arcipelago?). Solo nominale, e solo in ipotesi, potrebbe considerarsi «l’uscita» dalle congetture e dai labirinti mentali di una Regione Campania che usa poca attenzione per l’isola e non pensa, al contrario, alle sorti di Ischia.Tuttavia qualche reazione nella sensibilità di molte persone, stanchi della solita retorica da campagna elettorale imminente nel comune capoluogo, grazie ai dati presentati dai professionisti di «Isola Nova» sulla produzione di CO2 sarebbe auspicabile accadesse anche in tutti i gradi della politica, locale e regionale da Maria Grazia Di Scala a Domenico De Siano, ai sindaci dei sei comuni. Si tratterebbe innanzitutto di procedere a un’analisi dei costi e dei benefici rispetto allo pseudo modello “Campania” o alle promesse da marinaio che arrivano da più parti. Vi sarà facile stabilire una serie di connessioni se dico “elezioni”, o “sindaco” o “Bella Ischia” o più comunemente “batteria”. La regione non collasserebbe se l’isola chiudesse i rubinetti dei suoi flussi, se iniziassimo a pensare noi stessi come organismo che non ha bisogno di altri, ma necessita però, tra le altre cose, di un solo ufficio marketing e promozione. Tanto per citarvi qualche esempio, da una recente analisi della Banca D’Italia (2015) in termini di tassi di occupazione, il territorio campano è assai eterogeneo. «Nei sistemi locali ubicati tra Napoli e Caserta, si registrano i valori più bassi, con un minimo del 30,6 per cento nel sistema locale di Mondragone. Tassi di occupazione più alti e vicini alla media italiana, si ritrovano invece solo in alcuni sistemi di piccola dimensione (che rappresentano nel complesso il 5 per cento della popolazione regionale) e a forte vocazione turistica (Capri, Ischia, Amalfi, Positano, Sorrento e alcuni tratti della costa cilentana)». Forse un sistema Ischia “rinnovato”, con le sue risorse, troppe da essere invisibili ad alcuni tanto da non essere capaci di vederle o analizzarle, staccandosi, farebbe un salto avanti. Significherebbe riconquistare un baricentro di relazioni, di giochi di forza che al momento abbiamo perso assieme a quell’enorme potere contrattuale che avevamo negli anni ‘80. Si tratta di una sfida che dobbiamo cominciare a pensare, fosse solo per trovare una soluzione ai trasporti che non avranno difficoltà a mettersi sul baratro del caos in prossimità dell’estate. Dimostrerebbe di saper riconquistare quella compattezza che non siamo in grado di tenere per attuale mancanza di capacità. L’esempio al contrario di ciò che sto dicendo è quando le sei amministrazioni ai tavoli di discussione presso la regione perseguono finalità individuali non pensando al territorio nella sua interezza: ognuna è mossa dai propri singoli interessi. Le amministrazioni, invece, sono assenti sia nel valutare e sia nel pensare prima e affidare dopo un compito per risolvere questioni di difficile soluzione a chi, in modo efficace, con l’apporto di risorse umane, può portarci fuori dal fosso. Per contrastare l’opinione di chi è convinto che la stampa “locale”, o almeno una sua parte, viva di ciò che non funziona sull’isola e goda nel rimarcarlo, possiamo dire che la situazione di disagio è sotto gli occhi di tutti. Perciò potrebbero pure smetterla di nascondersi dietro analisi da scuola elementare. Ragione per quale se la “stampa” non fa altro che fotografare uno stato di cose è solo perché esiste. Unificare i servizi, tutti, dai trasporti pubblici a quelli da piazza passando per la raccolta dei rifiuti o della polizia municipale, non soltanto getterebbe le basi per migliorarli ma sarebbe un modello funzionante per un territorio che rischia, specie in precisi periodi dell’anno, di implodere e al quale manca una visione d’insieme. Solo che i nostri amministratori, di maggioranza come di opposizione, pensano a fare la propria parte come comparse. Sì, perché la politica – quella che ci auguriamo un giorno possa analizzare le criticità che ci portiamo dietro da almeno mezzo secolo– su certi temi, dovrebbe muoversi compatta e lasciare i giochi di ruolo, quello dello scontro tra maggioranza e opposizione, ad altre occasioni. I dati prodotti dai professionisti di “Isola Nova” parlano da soli. Ora c’è un problema. Vale a dire riuscire a comunicare la gravità di questi numeri all’opinione pubblica e stimolare le amministrazioni isolane a fare ognuna il proprio lavoro. A queste si associa la grande fetta e che dovrà riguardare tanto misure efficaci quanto la responsabilità, enorme, che verrà dalle nuove politiche economiche e di gestione del territorio. La mobilità, e il suo sviluppo “sostenibile”, rappresenta il settore da cui si può cominciare e investire risorse, creando le condizioni economiche di vantaggio specie per le attività commerciali. Intanto sembrerebbe che Lacco Ameno abbia destinato parte della tassa di soggiorno alla Festa di Santa Restituta e, anticipando la “sua programmazione lungimirante”, alle luminarie (si dice che si tratti di quelle per Natale)! A Parigi, nel frattempo, entro il 2020 ci saranno solo auto elettriche. La capitale francese segue la scia di altre città europee in cui s’include Milano che tre anni fa ha aumentato il parco macchine – in particolare quello del car sharing – con auto elettriche o ibride. E altri mezzi, ci sono? Certo. Esistono incentivi ai tassisti – la CE negli anni scorsi ha “regalato” migliaia di euro agli operatori di servizio pubblico per incoraggiare la sostituzione della propria auto e passare, da benzina o diesel, a quella ibrida. Esistono aiuti per lo sviluppo del bike-sharing. Ancora, alcuni comuni dell’Italia settentrionale hanno istituito ZTL e strisce blu a pagamento elevato – anche 5 euro/l’ora- per i veicoli diesel e benzina, lasciandole gratis (pure sulle strisce blu) per le auto elettriche o “green”. I sistemi per realizzare nuovi modelli “verdi” sono tanti e molti, nell’opinione pubblica, hanno sviluppato una sensibilità verso l’argomento. E noi, sull’isola? Ci fregiamo del marchio “Isola verde” ma abbiamo 65 mila veicoli sulle nostre strade e non siamo neppure capaci unire, alle misure che ho citato prima, le amministrazioni su temi comuni e realizzare un regolamento unico per i taxi. Che deve essere un primo passo di una programmazione ben più ampia, sia chiaro, allo scopo di incoraggiarne un maggiore uso. Lo vedete il dramma di alcuni cittadini nell’avere a che fare con potenziali incompetenti nelle amministrazioni?

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