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CRONACAPRIMO PIANO

«Basta speculare sulla sorte di mio figlio», l’appello di Franco Arcamone

Il padre di Emanuele, scomparso ormai dall’8 maggio 2013, esce allo scoperto e accusa senza mezzi termini che non si fa scrupoli a strumentalizzare una vicenda drammatica e triste

Una vicenda triste, riprovevole e deplorevole, che non fa altro che aggiungere amarezza, rabbia e dolore ad una famiglia già provata da sette anni per la scomparsa di un loro figlio o congiunto, che ha fatto perdere ogni traccia di sé in un maledetto pomeriggio del maggio 2013. Parliamo di Emanuele Arcamone, il cui caso di cronaca già in un passato nemmeno tanto remoto sarebbe stato oggetto di speculazioni e rivelazioni presumibilmente nient’affatto fondate.

Il soggetto in questione, tale Ivano, dopo l’apparizione a “Chi l’ha Visto” dell’aprile 2019, avrebbe affermato sui social di aver ucciso il giovane ischitano ed averlo seppellito in un terreno di famiglia. Il post è stato poi rimosso ma resta l’amarezza dei familiari: «Assurdo prendersi gioco di noi e del nostro dolore»

Adesso, però, a uscire allo scoperto e raccontare una storia incredibile è papà Franco, che non ha mai smesso di sperare che il suo adorato figliolo tornasse a casa o quantomeno desse sue notizie. Franco Arcamone si è sfogato e lo ha fatto senza mezzi termini, denunciando personaggi che ritiene essere senza scrupoli: “Riguardo alla vicenda di Emanuele, oltre a non essere riusciti ad avere alcun riscontro positivo, siamo pure rimasti vittime di uno sconsiderato, senza cuore, a noi, nonché ad Emanuele, del tutto sconosciuto, che senza ritegno ne alcun riguardo per la nostra fragilità emotiva, per il nostro devastante e smisurato dolore, si prende gioco di questa dolorosissima vicenda, impossessandosi arbitrariamente e senza pietà di questa storia, da prima accusando una donna, che non conosceva ne frequentava in alcun modo Emanuele, di averlo ucciso per divertimento e odio verso gli uomini e poi, a distanza di mesi,si auto -accusa, sul proprio profilo Facebook di averlo ucciso lui, oltraggiato il cadavere e seppellito nel terreno di proprietà della madre e per questo di volersi costituire salvo poi successivamente cancellare quanto scritto”. Affermazioni pesanti e sotto certi aspetti incredibili, poi Franco aggiunge che “questa persona attualmente è irreperibile” e ancora “infanga il nome e la divisa dei carabinieri, polizia e forze dell’ordine tutte”.

Arcamone ricorda che il soggetto in questione è riuscito lo scorso anno (nella puntata andata in onda mercoledì 14 aprile 2019) addirittura a farsi intervistare dalla trasmissione “Chi l’ha visto”, dopo che la redazione era stata attirata da una serie di post pubblicati su facebook dallo stesso isolano, attualmente gravato da un divieto di dimora in tutti i sei Comuni dell’isola. Ed è proprio Franco a ricordare Ivano abbia utilizzato quella trasmissione televisiva “per sfogare la sua acredine contro le forze dell’ordine ed in particolare alcuni onorati carabinieri, che all’inizio della scomparsa fecero di tutto per trovare Emanuele, che lo tengono lontano dall’isola”.

A proposito di risvolti assurdi, vergognosi e macabri, Franco Arcamone aggiunge ulteriori particolari che lasciano intendere come il soggetto in questione abbia cominciato ad assumere le sembianze di uno stalker. “Questa persona – spiega il papà di Emanuele – mi manda maledizioni di ogni tipo, pur di fatto non conoscendomi, per il semplice motivo che non ritengo di prenderlo seriamente in considerazione. Questa persona, spietata e senza cuore a noi sconosciuta, oltre al dolore per la perdita di un figlio, oltre al fallimento di non essere riuscito a ritrovarlo, si prende gioco di noi che solo il buon Dio sa come siamo riusciti a trascinarci avanti fino ad oggi, carichi di avvilente solitudine e disperazione.

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Sono quasi sette anni che Emanuele non è più con noi, siamo rimasti schiacciati da questa storia, non ne siamo venuti a capo. Non si ci può prendere gioco di genitori che hanno avuto una simile, cosi grande disgrazia. Dico a questo sconosciuto di cessare di prendersi gioco di noi in questo modo così squallido e se proprio è una verità ci conduca sul luogo dove giace il corpo di Emanuele. Noi non malediciamo, in questi anni abbiamo imparato a perdonare e ad avere misericordia e compassione per tutti e tutto ed in particolare per la piccineria dis-umana”.

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Insomma, l’appello di Franco Arcamone (che parla a nome dell’intera famiglia) è chiaro, ed è un invito netto a smetterla con certi atteggiamenti che altro non fanno che alimentare la fiamma del dolore che peraltro non si è mai spenta. E la speranza è che questo appello possa essere raccolto, e che anche laddove ci si trovi ad avere a che fare con un soggetto senza scrupoli, lo si possa mettere a tacere evitando di combinare casini e “ferire” sui social network una famiglia già devastata dal dolore. Ma per chi le merità, Franco ha anche parole al miele: “A quanti invece commossi ci amano e ci stimano diciamo grazie di vero cuore. Per quanto ci riguarda ce la stiamo mettendo tutta per non restare schiacciati, soccombere ed andare avanti. La quotidianità non è facile, credeteci. Grazie al buon Dio nel quale fermamente crediamo e ci affidiamo”. Tra pochi mesi saranno passati sette anni da quell’8 maggio 2013 quando Emanuele Arcamone, dopo essere uscito dalla sua abitazione isolana giunto da Napoli (presenza la sua peraltro inattesa) fece perdere definitivamente le sue tracce. Ad incrociarlo con il solo sguardo nei pressi del Castiglione, ironia della sorte, fu proprio il padre che era alla guida di un autobus (l’uomo è dipendente della Eav Bus). Da quel momento soltanto silenzio, ipotesi, avvistamenti veri o presunti e appelli indirizzati a Emanuele caduti tutti nel vuoto. E, come se non bastasse, anche le speculazioni che un genitore ha nuovamente denunciato senza nascondere il suo sdegno.

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