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#Bastabufale, non restiamo impigliati in una Rete di sciocchezze

Ricordate il film Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese? Quello che evidenzia tutta la potenzialità distruttiva delle relazioni umane ad opera di smartphone e messaggistica digitale? Quello che ingenerava sospetti, rivelava verità nascoste, toglieva il velo ad ipocrisie? Era forse il primo esempio (almeno in Italia) di un cinema disvelatore delle insidie degli strumenti moderni di comunicazione. Ve ne segnalo un altro che sarà proiettato, in prima visione, dalla prossima settimana: “Basta ignoranza” di Massimiliano Bruno, con Alessandro Gassmann e Marco Giallini (presenti in Perfetti Sconosciuti). Gassmann fa la parte del radical chic, eternamente connesso, convinto che, per esistere e farsi notare, è ineluttabile l’uso massivo dei social. Giallini fa la parte del conservatore che rifiuta di dipendere da uno strumento e dalle relazioni fittizie e superficiali dei social. Il regista propende più per Giallini, ma lascia alle protagoniste femminili il ruolo di arbitre e di conciliatrici tra le opposte tesi. Come il Festival di Sanremo ha registrato alcune tematiche sociali: nei primi tre posti della classifica si sono piazzate canzoni che affrontano il tema della violenza sulle donne e in famiglia; il rigetto del nichilismo e di una visione pessimistica della vita che, invece, viene benedetta, per la sua bellezza, nonostante le immancabili asperità che essa presenta; infine, l’invito a considerare la vita più semplice e più gioiosa di quanto la considerino gli intellettuali da caffè o gli internettari malati di giudizi categorici e taglienti; come il festival, così il cinema registra un malessere e un “troppo pieno”, conseguenza di social e condivisioni di superficialità. Ma non è solo il cinema che si interessa di questo tema.
Ci sono sociologi, esperti di comunicazione che analizzano e prefigurano scenari futuri. C’è,finalmente, attenzione da parte del Parlamento. C’è attenzione da parte del Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. Cominciamo da quest’ultimo che ha avanzato una proposta contro il diffondersi di bufale attraverso i social. La proposta prevede l’istituzione di un’autorità terza, specializzata, indipendente che, sulla base di principii predefiniti e concordati, intervenga per rimuovere dalla rete contenuti falsi, illegali o palesemente lesivi della dignità umana. Per quanto riguarda il Parlamento, riferiamo di un disegno di legge ( prima firmataria Adele Gambaro, di Scelta Civica ed ex grillina) che prevede multe fino a 10 mila euro e reclusione fino a 2 anni per chiunque pubblichi o diffonda in Internet notizie false o esagerate o si renda responsabile di campagne di odio. C’è ancora l’iniziativa della Presidente della Camera dei Deputati, on. Boldrini. La Presidente ha lanciato una raccolta di firme sotto l’hashtag Bastabufale. Finora sono state raccolte 11 mila firme e basta andare sul sito www bastabufale.it per aderire. L’appello tende a responsabilizzare gli stakeholder (mondo dell’informazione, scuola, Università, social network). Segnalo anche un’altra iniziativa, nata a Trieste e denominata “Parole ostili”, anch’essa basata su una “moral suasion” dei vari segmenti della società. Società che è chiamata a creare degli anticorpi per reagire e contrastare il fenomeno di notizie create ad arte.
E i creatori di notizie ad arte non sono solo “cani sciolti” del web, ma per lo più vere e proprie organizzazioni (a volte Servizi segreti di Paesi importanti del mondo) tendenti a manipolare e distorcere mercati economici, elezioni politiche, rapporti comunitari. Da ultimo segnalo le riflessioni e le analisi di opinionisti, saggisti, sociologi, psicologi. Il giornalista Roberto Cotroneo, del Corriere della Sera/Sette ha parlato di “analfabetismo narcisistico” di un nuovo sottoproletariato culturale: “Questo grande mondo dove tutto è pubblicabile prima ancora di essere pubblico, è diventato un campo di segale, direbbe Salinger, che termina con un burrone e il rischio di precipitare è così alto…Questo nuovo mondo ha generato, passo dopo passo, post dopo post, un nuovo sottoproletariato culturale fondato sulla precarietà narcisistica e sul disorientamento. L’imbarazzo è nel capire che l’analfabetismo non è soltanto quello di sbagliare un congiuntivo, è anche quello di non sapere declinare i tempi e i verbi della nostra cultura e della nostra storia”. Cotroneo cita J.D. Salinger e il suo libro The Catcher in the rye (Il prenditore di segale) in riferimento al passaggio in cui si parla del salvataggio del bambino prima che caschi nel burrone. E l’uso distorto dei social ci sta portando sull’orlo del burrone ed occorre che ci siano prenditori per strapparci dal precipizio.
Un anno fa, esattamente nel febbraio 2016, due psicologhe dell’Università Windsor del Canada, Anisette Logan e Katrin Lafreniere, pubblicarono uno studio dal quale emergeva che chi utilizza con intensità i social tende a perdere di vista l’aspetto morale degli avvenimenti, importandogli molto di più il puro piacere dello scambio continuo e rapido di messaggi. Effimero contro etica! Già Albert Einstein aveva scritto, a suo tempo, “Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti”. Perfino Steve Jobs, nume tutelare dei giovani della Rete, ha detto: “C’è una tendenza nella nostra età della rete a pensare che le idee possano essere sviluppate attraverso una mail o una chat. E’ una follia! La creatività nasce da incontri spontanei, da discussioni casuali. Tu incontri qualcuno, chiedi cosa sta facendo e dici «wow». E immediatamente stai cucinando una nuova idea”.
L’importanza della relazione umana diretta, guardandosi negli occhi e colloquiando senza schermi di anonimato e senza il tifo fazioso di follower scatenati, è stata in questi giorni riscoperta anche da un amministratore locale. Il Sindaco PD di Bari, Antonio De Caro, stanco di essere insultato sui social da alcuni cittadini, li ha tutti invitati in Comune per un pubblico confronto. “ Ditelo in faccia, non sui social!”. Magari i nostri amministratori ischitani facessero così. Loro sono dei materassi di gommapiuma sui quali rimbalza inutilmente ogni accusa, ponderata o esagerata che sia . Non hanno alcuna percezione della pericolosità dei social e non hanno alcun interesse a ricondurre il fenomeno entro binari di civiltà ed accettabilità.
Si è detto, della generazione dei nativi digitali, che è la “ generazione del capo chino” , data la tendenza a guardare in basso telefonini, tablet, smartphone Ma qualcuno, per fortuna, sta incominciando a rialzare la testa, senza che gli amministratori di Ischia se ne rendano conto.

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